La maggioranza non c’è più, ma ecco perché non ci saranno le elezioni anticipate

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La maggioranza non c'è più, ma ecco perché non ci saranno le elezioni anticipate

Con le dimissioni da ministro di Costa la maggioranza perde ulteriori pezzi: i numeri al Senato non ci sono ma ecco perché non ci saranno elezioni anticipate.

La maggioranza di governo non c’è più ma guai a parlare di elezioni anticipate. Questo è il succo dell’attuale situazione politica nostrana, dove il governo Gentiloni sopravvive soltanto perché una sua caduta in questo momento avrebbe conseguenze rilevanti per il nostro paese.

Al centro di tutto infatti c’è la manovra economica che deve essere approvata in autunno o almeno entro la fine dell’anno. Se questo non dovesse avvenire, ecco che scatterebbe allora l’esercizio provvisorio e sarebbe una tragedia.

Oltre ai motivi del bilancio ci sono però anche quelli politici. Per prima cosa al momento il paese non ha una legge elettorale uniforme, poi sono diversi i partiti che preferiscono per convenienza aspettare la primavera del 2018 per andare alle urne.

Il governo Gentiloni quindi deve rimanere al suo posto ma la sua maggioranza che lo sostiene di fatto non c’è più. Una sorta di dead man walking quindi che si deve tenere in piedi fino all’anno nuovo.

Niente elezioni anticipate

Con le dimissioni di Enrico Costa dal ruolo di ministro degli Affari Regionali, la maggioranza che regge il governo Gentiloni di fatto si è sfaldata sempre più. Al momento, al Senato i numeri sarebbero molto a rischio.

La crisi però non è soltanto numerica ma soprattutto politica. Se fin dalla scissione dal Partito Democratico il Movimento Democratici e Progressisti si è dimostrato molto critico verso l’esecutivo, con l’addio di Costa ora anche dal versante dei centristi inizia a mancare il sostegno.

In pratica oltre al PD, dove comunque non mancano mai i franchi tiratori, il sostegno al governo Gentiloni è garantito soltanto da ciò che resta degli alfaniani, ormai quasi tutti con la valigia in mano pronti al primo segnale a passare tra le fila di Forza Italia.

Di fatto da alcuni tempi Alternativa Popolare fa campagna elettorale attaccando Renzi e il Partito Democratico, con lo stesso discorso che può essere fatto anche per gli scissionisti. Se mai è esistita, adesso è ancora più lampante che una maggioranza non ci sia più.

Perché allora non sciogliere subito le Camere e andare alle elezioni anticipate? In primis perché si deve approvare la legge di stabilità entro l’anno, poi perché Berlusconi e Renzi non vogliono visto che se si votasse oggi vincerebbero i 5 Stelle assieme alla Lega Nord.

Il prossimo 20 ottobre la manovra economica approderà in Parlamento. Se questa non verrà approvata entro il 31 dicembre, allora scatterà l’esercizio provvisorio e sarebbe una tragedia totale.

L’esercizio provvisorio, che può durare massimo quattro mesi, prevede che nonostante non sia stata ancora approvata la legge di stabilità vengano comunque applicati i provvedimenti già innescati.

Questo significherebbe che dal 1 gennaio 2018 andrebbe a scattare in automatico l’aumento dell’IVA al 25%. Un autentico salasso questo che non metterà il nostro paese neanche al riparo da possibili ondate speculative.

Se si andasse al voto anticipato quindi con ogni probabilità non ci sarebbero i tempi tecnici per approvare la manovra di bilancio entro la fine dell’anno. Ma ci sono anche molti calcoli politici che allontanano il ricorso prima del dovuto alle urne.

Meglio aspettare la primavera

Chi spinge in questo momento per andare al voto il prima possibile sono soprattutto Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Stando agli ultimi sondaggi politici infatti, i pentastellati sarebbero il primo partito e grazie alla forte crescita del carroccio insieme potrebbero avere i numeri per formare un governo.

Uno scenario questo che preoccupa Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ecco perché il primo ha accantonato le velleità di elezioni anticipate, confidando in una buona campagna elettorale per recuperare il consenso perso, mentre il secondo in questo senso fretta non ne ha mai avuta.

Berlusconi infatti è sempre in attesa della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo in merito al ricorso contro la sua interdizione. Più il voto è lontano quindi più aumentano le chance per il leader di Forza Italia di potersi candidare in prima persona.

Il pericolo di un governo scaturito da un patto tra Salvini e Grillo e la possibilità di poter tornare di nuovo in pista, fanno si che al momento il maggiore sponsor di Gentiloni sia proprio Berlusconi.

Ecco perché, se dovessero mancare i numeri al Senato, potrebbe arrivare proprio da Forza Italia il sostegno necessario per fare andare avanti un governo che ormai, vista la sua debolezza, sembrerebbe da tempo essere arrivato al suo capolinea.

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