Modello redditi PF: entro il 28 febbraio l’invio tardivo

Caterina Gastaldi

3 Settembre 2022 - 16:40

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Il 30 novembre è il termine per presentare il modello redditi PF. Fino al 28 febbraio però si può fare la presentazione tardiva.

Modello redditi PF: entro il 28 febbraio l'invio tardivo

Quando una dichiarazione dei redditi viene presentata oltre il termine ordinario viene definita tardiva. Per quel che riguarda la dichiarazione del modello redditi persone fisiche (PF), la scadenza ultima per poterla presentare senza incorrere in sanzioni è il 30 novembre di quest’anno. Tuttavia, per i 90 giorni successivi al termine ordinario di presentazione, è possibile usufruire della “presentazione tardiva” del modello redditi PF. Così facendo, pur incorrendo in alcune sanzioni amministrative, la documentazione richiesta non verrà considerata “omessa” dall’Agenzia delle Entrate, ma solo in ritardo.

Infatti quando non si supera il limite dei 90 giorni oltre la scadenza prevista del 30 novembre, la dichiarazione verrà comunque considerata valida. Di seguito quindi tutto ciò di cui è necessario tenere conto.

Le scadenze per la dichiarazione PF

La scadenza per l’invio della dichiarazione redditi persone fisiche, prevista per coloro che sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili come i detentori di partite Iva, oppure coloro che conseguito redditi nell’anno 2021 e non rientrano nei casi di esonero, è il 30 novembre 2022. La compilazione e l’invio possono essere svolti autonomamente, oppure tramite un incaricato con delega, come il proprio commercialista.

Nel caso in cui non si riuscisse a inviare la dichiarazione in tempo questa, per i primi 90 giorni dalla scadenza ultima, non verrà considerata omessa ma solo in ritardo. In questo caso, pur essendo previste delle sanzioni, si eviteranno comunque conseguenze più gravi. Il termine ultimo per l’invio tardivo è il 28 febbraio dell’anno seguente, quindi il 2023. Superata questa data, invece, tutte le dichiarazioni non pervenute saranno considerate omesse dall’Agenzia delle Entrate.

A poter presentare la dichiarazione tardiva sono:

  • persone fisiche, titolari di partita Iva o meno;
  • enti non commerciali;
  • società cooperative, di capitali, di persone, studi professionali e società fiduciarie;
  • amministrazioni dello stato.

Quando la dichiarazione è omessa

Nel caso in cui un contribuente si dimentichi di presentare la dichiarazione o scelga di non farlo, quando dovuta, questa può venire considerata omessa, a patto che si verifichino alcune specifiche condizioni, come previsto dall’art. 2 del DPR 322/1998.

Precisamente:

  • le dichiarazione presentate entro 90 giorni dal termine ultimo, quindi tardive, sono comunque considerate valide, salvo restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo;
  • oltre i 90 giorni successivi la scadenza prevista, la dichiarazione risulta omessa. Quelle inviate all’Agenzia delle Entrate dopo questa data costituiscono comunque titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta.

Una volta superati i 90 giorni quindi l’interessato potrà comunque presentare la dichiarazione, scelta consigliabile, senza però potersi ravvedere e quindi dovendo attendo le sanzioni previste dal Fisco. Non solo l’omessa dichiarazione può anche avere risvolti penali, ragione in più per presentarla quanto prima, anche se in modalità tardiva.

Come presentare la dichiarazione tardiva

La presentazione e l’invio della dichiarazione redditi PF oltre il termine ultimo, ma comunque in modalità tardiva, può essere fatta in diverse modalità, tutte a disposizione del contribuente.

L’invio, infatti, può avvenire online, sia autonomamente, o attraverso un intermediario. Nel caso in cui si scegliesse di muoversi in autonomia sarà necessario essere in possesso delle credenziali richieste per accedere alle piattaforme dell’Agenzia delle Entrate, come il codice Spid.

Le opzioni a disposizione sono quindi:

  • utilizzando il portale dei servizi messo a disposizione online dall’Agenzia delle Entrate;
  • rivolgersi a un patronato o un Caf per richiedere il supporto;
  • inviare la dichiarazione attraverso un intermediario, come un dottore commercialista.

Oltre a inviare la dichiarazione tardiva bisognerà anche premurarsi di pagare la sanzione pecuniaria attraverso modello F24. Le due operazioni dovranno avvenire contestualmente l’una all’altra. Alla dichiarazione sarà anche necessario allegare il visto di conformità, richiesto anche in caso di invio tardivo.

Sanzioni per la dichiarazione tardiva e ravvedimento

Le sanzioni previste per l’invio tardivo sono, in parte, le stesse dovute in caso di omessa dichiarazione. È sempre dovuta la sanzione amministrativa legata alla presentazione tardiva che parte da un minimo di 250 euro a un massimo di 1000, in misura variabile a seconda anche del fatto che siano dovute o meno imposte.
Inoltre, nel caso in cui fossero dovute delle imposte bisognerà anche andare a pagare una sanzione amministrativa relativa all’omesso versamento, pari al 30% di queste.

Tuttavia, entrambe le sanzioni possono essere pagate in misura minore attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, disponibile per chi invia la dichiarazione tardivamente, e invece non attuabile per coloro che la trasmettono oltre il limite dei 90 giorni previsti. Utilizzando il ravvedimento operoso il costo delle sanzioni si abbasserà di molto, diventando quindi più contenuto.

Nello specifico:

  • nel caso in cui non si dovessero delle imposte, è prevista una sanzione ridotta a 25 euro, da pagare utilizzando il codice tributo “8911”, situazione in cui altrimenti la sanzione piena sarebbe stata di 250 euro;
  • in caso di imposte dovute invece, oltre alla sanzione di 25 euro, da pagarsi sempre utilizzando lo stesso codice tributo, si dovranno aggiungere percentuali diverse a seconda del periodo di tempo passato: 0,2% per ogni giorno di ritardo successivo al quattordicesimo, 3% quando la regolarizzazione avviene nei 30 giorni successivi alla scadenza, e 3,75% quando questi vengono superati.

Pur incorrendo in sanzioni, quindi, queste risulteranno essere di entità inferiore rispetto a una situazione di mancato invio. L’invio tardivo, abbinato alla possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso, permette quindi di evitare conseguenze più gravi.

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