Mutui più bassi nel 2025. Ecco l’effetto Trump sui tassi BCE

Laura Naka Antonelli

11 Novembre 2024 - 15:56

Tassi BCE: suo malgrado la presidente dell’Eurotower dovrà fare i conti con l’impatto delle politiche economiche di Trump sull’Eurozona.

Mutui più bassi nel 2025. Ecco l’effetto Trump sui tassi BCE

Mutui più bassi nel 2025 “grazie” a Trump?

La risposta è affermativa se si considera che, secondo alcuni economisti, la BCE di Christine Lagarde sarà costretta a tagliare i tassi, l’anno prossimo, più di quanto atteso.

A dirlo sono tra l’altro gli economisti tra i più ascoltati al mondo: quelli che fanno parte della divisione di ricerca di Goldman Sachs.

In un’analisi dedicata alle ripercussioni sui tassi della vittoria di Donald Trump alle Elezioni USA, gli esperti di Goldman Sachs hanno scritto di ritenere che le decisioni di politica monetaria della BCE di Christine Lagarde siano destinate a diventare ostaggio, più che della Fed, soprattutto del presidente eletto negli Stati Uniti.

Nel caso dell’Eurozona, la profezia per gli esperti del gigante di Wall Street che fanno capo al team di Sven Stehn è che la seconda presidenza di Donald Trump legherà le mani alla BCE costringendola a tagliare in modo ancora più importante il costo del denaro dell’area euro: e questo significa soltanto una cosa.

Le rate dei mutui scenderanno ancora di più rispetto a quanto i cittadini stessi dell’Eurozona stiano al momento calcolando.

Goldman Sachs prevede un taglio dei tassi in più dalla BCE. Ecco quando

La divisione di ricerca di Goldman Sachs ha annunciato di avere aggiunto alla tabella di marcia delle sforbiciate previste per il 2024 e il 2025, un’altra riduzione dei tassi da parte della BCE.

L’outlook per il 2025 è stato arricchito di un’altra riduzione di 25 punti base, che gli esperti prevedono per il meeting di luglio dell’anno prossimo.

Il risultato è che l’ulteriore taglio porterà il tasso sui depositi, al momento pari al 3,25% dopo i tre atti che la BCE ha lanciato nel corso del 2024, a scendere fino all’1,75% nel 2025.

Vale la pena di ricordare che le decisioni della BCE sui tassi di interesse hanno un effetto sui mutui in quanto incidono in primis sul costo del denaro che le banche devono sostenere.

Se i tassi scendono, scende anche questo costo sostenuto dalle banche nei finanziamenti che si concedono l’un l’altra. Di conseguenza, va giù anche l’indice Euribor, parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile.

Il calo dell’Euribor, a sua volta, abbassa il costo dei mutui a tasso variabile e, dunque, le rate che chi ha acceso un mutuo deve versare alla banca.

Nel caso dei mutui a tasso fisso, la rata - che grazie al taglio dei tassi diventa più bassa al momento in cui viene stipulato il contratto -, può incentivare i potenziali acquirenti di case ad accendere un mutuo.

Va detto che Goldman Sachs ha previsto ulteriori tagli non solo da parte dell’Eurotower, ma anche da parte della banca centrale svizzera, la Swiss National Bank (SNB) e da parte della banca centrale della Svezia, la Riksbank, pari anche in questi casi a 25 punti base. Nessuna variazione è stata apportata, invece, all’outlook sui tassi decisi dall’istituzione del Regno Unito Bank of England e dalla norvegese Norges Bank.

Nel caso dell’Eurozona, così come negli altri casi, la stima di Goldman Sachs di un ulteriore taglio dei tassi previsto per la BCE è stata motivata con l’impatto sull’economia dell’area euro che arriverà dalle scelte di politica economica del presidente eletto in USA Donald Trump.

La nostra analisi indica una sforbiciata del PIL reale dell’area euro pari a -0,5%, che oscilla tra una riduzione dello 0,6% per la Germania (del PIL) a una dello 0,3% per l’Italia”, si legge nella nota di Goldman Sachs che, nel caso del PIL UK, ha calcolato in una perdita pari a -0,4% il danno provocato all’economia del Paese dalla presidenza di Donald Trump.

Stavolta nessun impatto da inflazione USA su scelte tassi della BCE?

