Mercati e coronavirus: cosa sta succedendo?

Mercati oggi: il coronavirus ha già ucciso 908 persone. I timori sono tornati più evidenti che mai

Mercati e coronavirus: cosa sta succedendo?

I mercati oggi di nuovo sotto i riflettori a causa del coronavirus.

Come ormai noto, dall’inizio dell’anno ad oggi gli investitori hanno reagito con timore al diffondersi dell’epidemia, che al momento ha già ucciso 908 persone.

Le Borse hanno scambiato sulle montagne russe prima crollando (la Cina ha bruciato 420 miliardi di dollari in una sola mattinata) poi risalendo, grazie alla scoperta di due farmaci in grado di arrestare l’influenza e ancora grazie agli sviluppi sul fronte commerciale.

Sul finire della settimana però questo clima di entusiasmo ha lasciato il passo a una nuova ondata di perdite che si è protratta fino alla giornata di oggi. I mercati hanno ricominciato a temere fortemente il coronavirus e il suo impatto sull’economia globale. La situazione è nuovamente peggiorata.

Mercati oggi e coronavirus: che succede adesso?

Le Borse asiatiche sono state come di consueto le prime a inaugurare la nuova settimana. Le perdite odierne comunque sono state molto più contenute rispetto a quelle registrate negli ultimi tempi, eppure il sentiment è sembrato ancora di timore.

A poco o nulla sono servite le notizie provenienti dalla Cina: molti cittadini sono tornati a lavoro, mentre alcuni medici hanno fatto ritorno a Wuhan (epicentro dell’epidemia). Sul fronte macroeconomico, invece, l’inflazione di gennaio ha battuto tutte le attese degli analisti.

Sviluppi certamente positivi, che tuttavia sono stati quasi totalmente ignorati dai mercati oggi. Il coronavirus e i timori relativi al suo impatto globale hanno nuovamente avuto la meglio.

Le Borse hanno premuto sul pedale del freno mentre gli investitori hanno continuato ad analizzare il potenziale impatto dell’epidemia sulla produttività e sull’output cinese. Se da un lato alcuni torneranno a lavoro oggi, dall’altro numerose aziende continueranno la loro chiusura.

Ciò potrebbe comportare ulteriori interruzioni delle catene di distribuzione per molte società. Le quarantene e le altre misure messe in atto per contenere l’epidemia potrebbero esacerbare la situazione.

“La provincia di Hubei, da dove è partita l’epidemia di coronavirus, è uno dei maggiori centri produttivi della Cina, specializzato in acciaio, automobili ed elettronica”,

hanno dichiarato gli analisti di DBS Group Research di Singapore in una nota.
Essi hanno fatto notare come la maggior parte delle economie asiatiche importi il 20% o anche il 30% dei propri beni intermedi dalla Cina cosa che rende la supply chain particolarmente vulnerabile nei confronti del coronavirus.

La reazione delle Borse

Come anticipato, le perdite odierne non sono state neanche lontanamente paragonabili a quelle delle ultime settimane. Il Nikkei ha viaggiato con rossi dello 0,6%, mentre l’Australia e la Nuova Zelanda hanno chiuso rispettivamente a -0,14% e -0,52%.

Sotto la parità anche l’Hang Seng, giù di oltre lo 0,65% e il Kospi, in rosso di circa mezzo punto percentuale.

Per quel che riguarda gli indici cinesi invece la situazione non è parsa particolarmente drammatica. Negli ultimi minuti di seduta lo Shanghai, lo SZSE Component e il DJ Shanghai hanno tentato il recupero, mentre l’A50 ha continuato a scambiare sotto la parità.

Poi è stato il turno delle Borse europee, che hanno inaugurato la nuova settimana in ribasso seppur senza le perdite drammatiche degli ultimi tempi. Tutti i principali indici del Vecchio Continente hanno aperto comunque in rosso.

I mercati oggi (e anche nei prossimi giorni) continueranno a monitorare attentamente gli sviluppi sul fronte coronavirus, i quali fungeranno senza dubbio da main driver delle Borse. Anche la guerra commerciale però si rivelerà degna di attenzione.

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