Maxi scommessa short di Michael Burry contro Tesla. Cosa dicono (davvero) i dati?

Gerardo Marciano

11 Dicembre 2025 - 09:16

Analisi completa del caso Tesla nel mirino di Michael Burry: valutazione “sopravvalutata”, utili e vendite in rallentamento, target degli analisti, segnali tecnici e possibili scenari futuri.

Maxi scommessa short di Michael Burry contro Tesla. Cosa dicono (davvero) i dati?

Quando un titolo diventa simbolo di un’epoca, ogni segnale di debolezza assume un peso diverso. Tesla non è più soltanto un produttore di auto elettriche, ma un’icona di innovazione, narrativa di mercato e ambizione personale del suo fondatore Elon Musk. È proprio in questi casi che le letture si polarizzano: da un lato chi vede ancora un potenziale enorme, dall’altro chi inizia a scorgere crepe in una storia che sembrava inarrestabile. Il fatto che a mettere in discussione questa traiettoria sia uno dei pochi investitori diventati celebri per aver anticipato il crollo dei mutui subprime - Michael Burry - rende il quadro ancora più carico di domande.

La nuova scommessa di Michael Burry e i segnali dal business reale

Michael Burry, il gestore che nei primi anni Duemila aveva colto per tempo la fragilità del mercato dei subprime, oggi punta apertamente contro Tesla. Nei suoi interventi pubblici ha definito il titolo “ridicolmente sopravvalutato”, contestando in particolare il nuovo maxi piano di compensi di Elon Musk, che prevede stock option teoricamente in grado di valere fino a 1.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Il cuore della critica è semplice: se il numero di azioni in circolazione dovesse crescere in modo così massiccio e gli utili non aumentassero in proporzione, l’utile per azione verrebbe diluito e le valutazioni attuali risulterebbero ancora più tirate.

I numeri di mercato rafforzano almeno in parte questa lettura. A fronte di un prezzo attorno ai 380–390 dollari, Tesla tratta su multipli che superano ampiamente le 200 volte gli utili prospettici, contro una media intorno a 22 volte per l’indice S&P 500. Sul fronte operativo, il terzo trimestre 2025 ha mostrato ricavi in crescita di circa l’8%, ma utili per azione in calo, segnale che la pressione competitiva e il rallentamento della domanda iniziano a farsi sentire.

Sul mercato dell’auto elettrica, poi, arrivano indicazioni meno rassicuranti. Nel Regno Unito le immatricolazioni di Tesla a novembre sono scese di circa il 19% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; in Germania il calo è stato nell’ordine del 20%, mentre in Francia si è arrivati a un crollo vicino al 60%, solo in parte compensato dalle buone performance in Norvegia. Una combinazione di gamma prodotto percepita come meno fresca, concorrenza crescente dei costruttori cinesi e sensibilità ai prezzi dei consumatori europei ha iniziato a pesare sulle quote di mercato. Nel frattempo il titolo, da inizio anno, è salito di poco più del 2%, ben al di sotto del +21% registrato dal Nasdaq Composite nello stesso periodo.

Cosa dicono oggi le previsioni a un anno su Tesla

Il quadro che emerge dalle previsioni di consenso sintetizza bene questa ambivalenza. Sulla base delle stime raccolte negli ultimi tre mesi, il prezzo obiettivo medio a dodici mesi per Tesla si colloca intorno a 400–405 dollari, cioè con un potenziale leggermente negativo rispetto alle quotazioni recenti, nell’ordine di un -8/-10%. Il range delle valutazioni è però estremamente ampio: i target più prudenti scendono fino a circa 120 dollari, quelli più ottimistici arrivano in area 600.

La distribuzione delle raccomandazioni è coerente con questa dispersione. Il consenso complessivo si posiziona su un giudizio “Neutrale”: una parte degli analisti mantiene un’impostazione positiva, con raccomandazioni di acquisto e target ben sopra i livelli attuali; un blocco altrettanto significativo suggerisce di mantenere le posizioni senza incrementare; un gruppo minoritario ma non trascurabile indica invece il titolo come da sottopesare o vendere. In sintesi, non c’è un segnale univoco: Tesla resta un titolo divisivo, con scenari molto aperti a dodici mesi.

Alle stime di prezzo si affiancano quelle sugli utili. Le proiezioni per il prossimo biennio indicano una crescita dei ricavi ancora positiva ma più moderata rispetto al passato, con margini sotto pressione per effetto degli sconti sui listini e della competizione globale. L’utile per azione atteso è in rialzo rispetto al 2025, ma con un ritmo meno spettacolare di quello che aveva sostenuto la narrativa di “growth stock” negli anni precedenti.

