Meglio azioni o ETF per vivere di dividendi?

Claudia Cervi

1 Settembre 2025 - 17:52

Chi vince nella sfida tra azioni di Piazza Affari ed ETF a settembre 2025? Ecco la soluzione che conviene davvero agli investitori.

Meglio azioni o ETF per vivere di dividendi?

Settembre a Piazza Affari è uno di quei mesi che piacciono agli investitori a caccia di rendite. Dopo il dividend day di primavera, in autunno vengono distribuiti acconti e dividendi straordinari straordinarie da parte di nomi importanti come Eni, Stm e altri nomi del listino di Borsa Italiana. In parallelo, il Ftse Mib viaggia ancora su livelli alti, vicino ai massimi dell’anno, mentre gli indici americani continuano a macinare record.

Ma per vivere di dividendi conviene puntare sulle singole azioni o affidarsi agli ETF che distribuiscono cedole?

Il confronto non è banale. Le azioni offrono la possibilità di puntare a dividendi più generosi, magari anche straordinari, ma espongono a rischi specifici legati all’andamento della singola società. Gli ETF invece permettono di incassare cedole ricorrenti in modo semplice e diversificato, ma il rovescio della medaglia è che i rendimenti, una volta tolte le commissioni, possono risultare meno brillanti e non sempre difendono dall’erosione del capitale.

In questa guida analizziamo vantaggi e svantaggi di entrambe le soluzioni, con esempi pratici e uno sguardo al contesto dei mercati a settembre 2025.

Azioni da dividendo 2025

Tra le “cedole fuori stagione” di Piazza Affari ricordiamo Eni e Stm, nel listino principale, a cui si aggiungono Piaggio, De’ Longhi e Sesa. Un segnale chiaro: le società italiane continuano a considerare la politica dei dividendi un tassello fondamentale per attrarre capitali.

Il caso di Eni è emblematico. Il Cane a Sei Zampe ha confermato una politica di remunerazione generosa, con yield vicino al 7%, rafforzata dal programma di buyback. Per gli analisti il titolo potrebbe aver già corso molto, ma resta uno dei pilastri del portafoglio “income”. Discorso diverso per Stm, che dopo mesi di turbolenze e un calo in borsa cerca di riconquistare la fiducia degli investitori: il dividendo non è particolarmente elevato, ma la prospettiva di crescita del business dei semiconduttori mantiene vivo l’interesse.

Piaggio, pur in un anno difficile a livello di performance, resta un titolo guardato con favore grazie a valutazioni contenute e con un dividend yield annuo superiore al 6%. Mentre De’ Longhi sorprende con un dividendo straordinario di 0,42 euro.

In generale, puntare su azioni da dividendo significa accettare una maggiore esposizione a rischi specifici – crisi settoriali, trimestrali deludenti, scelte strategiche del management – ma anche avere la possibilità di cavalcare trend e incassare cedole che crescono nel tempo.

ETF da dividendo

Gli ETF a distribuzione rappresentano una valida alternativa per chi preferisce un approccio più automatico. Negli ultimi anni il mercato ha visto crescere l’offerta di prodotti pensati per l’investitore a caccia di dividendi, con alcuni comparti in grado di pagare addirittura una cedola al mese.

Un esempio è il Global X SuperDividend, che oggi offre un rendimento lordo intorno al 9,5% con distribuzioni mensili. Numeri che fanno gola, ma con dei rischi: dalla sua nascita il fondo ha perso valore, segno che il rischio di erosione del capitale è concreto. Altri ETF puntano invece su mercati specifici: l’iShares Emerging Markets Dividend si concentra su Cina e Brasile con yield superiore al 7%, ma con elevata volatilità; l’Invesco Euro Stoxx High Dividend Low Volatility propone invece un compromesso più equilibrato, yield intorno al 5% e portafoglio concentrato su titoli europei a bassa volatilità.

Il vantaggio principale degli ETF è la diversificazione. Con un solo strumento si accede a decine di titoli, riducendo il rischio di dipendere dall’andamento di una singola società. Inoltre, i costi di gestione sono generalmente bassi rispetto ai fondi attivi. Per contro, chi sceglie questi prodotti deve accettare che un rendimento elevato spesso si accompagna a performance di prezzo inferiori rispetto ai grandi indici globali (come l’Msci World), che storicamente hanno offerto una crescita del capitale più robusta, seppur con dividendi più contenuti.

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