I mercati emergenti, negli ultimi anni, hanno dovuto affrontare diverse sfide, dimostrando comunque una forte resilienza di fronte alle avversità e catturando l’attenzione degli investitori, che vedono in questi Paesi delle opportunità, specialmente rispetto ai mercati consolidati, ritenuti da alcuni già abbastanza estesi.
In previsione di futuri abbassamenti dei tassi, molti guardano con interesse agli emergenti, specialmente se accompagnati da una certa debolezza del dollaro e da un affievolirsi dei conflitti globali. Quali Paesi sono maggiormente a sconto e su che tipo di asset concentrarsi?
Cosa sta accadendo sul mercato emergente?
Nel 2023, il mercato azionario emergente ha decisamente sottoperformato rispetto ai mercati sviluppati: mentre gli indici azionari globali, in particolare quelli del Nord America, continuano a registrare nuovi massimi, gli indici azionari dei Paesi emergenti mantengono un andamento laterale. In sintesi, i mercati emergenti, sebbene in positivo, hanno una sottoperformance di circa un terzo rispetto all’andamento medio dei listini globali. Sebbene questo non sia necessariamente sinonimo di «sconto», attira l’interesse degli analisti.
Ma i mercati emergenti hanno davvero avuto queste pessime performance? Guardando all’Asia, complessivamente no. Taiwan, India e Corea del Sud sono andate molto bene, mentre la pecora nera del gruppo è stata la Cina, che di per sé rappresenta anche la maggiore capitalizzazione degli indici dei mercati emergenti ponderati per la dimensione.
Escludendo la Cina dagli indici emergenti, si nota comunque una sottoperformance, che però si riduce a meno della metà. Anche in America Latina, i risultati sono stati molto buoni, con Messico e Brasile che hanno registrato performance superiori al +30%. Anche in Europa, una zona in cui resta comunque presente una piccola componente di Paesi spesso, forse ingiustamente, considerati emergenti, i rendimenti sono stati positivi, con Grecia e Ungheria che hanno avuto ritorni superiori al +40%.
iShares Core MSCI Emerging Markets ETF, 1W
Grafico a candele settimanali del iShares Core MSCI Emerging Markets ETF. Fonte: baha.com
Azionario emergente: quali Paesi sono a sconto?
Se si crede in un recupero dell’economia cinese, la Cina resta ancora oggi uno dei Paesi più sottovalutati del momento. Il fatto che l’azionario cinese sia rimasto indietro rispetto al resto dei mercati emergenti, ed essendo la Cina la maggiore capitalizzazione della totalità dei fondi ponderati per la dimensione del mercato, rende i multipli dei benchmark parecchio scontati. Lo spread fra il P/E del Nord America e quello dei Paesi emergenti è più alto rispetto alla media passata, e molti si domandano quale sia il motivo.
Se da una parte, sicuramente, la Cina ha trattenuto la spinta del mercato emergente, dall’altra è indubbio considerare anche il fatto che l’azionario nordamericano ha registrato un’impennata nelle performance superiore rispetto alla media storica, e questo per molti è sinonimo di sopravvalutazione. In sintesi, lo spread fra mercati emergenti e mercati sviluppati potrebbe ridursi anche semplicemente attraverso una contrazione dei prezzi, già abbastanza estesi, degli asset dei mercati affermati ma anche da un recupero del mercato azionario cinese. Questo rende una scelta interessante l’esposizione nei confronti di questa macro categoria geografica.