Multe Covid si possono contestare: come fare ricorso

Isabella Policarpio

29/03/2021

29/03/2021 - 12:50

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Sì, anche le multe Covid si possono contestare tramite ricorso, nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge. Spieghiamo come si fa.

Multe Covid si possono contestare: come fare ricorso

Le multe per chi viola misure e regole contro il Covid-19 sono sanzioni amministrative e, per questo, si possono contestare esattamente come le contravvenzioni stradali.

La legge ammette il ricorso al Prefetto o al giudice di pace per le multe comminate a chi ha violato il coprifuoco, il divieto di spostamento tra Regioni e ogni altro comportamento non conforme ai decreti del governo.

Spieghiamo come e quando chi ha ricevuto la multa può presentare il ricorso alle Autorità competenti.

Contestare una multa Covid: come fare ricorso

Chi ha ricevuto una multa per mancato rispetto delle disposizioni anti-Covid può scegliere tra due opzioni:

  • pagare la sanzione in misura scontata del 30%, entro 5 giorni dalla notificazione;
  • fare ricorso all’organo accertatore allegando le prove che dimostrino l’ingiustizia della multa.

Ai sensi dell’articolo 18, legge 689/81, chi sceglie la via della contestazione deve allegare scritti o documenti difensivi entro 30 giorni dalla data della contestazione o notificazione della violazione.

L’autorità competente (che è indicata sul retro del verbale), dopo aver esaminato gli scritti o sentito l’interessato, emette un’ordinanza motivata:

  • di accoglimento del ricorso, quindi annulla la multa;
  • di rigetto, con conseguente raddoppiamento dell’importo della sanzione originale.

Inoltre, chi ricorre contro le multe Covid perde per sempre la possibilità di beneficiare dello sconto del 30% entro 5 giorni.

Contestare la multa non costa nulla e non è richiesta la presenza dell’avvocato. Il mezzo da utilizzare è la raccomandata a/r o, in alternativa, la PEC, che ha lo stesso valore legale.

Multe Covid: come fare ricorso se l’agente non riconosce i “motivi di necessità”

Tra i motivi che giustificano gli spostamenti, quelli di necessità e urgenza sono i più complessi da dimostrare. Se l’agente non riconosce le ragioni del cittadino è data la possibilità di far valere le proprie ragioni secondo tempi e modi previsti dalla legge.

Le Faq del Viminale prevedono espressamente che la sussistenza di motivi giustificativi - in particolare quelli di necessità - è rimessa all’Autorità competente (che, per le violazioni delle prescrizioni dei Dpcm, è di norma il prefetto del luogo dove la violazione è stata accertata). Tuttavia il cittadino che non condivide il verbale di accertamento redatto dall’agente “può fare pervenire scritti e documenti difensivi al Prefetto, secondo quanto previsto dagli artt. 18 e seguenti della Legge 24 novembre 1981, n. 689.”

Le tempistica è sempre 30 giorni dalla contestazione o notificazione della multa.

Motivi che non giustificano mai il ricorso

Nessuna sanzione amministrativa può essere contestata adducendo come motivo il fatto che non si fosse a conoscenza del provvedimento locale o ministeriale che sancisce i divieti. In ambito legale, infatti, vale il principio inderogabile ignorantia legis non excusat, letteralmente “l’ignoranza della legge vigente non è una giustificazione”.

Altro motivo che non è mai ammesso in sede di contestazione è il presunto trattamento discriminatorio ricevuto dalle Forze dell’ordine; ipotesi che viene a crearsi, ad esempio, quando in presenza di un gruppo di persone senza mascherina il vigile fa la multa soltanto ad alcuni di loro.

Questo principio è stato ribadito dalla giurisprudenza amministrativa in diverse occasioni (Cons. St. sez. VI, 10 maggio 2013, n. 2548 e 8 luglio 2011, n. 4124) e afferma che:

“In caso di disparità di trattamento, il destinatario di un provvedimento illegittimo non può invocare, come sintomo di eccesso di potere, il provvedimento più favorevole illegittimamente adottato nei confronti di un terzo che si trovi in analoga situazione.”

Come contestare la multa: procedura e tempi

Chi ha un valido motivo per contestare la sanzione deve raccogliere dati e informazioni utili a proporre il ricorso e a dimostrare la propria innocenza.

Entro il termine tassativo di 30 giorni dalla ricezione della sanzione, occorre inviare gli scritti difensivi alle Autorità indicate nel verbale della multa.

Se la sanzione è stata emessa dai vigili urbani, la contestazione va inviata al Comune; se emessa dalla Polizia provinciale alla Provincia, mentre per le multe fatte da Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri la contestazione va inviata al prefetto o al giudice di pace.

Il mezzo per proporre il ricorso è via PEC o raccomandata a/r.

La memoria difensiva deve contenere:

  • i dati anagrafici del ricorrente;
  • la copia fronte retro di un documento d’identità;
  • la descrizione della tesi difensiva, ovvero i motivi del ricorso.

L’Autorità che riceve gli scritti difensivi ha 5 giorni di tempo per accogliere le ragioni oppure respingerle, in quest’ultimo caso emette un’ordinanza di ingiunzione e la multa sarà raddoppiata rispetto all’importo originale. In tal caso è possibile proporre ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica del rigetto.

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