Mobbing tra dipendenti: spetta al datore pagare il risarcimento

Isabella Policarpio

16 Dicembre 2020 - 09:48

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In caso di mobbing tra colleghi, la vittima ha diritto al risarcimento danni. Secondo la Cassazione a pagare deve essere il datore, per non aver garantito “la serenità in ufficio”.

Mobbing tra dipendenti: spetta al datore pagare il risarcimento

Con una decisione unica nel suo genere, la Corte di cassazione ha condannato un datore di lavoro a risarcire i danni subiti da un dipendente vittima di mobbing da parte di un collega. La decisione potrà stupire: infatti il datore di lavoro - anche se condannato - non è l’artefice degli atti persecutori e non ne era nemmeno a conoscenza.

Come mai, allora, deve pagare i danni al dipendente? Secondo i giudici della Cassazione (sentenza n. 27913 del 4 dicembre 2020), il datore deve garantire la serenità in ufficio/azienda e vigilare sullo stato psicofisico dei lavoratori.

Mobbing e risarcimento danni, cosa ha deciso la Cassazione

Il mobbing è un fenomeno molto diffuso negli ambienti di lavoro, soprattutto quelli più competitivi. Consta nelle vessazioni ripetute nei confronti di uno o più dipendenti al fine di provocare danni psicofisici. Può essere perpetrato dal datore di lavoro verso i dipendenti oppure tra colleghi di pari grado.

La giurisprudenza è concorde nel riconoscere alle vittime di mobbing il risarcimento danno, sia morali che patrimoniali, come le spese sostenute per medicinali e le visite dallo psicologo/psichiatra.

Tuttavia una recente decisione della Cassazione - la n. 27913/2020 - ha stabilito che a pagare il risarcimento non deve essere necessariamente l’autore del mobbing, ma il datore di lavoro, anche se totalmente estraneo ai fatti.

Nel caso di specie, i giudici hanno condannato una s.r.l. a risarcire i danni subiti da un lavoratore per le condotte persecutorie di altri dipendenti dell’azienda. Il datore è stato ritenuto colpevole di non aver garantito la serenità sul luogo di lavoro.

La sicurezza sul lavoro comprende anche il mobbing

La sentenza è importante perché stabilisce un nuovo principio: nel concetto di tutela della sicurezza sul luogo di lavoro devono essere compresi anche i danni morali, causati da mobbing o altre condotte illecite.

Significa che il datore di lavoro si è reso responsabile per la mancata adozione di contromisure idonee ad evitare gli episodi vessatori, e per non aver vigilato sulla salute psicofisica dei dipendenti.

In altre parole, anche in caso di mobbing, trova applicazione l’articolo 2087 del Codice civile, al quale deve essere data una interpretazione estensiva:

“L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”

Come si calcola il risarcimento danni per mobbing

Ad oggi non esiste ancora uno specifico risarcimento danni per mobbing, tuttavia la vittima può agire in giudizio e chiedere di essere risarcita secondo le regole generali previste per i danni sul lavoro. Nello specifico può pretendere:

  • i danni patrimoniali (sia il danno emergente che il lucro cessante);
  • la perdita di chance lavorativa;
  • i danni non patrimoniali, causati da stress, esaurimento nervoso e altre patologie medicalmente accertate.

Attenzione però, avere il risarcimento è possibile solo laddove il dipendente riesca a provare il nesso di causa-effetto tra il mobbing del datore o di un collega e i danni subiti.

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