Queste 4 azioni a rischio con la crisi del settore automotive

Tommaso Scarpellini

3 Settembre 2025 - 19:21

Grossi problemi in Germania: l’industria automotive rischia un duro contraccolpo. Non solo Volkswagen, ecco altri marchi e titoli da monitorare con attenzione (anche in Italia).

Queste 4 azioni a rischio con la crisi del settore automotive

Potrebbe essere arrivato un colpo di grazia destabilizzante, che sembra impattare prevalentemente sull’automotive. Niente di nuovo, i dazi. Ma l’effetto che stanno avendo sui dati economici, specie in Paesi leader d’Europa come la Germania, fa preoccupare molto sul futuro di questa industria.

Assisteremo a un ulteriore risvolto negativo in borsa? Quali titoli potrebbero subire i maggiori ribassi? Ecco delle informazioni che devi conoscere.

Il problema: boom and bust daziario

Il cuore della questione è semplice: l’industria manifatturiera tedesca sta mostrando segnali di contrazione più forti del previsto. A questo si aggiungono consumi interni deboli, rivisti appena a +0,1%. Un contraccolpo imprevisto, determinato da un effetto “boom and bust” legato alle tariffe USA.

Nel primo trimestre l’export era stato gonfiato artificialmente dal front-loading: le aziende hanno accelerato le spedizioni per anticipare i nuovi dazi. Ora, però, il contraccolpo è evidente: il GDP tedesco è tornato in negativo e le prospettive per l’automotive restano appese a un filo.

Perché l’automotive è il più vulnerabile

Il comparto auto rappresenta una quota cruciale dell’export tedesco. Con un rischio concreto di tariffe al 27,5% sulle automobili, la Germania si trova in prima linea. Un settore già colpito dalla transizione all’elettrico, con margini compressi e scandali passati, rischia di trovarsi in seria difficoltà.

4 azioni sotto osservazione

Le principali quotate tedesche del comparto sono tutte in bilico.

  • Volkswagen resta il primo esportatore verso gli USA, con margini già sotto pressione.
  • Mercedes-Benz mantiene una posizione di forza nel lusso, ma anche in questo comparto non è da escluderevista la sua sensibilità alle dinamiche commerciali internazionali.
  • BMW è parzialmente protetta dagli impianti produttivi negli Stati Uniti, ma soffre i margini ridotti sulle elettriche premium.
  • Porsche, fortemente legata al mercato lusso USA, rischia di vedere frenate le vendite proprio nei modelli più redditizi.

Ed è curioso, perché se ci facciamo caso, nella maggior parte dei casi, si tratta di titoli già ampiamente in contrazione, che lottano con una compressione del prezzo ormai da mesi, se non anni.

Bloomberg Euro Automotive Bloomberg Euro Automotive Grafico a candele dell'indice Bloomberg Euro Automotive. Fonte: baha.com

Non solo gli OEM, ma anche i fornitori. Continental, attiva in pneumatici ed elettronica, è esposta ai volumi globali. Schaeffler, specializzata in componenti meccaniche, subirebbe il calo degli ordini. ZF Friedrichshafen, pur non quotata, rappresenta un anello chiave della catena. Quindi, sarà curioso vedere come reagiranno in tutte le fasi della filiera automobilistica, e per connessione logica, anche industriale.

E se ci fosse anche un rischio sistemico?

L’automotive tedesco è di fronte a una sfida cruciale. E viene spontaneo chiedersi: e se la “crisi” si estendesse anche ad altre regioni d’Europa? È possibile che marchi come Stellantis, o realtà più legate al lusso come Ferrari, finiscano per subire il peso di questa crescente disconnessione economica?