Abbigliamento e accessori, quanto vale il merchandising delle case automobilistiche?

Dai Ferrari Stpre ai gadget Porsche, passando per Lamborghini, Mercedes e ora anche Bugatti, la vendita di merchandising arricchisce i brand.

Abbigliamento e accessori, quanto vale il merchandising delle case automobilistiche?

Il merchandising delle case automobilistiche di fascia alta produce buoni risultati di vendite: dai cappellini, alle polo, passando per le cravatte e arrivando a orologi di lusso e occhiali da sole, da Ferrari in giù, ogni appassionato ha a disposizione prodotti per un intero guardaroba.

Come è avvenuto per il mondo del calcio, da più di vent’anni il settore automotive sta crescendo anche da questo punto di vista, che ha raggiunto le sue vette negli anni della crisi di mercato. Le più grandi e pregiate case automobilistiche hanno un settore dedicato al fashion e al luxury legato allo sfruttamento del già noto brand.

Mentre Ferrari raccoglie anche i tifosi sfegatati del motorsport più seguito, gli appassionati di motori acquistano anche da Porsche, Lamborghini, Bugatti e Mercedes, scegliendo capi di abbigliamento e accessori a prezzi elevati.

Il merchandise del settore automotive

Una puntata del telefilm americano Friends ci regala un’ottima fotografia del merchandising auto degli ultimi anni Novanta: il protagonista Joey finge di possedere una Porsche utilizzando portachiavi, cappellino e giubbotto griffati con il brand tedesco. La battuta con cui reclamava credibilità era: “Soltanto un pazzo indosserebbe questa roba senza possedere davvero una Porsche”.

Infatti in quel periodo, la realtà non si discostava dalla scena del telefilm: alcuni prodotti venduti con marchio delle case automobilistiche erano a buon mercato e non di alta qualità, ma con i primi anni Duemila è iniziata una rivoluzione di lusso in questo settore.

Le grandi case, guidate dal colosso di Maranello, hanno alzato la qualità dei prodotti e quindi i prezzi, diversificando la clientela e acquistando spessore anche in questo settore collaterale al core business. Oggi, non è neanche del tutto corretto parlare di merchandising perché gli orologi, gli occhiali da sole, le giacche in pelle e tutti gli accessori venduti dai top brand delle quattro ruote sembrano andare di pari passo con i prodotti destinati a circolare in strada e sono quindi costosi e di alta fattura.

Quanto ci guadagnano le case automobilistiche

Dopo aver lanciato il modello 911 e aver ceduto la gestione della compagnia automotive nel 1972, Ferdinand Porsche ha fondato la Porsche Design per creare e vendere gli accessori con l’obiettivo di tradurre la filosofia delle auto sportive del brand in prodotti esclusivi che andassero oltre il mondo delle quattro ruote.

Con set di valigie da oltre 2mila dollari, sciarpe da circa 200 dollari, guanti da 100 e speaker bluetooth da più di 1.500 dollari (firmato Naim per Bentley), il mercato degli accessori porta linfa alle case automotive tramite la cessione dei diritti per l’uso dei loro brand che comprendono anche i parchi tematici.

Su questo è leader Ferrari, che nel 2013 ha dovuto scorporare la sezione accessori da quella automotive a fronte di un bilancio di 92 milioni di euro fatturati soltanto grazie all’utilizzo del logo sul merchandising. Anche i numeri annuali di Porsche si aggirano intorno ai 100 milioni di fatturato, e circa l’80% dei clienti non possiede un’auto della stessa casa.

Gli appassionati di auto sportive e di lusso che non possono permettersele si accontentano di gadget del brand. Allo stesso tempo, coloro che già possiedono un’auto di lusso non vogliono perdere l’occasione di abbinare un set di valigie o semplicemente una penna o dei guanti con lo stesso brand, continuando una collezione iniziata al momento dell’acquisto dell’auto, quando le case di fascia alta regalano accessori in seguito al prestigioso ordine.

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