Né oro né Bitcoin. I titoli che fanno +57% con la guerra (e come trovarli prima)

Claudia Cervi

3 Maggio 2026 - 16:53

Oro -11%, Bitcoin +12%, STM +57%. La guerra ha cambiato le regole: ecco i titoli che beneficiano davvero dello shock di domanda e dove sono le nuove opportunità.

Né oro né Bitcoin. I titoli che fanno +57% con la guerra (e come trovarli prima)

Quando scoppia una guerra, la prima reazione degli investitori è cercare protezione. Oro, dollaro, Bitcoin, Treasury. Tutto quello che, almeno sulla carta, dovrebbe reggere meglio quando aumenta il rischio geopolitico.

Ma la guerra non sempre muove i beni rifugio, anzi, dall’inizio del conflitto in Iran, l’oro ha perso fino al 22%. Quello che succede spesso, però, è uno shock di domanda. In pochissimo tempo cambiano le priorità industriali, le catene di fornitura, i prezzi dell’energia e, soprattutto, i margini attesi. Quando la domanda aumenta all’improvviso e l’offerta non si adegua, alcuni titoli possono correre molto più dei classici asset difensivi.

Il caso di STMicroelectronics è emblematico. Dal 28 febbraio, giorno dell’annuncio dell’operazione Epic Fury, il titolo è passato da 28,41 euro a 44,72 euro, con un rialzo del +57%. Nello stesso periodo Bitcoin ha guadagnato il +12%, l’oro ha perso circa l’11%, il FTSE Mib è rimasto quasi fermo e Leonardo, teoricamente il titolo più esposto al tema difesa, ha perso terreno.

Attenzione, STM non ha fatto il +57% grazie alla guerra. È stata semplicemente nel posto giusto al momento giusto, con un prodotto che il mercato ha iniziato a considerare più necessario di prima.

La guerra non premia i titoli più ovvi

Due mesi fa, la mossa più ovvia sarebbe stata comprare difesa, energia e oro. Ma il mercato raramente segue percorsi così lineari.

Leonardo, pur essendo il principale gruppo italiano della difesa, non ha replicato la corsa che molti si sarebbero aspettati. La domanda militare può aumentare, ma su un titolo pesano anche governance, valutazioni, tempi di esecuzione dei contratti, margini e fiducia nella continuità strategica.

STM, invece, ha intercettato un altro tipo di domanda: la guerra moderna consuma tecnologia. Droni, radar, sistemi di puntamento, comunicazioni, sensoristica, automazione, veicoli elettrificati e apparati industriali hanno bisogno di chip. Se la domanda accelera mentre la capacità produttiva non può essere aumentata da un giorno all’altro, il mercato inizia a prezzare margini più alti, ordini più solidi e maggiore rilevanza strategica.

Ecco perché un titolo può fare +57% senza essere difensivo. Non protegge dal rischio, ma riesce a trasformarlo in utili.

Come trovare i titoli prima che scappino

A questo punto non ha più molto senso chiedersi quale titolo salirà con la guerra. Piuttosto può essere utile capire chi si trova nel punto giusto della filiera, dove i prodotti possono diventare all’improvviso indispensabili e molto più richiesti.

Per individuare titoli come STM, conviene partire da alcune caratteristiche ricorrenti che tendono a emergere in situazioni simili.

La prima è una domanda che arriva in modo improvviso. Non una crescita lenta, già prevista dagli analisti, ma un cambio di regime. Può arrivare dalla difesa, dall’energia, dalla logistica, dalla cybersicurezza o dai semiconduttori.

Un’altra caratteristica è avere una capacità produttiva difficile da replicare. Se un concorrente può entrare subito, il vantaggio dura poco. Se invece servono anni, autorizzazioni, impianti, competenze o infrastrutture, chi è già posizionato ha un potere enorme.

Il punto più importante, però, è la capacità di trasformare l’aumento dei ricavi in utili quasi subito. Se per crescere l’azienda deve investire miliardi, il vantaggio si diluisce. Se invece gli asset sono già operativi, ogni euro in più di domanda si riflette subito sui margini.

STM ha funzionato perché il mercato ha rivalutato il suo ruolo: da titolo ciclico è stato promosso a titolo strategico, con conseguente adeguamento dei multipli.

Perché SNAM entra nella lista dei titoli da monitorare

Seguendo lo stesso ragionamento, uno dei titoli da osservare oggi è SNAM.

Non perché sia destinata a replicare STM. Sono business completamente diversi. Ma il meccanismo da studiare è simile: anche qui ci sono infrastrutture già esistenti, una domanda che può aumentare rapidamente e un’offerta non facile da espandere.

Se le tensioni sull’energia non dovessero rientrare, anche alla luce dell’uscita dall’OPEC+ degli Emirati Arabi, non basta più avere gas disponibile: bisogna poterlo trasportare, stoccare, rigassificare. Qui entrano in gioco le infrastrutture (terminali, reti, stoccaggi e capacità di importazione diventano asset strategici).

SNAM gestisce buona parte della rete energetica italiana. Se la richiesta di capacità cresce, non ha bisogno di costruire nuovi impianti da zero: l’infrastruttura è già pronta per essere utilizzata. SNAM è interessante non tanto per il suo profilo difensivo tipico di una utility, ma per la rete operativa già esistente che può essere valorizzata in caso di necessità.

Il titolo oggi non va considerato come una scommessa esplosiva alla stregua di STM. Va tenuto sotto la lente per capire se il mercato inizierà a riconoscere un valore maggiore a chi controlla queste infrastrutture.

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