Ma, dunque, nessun impatto dalla crescita attesa per l’inflazione USA sul trend dell’inflazione dell’Eurozona?

In teoria, visto che la politica monetaria della BCE dipende - a dispetto delle rivendicazioni di Christine Lagarde, che ha ribadito più volte di essere indipendente dalle decisioni prese dall’altra parte dell’Oceano - dalla Federal Reserve.

E finora, nel commentare la vittoria di Donald Trump alle Elezioni USA, diversi economisti hanno avvertito che l’effetto collaterale dell’ascesa del tycoon alla Casa Bianca dovrebbe essere proprio l’avvento di una quantità inferiore di tagli dei tassi USA rispetto a quella attesa qualche settimana fa da parte della Fed, a causa dell’effetto inflazionistico provocato dalla politica fiscale espansiva che il presidente eletto si accinge a lanciare.

Ma stavolta, spiegano da Goldman Sachs, a fronte di un’inflazione pronta a riaccendersi negli Stati Uniti, nell’area euro il trend dei prezzi non registrerà forti scossoni, in quanto depresso dall’indebolimento dei fondamentali economici che, inevitabilmente, l’imposizione di dazi - non solo prevista sui prodotti cinesi da parte della imminente amministrazione Trump, ma anche sui prodotti importati dall’Europa - scatenerà.

Gli effetti dell’inflazione europea sull’agenda politica di Trump saranno probabilmente contenuti, dal momento che prevediamo nel nostro scenario di base che le economie europee risponderanno alle tariffe USA, e che, di conseguenza, la domanda più debole limiterà qualsiasi eventuale pressione inflazionistica”.

Guerra dazi USA-Europa? Attenti all’incertezza

La guerra dei dazi che l’amministrazione Trump provocherà, insomma, o anche guerra commerciale, impedirà alla già malandata Europa, secondo Goldman Sachs, di assistere a nuovi sussulti dell’inflazione verso l’alto, a causa della crescita del PIL che sarà più lenta di quanto precedentemente stimato.

La divisione di analisi del gigante di Wall Street stima infatti ora una espansione del PIL dell’area euro, nel corso del 2025, pari a +0,8%, in ribasso rispetto al +1,1% precedentemente atteso.

In realtà, sul prodotto interno lordo dell’Eurozona peserà secondo Goldman Sachs non tanto la reale portata dei dazi che Trump deciderà di imporre sui beni europei importati dagli Stati Uniti, ma l’incertezza che serpeggerà nel Continente in attesa di conoscere il verdetto della prossima presidenza USA:

La maggior parte del freno alla crescita arriverà da una incertezza maggiore sulla politica commerciale...”, si legge nel commento degli analisti della banca americana -al punto che “la reale portata degli aumenti delle tariffe potrebbe avere una rilevanza inferiore rispetto a quella legata all’incertezza creata dalle minacce di Trump di imporre dazi contro l’Europa”.

In ogni caso, a pagare lo scotto più forte sarà secondo gli esperti il PIL della Germania, tra l’altro alle prese con una grave crisi di governo , proprio a causa delle tensioni esplose nella coalizione di maggioranza sulla ricetta economica migliore da adottare per risollevare le sorti di una economia moribonda.

Secondo Goldman Sachs, il PIL tedesco potrebbe infatti salire di appena lo 0,5% l’anno prossimo, a causa delle tensioni commerciali, a un ritmo dunque appena superiore alla metà di quell’espansione pari a +0,9% che gli analisti avevano previsto in precedenza.

Allo stesso tempo, dalla divisione di ricerca del colosso non è arrivato alcun allarmismo sulla reale portata dei dazi che Trump infliggerà alle economie europee.

L’outlook è infatti di “un insieme di dazi più limitati sulle economie europee”, che colpiranno in primo luogo le esportazioni di auto, in un momento in cui la Germania fa già fronte al trauma di Volkswagen.

Detto questo, la BCE di Christine Lagarde finora ossessionata dall’inflazione sarà costretta da Trump a sotterrare l’ascia di guerra contro il rischio che i prezzi dell’Eurozona tornino a impennarsi, e a concentrarsi (per molti, finalmente), soprattutto sulla necessità di blindare il PIL dell’area euro. Che, con i dazi del tycoon, forse davvero lancerà un SOS per essere salvato.