Morningstar smonta il mito dei fondi “migliori dell’anno”: la performance non è persistente

Guido Giaume

5 Novembre 2025 - 06:43

Ecco perché scegliere i fondi basandosi solo su rendimenti passati può essere fuorviante.

Morningstar smonta il mito dei fondi “migliori dell’anno”: la performance non è persistente

Ogni anno, la stampa specializzata premia i fondi che hanno ottenuto le migliori performance. Ma cosa succede dopo? I vincitori di oggi riescono a confermarsi anche negli anni seguenti? Secondo uno studio Morningstar pubblicato a ottobre 2025, la risposta è no.

Il report, dal titolo “What Short-Term Fund Performance Tells Us About Future Returns”, analizza la persistenza della performance tra il 2021 e il 2024 in oltre 20 categorie di fondi attivi e passivi. I risultati sono netti: la maggior parte dei fondi che hanno avuto buone performance in un anno non riescono a ripetersi nei successivi.

Uno degli esempi più evidenti riguarda i fondi attivi della categoria Large Value.
Nel 2021, 63 fondi risultavano nel primo quartile su un totale di 300.
Nel 2022, solo 14 di quei 63 sono rimasti in cima.
Nel 2023, appena uno.
Nel 2024, nessuno.

Questa dinamica si ripete in oltre 11 delle 20 categorie analizzate. La performance di un anno, quindi, non è un buon indicatore della qualità gestionale nel medio termine.

Anche i fondi a gestione passiva, spesso considerati più “stabili”, non mostrano maggiore capacità di mantenere performance superiori.
Nella stessa categoria Large Value, su 24 fondi passivi, solo 3 sono rientrati nel primo quartile nel 2021. Nessuno ha mantenuto la posizione fino al 2024.
Tuttavia, la differenza è che i fondi passivi tendono a rimanere più vicini al benchmark, anche quando non sono tra i migliori. Come afferma Morningstar:
“Many passive funds are designed to be average, and average returns year after year translate to above-average long-term outcomes.”

In pratica, anche gli ETF meno brillanti ottengono risultati più stabili e prevedibili rispetto alla media dei fondi attivi.

Un altro elemento centrale è quello dei costi di gestione. I fondi attivi, per natura, comportano costi più elevati, mentre i fondi passivi, spesso basati su indici, sono molto più economici.
Se nel tempo le performance si allineano al benchmark, pagare di più per ottenere lo stesso risultato rappresenta un costo implicito per l’investitore.
Questo è uno dei motivi per cui molti consulenti finanziari indipendenti consigliano di valutare con attenzione le spese correnti di un fondo, anche più della performance passata.

I premi assegnati dalla stampa specializzata sono spesso legati alla performance di uno o tre anni. Ma se questa performance non è persistente, qual è l’utilità per l’investitore?
Secondo l’analisi Morningstar, i riconoscimenti basati sul breve periodo non hanno alcun valore predittivo. Diverso è il caso di premi pluriennali (5 o 10 anni), che possono premiare la coerenza della strategia, la gestione del rischio e la solidità del processo di investimento.
In ogni caso, usare i premi annuali come criterio principale di scelta può essere fuorviante.

Se la performance è volatile e i costi fanno la differenza, la selezione di un singolo fondo “vincente” perde significato. In questo contesto, il ruolo del consulente finanziario dovrebbe spostarsi:

  • Dalla scelta del fondo migliore → alla costruzione della soluzione più adatta al cliente.
  • Dalla rincorsa del prezzo → alla ricerca del valore reale.

Il valore, infatti, è diverso dal prezzo. Un fondo può costare poco, ma non essere adatto agli obiettivi dell’investitore. Allo stesso modo, uno strumento più caro può avere senso se inserito in una strategia coerente.
Tuttavia, questo cambio di prospettiva non è sempre facile, anche per via di possibili conflitti di interesse tra consulenti legati a reti di distribuzione e clienti finali. Un problema ben noto nel settore.

Per chi non ha accesso a consulenza indipendente o personalizzata, una regola generale può ancora guidare molte decisioni:
Scegli il fondo più economico possibile, con struttura trasparente e adatto al tuo orizzonte temporale.
Spesso, un ETF a basso costo rappresenta una scelta più efficiente e coerente con gli obiettivi di lungo termine rispetto a molti fondi attivi.

Lo studio Morningstar offre un invito alla prudenza per gli investitori: la performance passata, specie quella recente, è un pessimo indicatore del futuro.
Meglio concentrarsi su costi, coerenza strategica e qualità del processo, anziché inseguire classifiche e premi annuali.