Tra fondamentale e grafico: il quadro tecnico aggiornato

Se il fronte fondamentale restituisce un’immagine complessa, l’analisi tecnica descrive al momento un contesto più favorevole. I principali indicatori di tendenza su base giornaliera restano infatti orientati al rialzo: la maggior parte delle medie mobili utilizzate nelle sintesi tecniche segnala ancora “compra”, con il prezzo che si mantiene sopra le medie di breve e medio periodo. L’indice di forza relativa si colloca in area di leggero ipercomprato ma senza eccessi, segno di un trend positivo ancora integro, pur con possibili fasi di consolidamento.

I livelli tecnici più osservati delineano una fascia di supporto significativa nell’area 330–350 dollari, che ha funzionato più volte come zona di assorbimento delle vendite. Al rialzo, le prime resistenze importanti si collocano poco sopra i massimi recenti, mentre solo un ritorno stabile sotto i supporti citati indebolirebbe in modo marcato il quadro tecnico di breve periodo. In altre parole, il grafico riflette ancora una fase costruttiva, ma lo spazio di errore si riduce man mano che il titolo si avvicina alla parte alta del range.

Multipli, margini e numeri chiave

I dati di bilancio più recenti aiutano a capire perché Tesla sia così al centro del dibattito. In termini di multipli, il price to sales supera ampiamente quota 15, mentre l’indicatore valore d’impresa/EBITDA viaggia oltre 130 volte, livelli che incorporano aspettative di crescita molto ambiziose. I margini operativi si sono gradualmente ridotti rispetto ai picchi degli anni precedenti: il margine lordo si muove nella fascia del 17–18%, il margine operativo attorno all’8%, con una redditività netta intorno al 6%.

Nonostante questo, alcuni indicatori di redditività sul capitale restano elevati grazie alla forte leva operativa: il ritorno sul capitale proprio è nell’ordine del 17–18%, sostenuto da un bilancio che continua a mostrare una posizione di cassa solida e livelli di indebitamento relativamente contenuti. Dal punto di vista industriale, Tesla mantiene un vantaggio importante sulla catena di approvvigionamento e sull’integrazione verticale, ma quel vantaggio è oggi meno esclusivo rispetto a qualche anno fa, perché concorrenti storici e nuovi player asiatici stanno colmando parte del divario tecnologico.

Una lettura probabilistica degli scenari su Tesla, non una raccomandazione

Mettere insieme tutte queste informazioni porta a una conclusione centrale: su Tesla non esiste una “verità” unica, ma una gamma di scenari con probabilità diverse. Sul fronte più costruttivo, si può immaginare un contesto in cui la domanda globale di veicoli elettrici riprende vigore, Tesla riesce a rinnovare la gamma con modelli più competitivi in Europa e in Cina e l’espansione in segmenti come software e guida autonoma rafforza i margini. In uno scenario del genere, il titolo potrebbe continuare a giustificare multipli elevati e avvicinarsi ai target più ambiziosi oggi sul tavolo.

Lo scenario intermedio, che molti analisti considerano come base, prevede invece una crescita più moderata: le vendite continuano a salire ma con tassi più bassi, la concorrenza erode parte della redditività e il mercato progressivamente ricalibra le valutazioni verso multipli più vicini alla media del settore. In questa lettura, il prezzo obiettivo medio attorno ai 400 dollari rappresenta una sorta di compromesso tra entusiasmo e cautela, con un potenziale limitato sia al rialzo sia al ribasso su un orizzonte di dodici mesi.

Infine esiste lo scenario più prudente, quello che ispira la posizione di investitori come Michael Burry. Qui l’ipotesi è che la combinazione di concorrenza cinese, rinnovo non immediato della gamma, rallentamento della domanda e diluizione azionaria legata ai piani di compenso possa portare a una revisione più decisa delle aspettative. In questo caso il mercato potrebbe iniziare a prezzare Tesla con multipli più vicini a quelli dei costruttori tradizionali, aprendo la strada a discese molto più marcate rispetto ai livelli attuali.

La scelta tra queste letture non può che dipendere dalla tolleranza al rischio, dall’orizzonte temporale e dalla coerenza con il resto del portafoglio. I dati disponibili – fondamentali, tecnici e di consenso – descrivono un titolo ancora al centro della scena, ma lontano dall’unanimità che lo aveva accompagnato in passato. Più che suggerire mosse operative, questo quadro invita a considerare Tesla come un caso di studio su come innovazione, narrativa e valutazioni possano intrecciarsi, generando al tempo stesso opportunità e rischi elevati.