Se Mosca sul gas ci ricatta a viso aperto, gli Usa ci lavorano ai fianchi. E alle spalle

Mauro Bottarelli

24/08/2022

24/08/2022 - 10:24

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Il giorno in cui il prezzo negli Usa supera quota 10 dollari per la prima volta dal 2008, Freeport sposta a dopo il mid-term la ripartenza dell’export di LNG. E le riserve strategiche di petrolio..

Se Mosca sul gas ci ricatta a viso aperto, gli Usa ci lavorano ai fianchi. E alle spalle

Il prezzo del gas è il nuovo spread. Il MWh rappresenta la versione 2.0 dello spauracchio da punti base. E non a caso, l’argomento è divenuto discrimine della campagna elettorale. Chiaramente, ognuno ha la sua ricetta. E, altrettanto chiaramente, le polemiche di parte tendono a oscurare la sola realtà incontrovertibile: l’Italia non ha alternative al gas russo. Punto. Quindi, deve sperare che Mosca non affondi il colpo.

Non è un caso che Matteo Salvini abbia deciso di mettere a repentaglio l’incolumità delle sue falangi elettorali, giocherellando con il cerino acceso delle sanzioni. Al Meeting di Rimini, il leader leghista ha infatti timidamente cominciato a chiedere se queste ultime non stiano in realtà alimentando la guerra, prolungandone la durata. Ovviamente, levata di scudi. E non solo da parte di Giorgia Meloni ed Enrico Letta, parti in causa nella disputa del 25 settembre ma anche Mario Draghi ha rotto il silenzio delle ultime settimane, ribadendo come l’Italia è e resterà totalmente al fianco di Kiev. Come dire, nessun tentennamento di fronte al ricatto russo.

E in effetti, il ricatto c’è. Non da oggi, però. E nemmeno legato al conflitto in atto e alla scelta dell’Unione Europea di fornire armamenti e aiuti all’Ucraina, sanzionando contemporaneamente la Russia. La palese opera di boicottaggio statunitense di Nord Stream 2 presso i governi tedesco e danese è agli atti, a meno di non voler negare l’evidenza. E dai tempi di Barack Obama. Non a caso, Bruxelles ha emanato sanzioni contro ampi settori dell’economia russa. Ma non il suo gas. E, di fatto, nemmeno il petrolio. Che infatti, ad esempio, il nostro Paese - totalmente schierato con Kiev - ha acquistato su volumi quadrupli della media nel mese di luglio. Strano modo di fiaccare il regime.

Ma cosa aspettarsi, d’altronde, da chi fino all’altro giorno vendeva all’opinione pubblica mirabolanti alternative a Gazprom e transizioni a tempo di record dal giogo del Cremlino? In realtà, l’Italia è più che mai dipendente da Mosca. A meno di non voler spacciare come salvifiche le forniture dall’affidabilissima Angola o quelle della filo-russa Algeria. Ecco perché, forse, Palazzo Chigi ha sentito il bisogno di marcare il territorio. Per dissimulare il più possibile, nella speranza che la realtà prevalga sottotraccia e sotto forma di allentamento de facto delle sanzioni a livello europeo. Insomma, si calcia il barattolo sperando di salvare la faccia.

Ma cosa è accaduto nella giornata di ieri di così minaccioso da richiedere un fuoco di fila del genere, una tale cortina fumogena attorno al segreto di Pulcinella di un’Italia che gioca a dadi con il suo destino energetico? Ce lo mostra questo grafico,

Andamento del prezzo del gas Usa in dollari per milione di unità termiche britanniche Andamento del prezzo del gas Usa in dollari per milione di unità termiche britanniche Fonte: Bloomberg/Zerohedge

il quale traccia l’andamento da elettrocardiogramma impazzito del prezzo del gas naturale Usa. Per la prima volta dal 2008, sono stati raggiunti (e per pochi minuti anche superati) i 10 dollari per milione di unità termiche britanniche. Quota psicologica. Di quelle che però fanno scattare gli allarmi, stile caveau violato di una gioielleria. E cosa è accaduto nel pomeriggio di ieri, talmente spartiacque e game-changer da vedere le quotazioni precipitare di colpo da quel livello record, come plasticamente mostrato dall’immagine?

Casualmente, dopo che solo due giorni fa aveva confermato per l’inizio del mese di ottobre la ripartenza dell’attività di esportazione dal suo terminal in Texas, lo stesso gravemente danneggiato da un incendio lo scorso giugno, la Freeport LNG - secondo esportatore statunitense di gas, da solo in grado di coprire oltre il 20% dell’export - ha provvidenzialmente emanato un nuovo comunicato, con il quale rimandava quella data a metà novembre. Tradotto, meno LNG - già carissimo rispetto all’alternativa russa e necessitante di rigassificazione dallo stato liquefatto, quindi altri tempi e costi accessori - verso l’Europa e più a uso interno. D’altronde, metà novembre non pare data scelta a caso: le elezioni di mid-term si terranno l’8 di quel mese. Ovviamente, volendo pensar male. Sicuramente nel terminal di Quintana sono alle prese con problemi serissimi che hanno richiesto questo ulteriore rinvio.

Ma ecco che questo altro grafico

Andamento in volume di barili delle riserve strategiche di petrolio Usa (linea rossa) Andamento in volume di barili delle riserve strategiche di petrolio Usa (linea rossa) Fonte: Bloomberg/Zerohedge

sembra volerci allargare la visuale prospettica rispetto alla natura globale e bipartisan del ricatto energetico in atto verso l’Europa. E il mondo. Sempre ieri, infatti, le riserve strategiche Usa di petrolio sono scese al minimo da 35 anni: soltanto 453,1 milioni di barili. E in base alle proiezioni dell’Institute of Energy Research, entro la fine di ottobre si arriverà ai minimi da 40 anni, stante la previsione di 358 milioni di barili contro i 621 milioni del medesimo periodo del 2021. Domandina semplice semplice, roba da terza elementare: cosa potrebbe accadere al prezzo del petrolio, quando gli Stati Uniti saranno obbligati a operare in reverse, ovvero smettere di drenare riserve ormai arrivate all’osso e cominciare anzi a rimpolparle?

Se il momento stesso in cui Washington smetterà di attingere potrebbe significare barile a 150-200 dollari, nel momento in cui comincerà lo shopping obbligato per il refilling, dove andranno a finire i pezzi del simbolico tetto che verrà letteralmente scoperchiato? Sicuri che sia solo Mosca a ricattare con l’energia? E il fatto che anche il prossimo step strutturale rispetto allo status delle riserve strategiche di petrolio vada casualmente a cadere attorno alla data del voto per le elezioni di mid-term negli Usa, va considerato solo l’ennesima coincidenza? Attenzione, perché Mosca sta sì ricattandoci in maniera brutale. Ma a viso aperto. Gli Usa paiono invece intenti a lavorare l’economia europea ai fianchi. Pronti a pugnalarla alle spalle, però.

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