Ma cosa sta succedendo al prezzo del Bitcoin?

Laura Naka Antonelli

06/02/2026

I prezzi del Bitcoin hanno rischiato di perdere anche quota $60.000, rispetto al record assoluto di $126.000 del mese di ottobre. Perché e chi sta mollando la criptovaluta?

Ma cosa sta succedendo al prezzo del Bitcoin?

La domanda assilla tutti, soprattutto chi ha investito una fetta dei suoi risparmi nella criptovaluta numero uno al mondo: ma cosa sta succedendo al prezzo del Bitcoin, che ha rischiato di crollare anche al di sotto della soglia di $60.000, dopo il record assoluto di $126.00 toccato neanche quattro mesi fa, a ottobre?

Lo stupore è evidente e i tentativi di ripresa delle quotazioni della moneta digitale non appaiono convincenti.

Incubo Bitcoin, rischia anche quota $60.000. Sell anche sulle altre criptovalute. La soglia chiave dei $70.000

Oggi, venerdì 6 febbraio 2026, il Bitcoin riagguanta la soglia di $65.000.

Ma nella giornata di ieri le vendite scatenate hanno portato i suoi prezzi a scivolare anche al di sotto dei 61.000 dollari, fino a $60.062, per poi ridurre le perdite, continuando a segnare comunque un tonfo del 15% circa, a $62.448, nella notte italiana.

Nelle ultime ore la ripresa, che appare tuttavia alquanto anemica se si considera che, dall’inizio della settimana, le quotazioni di quello che da alcuni era ed è tuttora considerato “l’oro digitale” sono affondate del 30% circa, in un contesto in cui gli investitori stanno scappando a gambe levate dall’intero universo crypto.

Basti pensare che, sempre e soltanto questa settimana (fino alla sessione di ieri, giovedì 5 febbraio 2026), l’Ether ha sofferto un crollo del 33% e che Solana ha testato quota $88,42, ai minimi degli ultimi due anni.

Tornando al Bitcoin, alcuni trader contattati dalla CNBC avevano già identificato il livello chiave per il prezzo e per la sua evoluzione a quota $70.000, soglia che è stata non per niente già persa da qualche giorno.

James Butterfil, responsabile della divisione di ricerca di Coinshares, aveva per esempio sottolineato che quotazioni del Bitcoin in discesa fino a $60.000-$65.000 sarebbero state “piuttosto probabili” nel caso in cui la soglia psicologica dei $70.000 fosse stata bucata.

Così, di fatto, è accaduto, con gli smobilizzi che sono andati intensificandosi nella giornata di ieri.

Liquidazioni forzate alla base del grande sell, il dubbio sulla morte del toro per il Bitcoin

Gli analisti continuano a spiegare la fuga dal Bitcoin con le liquidazioni forzate. I dat di Coinglass, d’altronde, parlano chiaro, riportando come soltanto nell’arco di questa settimana, siano state liquidate posizioni long e short sul mercato delle criptovalute per un valore superiore ai $2 miliardi.

Sarebbero proprio queste liquidazioni forzate a continuare a mettere sotto pressione i prezzi del Bitcoin, che hanno portato il loro bilancio in rosso rispetto ai massimi testati a ottobre a una perdita superiore al 50%.

Il toro è dunque morto? Considerando la volatilità di questo investimento, emanare sentenze sul Bitcoin risulta azzardato.

Il mondo crypto sta pagando l’ansia AI. Ma occhio anche ai movimenti degli ETF USA

Di certo non aiuta la criptovaluta l’avversione al rischio montata sui mercati, scatenata anche dall’ansia per il futuro dell’AI (intelligenza artificiale) e, dunque, per le Big Tech USA.

La conseguenza, come ha spiegato in un intervento alla trasmissione “Worldwide Exchange” della CNBC Maja Vujinovic, CEO della divisione di asset digitali di FG Nexus, è che “il trend bullish in linea retta che molti avevano previsto non si è ancora realizzato. A dettare legge non è più l’euforia, in quanto la narrativa ha perso un po’ di slancio. Il trading dipende ora piuttosto dalla liquidità e dai flussi di capitali ”.

Flussi di capitali in uscita, è evidente, se si considera quanto emerso da un’analisi di CryptoQuant pubblicata mercoledì scorso, ovvero che “la domanda da parte degli (investitori) istituzionali è stata interessata da una inversione di rotta significativa”.

Ovvero? Ovvero che gli ETF USA, per esempio, che nello stesso periodo di quest’anno avevano acquistato 46.000 Bitcoin, si sono confermati venditori netti della criptovaluta dall’inizio del 2026.

Non mancano altri segnali preoccupanti.

Gli analisti di CryptoQuant hanno infatti scritto nel loro report che il “Bitcoin è sceso al di sotto della sua media mobile in 365 giorni per la prima volta dal marzo del 2022, perdendo il 23% in 83 giorni dalla rottura e facendo peggio che nella fase orso degli inizi del 2022 ”.

Le brutte notizie non finiscono qui, se si legge anche la nota di Marion Laboure, analista di Deutsche Bank: “Queste vendite continue a nostro avviso indicano che gli investitori tradizionali stanno perdendo interesse, e che il pessimismo generale nei confronti del mondo crypto sta aumentando ”.

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