Mercati: puntare sulla Brexit?

Le stime parlano di un ’no deal’ decisamente più improbabile rispetto alla possibilità di un accordo, ma alcuni elementi stonano. L’analisi di Swissquote

Mercati: puntare sulla Brexit?

La riunione della Bce di questa settimana si presenta come un momento chiave per le decisioni degli investitori.
A sostenerlo è Swissquote, società svizzera quotata alla Borsa di Zurigo.

L’azienda, leader nell’online banking, nota come malgrado elementi inequivocabili come l’imminente rialzo del costo del denaro da parte delle banche, la crescita della Cina che rallenta e la sempre più spaventosa guerra commerciale tra le due principali economie del mondo, gli investitori non si mostrino affatto spaventati e non “passino all’incasso”:

“È difficile prevedere una soluzione diversa da un calo significativo, benché la deflazione rimanga bassa: sia il franco svizzero che lo yen continuano a guadagnare terreno sul dollaro avvicinandosi a resistenze di breve periodo importanti, nonostante i buoni dati sul mercato del lavoro Usa e i rendimenti dei Treasury mantengano alta la domanda di dollari, a dispetto delle minacce di Trump sulle importazioni cinesi”,

fa notare Peter Rosenstreich nel suo market brief.

Malgrado la forte pressione subita in questo momento dai mercati emergenti, con un debito in valuta estera che mette Paesi come Turchia e Argentina in una situazione estremamente delicata, Swissquote esprime dubbi su un peggioramento che porti fino a una vera e propria crisi valutaria:

“Anzi, crediamo che la volatilità su queste aree possa diminuire, offrendo una buona occasione per andare short con questi titoli”.

Secondo la società è quindi arrivato il momento di puntare sulla Brexit, che vede ad oggi gli investitori prezzare all’80% la possibilità di un accordo e al 60% l’opzione ’no deal’. Ma l’azienda svizzera non si trova affatto in linea con il consensus:

“Noi non crediamo che si riesca a raggiungere realisticamente un accordo entro la scadenza di ottobre. Anche se tenteranno in ogni modo - per non fare la figura di chi non è riuscito a rispettare la deadline - di consegnare un mezzo accordo che finirà per essere rigettato, una volta analizzato”.

La società aggiunge poi che i 21 mesi stabiliti per la transizione non garantiranno affatto un abbandono senza ostacoli, e anche “una qualche forma di accordo doganale per beni e servizi” sarà molto difficile da raggiungere e fare poi approvare in un secondo momento.

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