È il momento giusto per investire nel petrolio? Il parere degli analisti

Questo sembrerebbe essere il momento giusto per rivolgere le proprie attenzioni al petrolio, secondo gli analisti. Ma quali sono gli investimenti più convenienti ed esenti da rischi?

È il momento giusto per investire nel petrolio? Il parere degli analisti

Appena 4 mesi fa tirava aria di tempesta sul prezzo del petrolio.

Gli investitori mettevano in dubbio la capacità dell’OPEC di limitare la produzione di fronte a una domanda che cresceva meno di quanto sperato.
L’obiettivo era equilibrare il rapporto domanda-offerta del greggio per spingere i prezzi al rialzo.

Il 21 giugno scorso, il Brent ha abbandonato i 45$ a barile, raggiungendo i minimi di sette mesi. Da allora, però, il greggio ha recuperato oltre il 42% grazie all’aumento della domanda, ed è arrivato ben oltre i 60$ al barile. Una vera e propria rivoluzione nel paradigma delle materie prime: ma cosa ne pensano gli analisti?

La scommessa degli analisti

Di fronte a una situazione del genere, gli analisti hanno ricette diverse per adattarsi ad una nuova situazione di mercato. Gli occhi, comunque, sono puntati sulla prossima riunione dell’OPEC, il 30 novembre i cui membri (più altri esterni, come la Russia) discuteranno se estendere i tagli di produzione (1,8 milioni di barili al giorno) oltre marzo 2018.

Gli analisti sono d’accordo nel segnalare che il modo migliore per approfittare dell’attuale prezzo del greggio è investire direttamente in azioni delle compagnie.

Secondo alcuni, le più convenienti sarebbero quelle che, all’interno del settore, si dedicano all’esplorazione e alla fornitura di servizi petroliferi come Baker Hughes o Hulliburton, che seguono più da vicino l’evoluzione dei prezzi del greggio.

Molte di queste compagnie sono specializzate nel fracking, ovvero la tecnica estrattiva che ha messo in pericolo i piani dell’OPEC e ha accentuato la caduta dei prezzi del petrolio nella prima parte dell’anno.

Panorama diverso per quanto riguarda le grandi compagnie petrolifere, che hanno visto un rialzo del 19% dai minimi del Brent di giugno. Tuttavia molti analisti notano che sono numerosi i problemi interni a queste società, tanto da rendere impossibile per molte di esse adeguarsi al rialzo dei prezzi del greggio. Di fronte ad uno scenario del genere, molti analisti sono dubbiosi anche verso quei titoli che hanno raggiunto i massimi degli ultimi due anni.

Il modo migliore affinché il piccolo azionista possa trarre vantaggio da una situazione del genere, ribadiscono gli analisti, è investire nelle azioni delle petroliere. Tuttavia la raccomandazione principale rimane una: non precipitarsi senza criterio.

Di fronte alla possibilità che l’OPEC complichi il nuovo accordo e il risanamento del debito in Venezuela degeneri in un default e provochi una correzione del prezzo del greggio, l’attitudine migliore è quella dell’attesa.

È presto infatti, avvertono gli analisti, per investire direttamente nella materia prima attraverso contratti future o ETF. Il motivo è semplice: una caduta dei future per le prossime settimane sembra alquanto probabile.

Di fronte ad una eventuale correzione del prezzo, i fondi hanno sempre una “via d’uscita” per far fronte alle oscillazioni di prezzo al ribasso. Le posizioni ribassiste hanno raggiunto il loro massimo a giugno, ammorbidendo poco a poco le proprie posizioni sulla commodity.

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