Mercati emergenti: lira turca trascina giù le altre valute

Il crollo della lira turca ha spinto in basso anche le altre valute dei mercati emergenti, ai minimi pluriennali

Mercati emergenti: lira turca trascina giù le altre valute

Il pesante crollo della lira turca ha spaventato gli investitori e spinto a un selloff che ha trascinato in basso le valute dei mercati emergenti.

Tante le mosse al ribasso registrate nelle ultime ore, che hanno portato le valute EM a toccare i minimi pluriennali, sulla scia dei timori innescati dal surriscaldarsi dei rapporti USA-Turchia, in grado di influire negativamente su tutti i mercati mondiali.

La lira turca precipita, giù anche le altre valute EM: rand a picco

La lira ha perso più del 40% del suo valore quest’anno. A pesare la travagliata e contraddittoria gestione dell’economia del Paese, con le frequenti invasioni di campo di Erdogan a scavalcare la banca centrale, ma soprattutto il più recente inasprirsi dei rapporti tra il governo di Ankara e la Casa Bianca.

Le preoccupazioni hanno colpito praticamente quasi tutti i mercati, con focus particolare sugli EM, che hanno fatto registrare i minimi pluriennali seguendo velocemente il trend avviato dalla lira turca.

Il rand sudafricano ha subito il maggiore contraccolpo, precipitando di oltre il 10%, prima di riprendersi parzialmente e segnare 14,51 contro il dollaro; cifra che rappresenta comunque la quota più bassa dal 2016.

La rupia indiana ha toccato il minimo storico di 69,62 per dollaro in apertura, prima di riprendersi su quota 69,695 a seguito delle contromosse della banca centrale turca. Secondo Reuters la valuta ha segnato i minimi di tre anni prima degli interventi annunciati dal ministro delle Finanze turco Berat Albayrak.

Il lieve rimbalzo della valuta di Ankara ha infatti seguito la mossa della banca centrale turca, che ha annunciato di monitorare da vicino mercati e prezzi e di adottare tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità. Il Tesoro turco ha anche annunciato un prestito non programmato con una scadenza di 91 giorni, allo scopo principale di “sostenere i mercati finanziari”.

L’economia turca è giudicata al momento particolarmente fragile a causa della sua grossa fetta di debito denominato in dollari. Più la lira si indebolisce, più il debito diventa costoso. L’FMI ha recentemente evidenziato come il Paese mostri il livello di riserve meno adeguato tra tutte le principali economie dei mercati emergenti.

Particolarmente nera l’analisi sulla situazione turca di Paul McNamara, direttore degli investimenti per le strategie EM di GAM Investments. Mc Namara sottolinea i più recenti sviluppi che hanno interessato il Paese, come il discorso teso e ostile del Presidente Erdogan, privo di qualsiasi riferimento alla necessità di un cambiamento di rotta, e la messa in conto del raddoppio delle tariffe sulle esportazioni di metalli imposto dal presidente Trump.

“Crediamo che la Turchia presenti una combinazione tossica di posizioni esterne deboli, debito del settore privato troppo elevato e un alto livello di finanziamenti esteri nel sistema bancario. Crediamo anche che la Turchia abbia esaurito le possibilità di rialzo dei tassi, e sia ora messa all’angolo dagli inadeguati livelli di riserve di valuta. Anche la politica del Paese è problematica, e c’è il sentore di interferenze politiche nei confronti della banca centrale”.

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