Bitcoin inizia a far paura anche a Wall Street. Mercoledì l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock ha subìto deflussi per 527,84 milioni in una seduta sola, il secondo dato peggiore dalla nascita del fondo nel gennaio 2024.
Nello stesso giorno l’intero comparto degli ETF spot ha perso oltre 733 milioni. In due settimane siamo sopra i 2 miliardi. Numeri che non sembrano solo una semplice presa di profitto. E quando i grandi investitori iniziano a ridurre esposizione sulle crypto, il mercato teme che la pressione possa spostarsi rapidamente anche su Nasdaq e tutto ciò che riguarda l’AI .
IBIT, l’ETF Spot Bitcoin di BlackRock, controlla quasi il 4% dell’intera offerta di BTC (59 miliardi di dollari sotto gestione). Ogni volta che BlackRock si muove il mercato trema. Oggi è infatti uno dei principali ponti tra Wall Street e il mercato crypto. E quello che preoccupa davvero i desk è che il supporto istituzionale sta diminuendo.
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Inoltre, il deflusso di quasi 528 milioni di dollari si aggiunge a un altro segnale ribassista scattato nelle ultime settimane, quando Bitcoin ha rotto contemporaneamente tutte le principali EMA sul grafico giornaliero, ripetendo lo stesso schema che a gennaio aveva anticipato un crollo del 35%.
Se i deflussi ETF dovessero accelerare ancora, il mercato potrebbe entrare in una fase molto più delicata. Quando gli investitori prelevono capitali dagli ETF spot, gli emittenti devono vendere BTC reali sul mercato per coprire le uscite. La violazione di area 72.000 dollari potrebbe far partire liquidazioni automatiche sui futures, perché è lì che la maggior parte delle posizioni lunghe aperte si concentra.
In automatico, cresce la pressione psicologica su tutti gli asset growth e tecnologici. Hedge fund, desk quantitativi e algoritmi leggono i flussi ETF come un indicatore avanzato dell’appetito per il rischio. Se il più grande ETF Bitcoin inizia a perdere capitale rapidamente, molti modelli riducono l’esposizione.
Quando Bitcoin può trascinare Wall Street al ribasso
Molti investitori temono che possa ripetersi uno scenario simile al 2022. Il problema è che oggi il mercato crypto è molto più esposto alla leva rispetto al 2022. Una discesa rapida del 10% di Bitcoin potrebbe trasformarsi in uno shock di liquidità molto più ampio.
Se Bitcoin accelera al ribasso, le perdite sugli ETF crypto aumentano ed hedge fund e family office sono obbligati a ridurre la leva. I desk quantitativi sono ancora più drastici e tagliano automaticamente esposizione sugli asset più volatili. Aumentano le coperture e la liquidità inizia a ritirarsi da tutti i segmenti più speculativi del mercato (non solo dalle crypto).
Bitcoin può essere il primo asset a scatenare una fase più ampia di “risk off”.
E Wall Street oggi è molto più vulnerabile a questo tipo di shock rispetto al passato. Gran parte del rally americano si concentra infatti sugli stessi fattori che hanno alimentato il boom crypto (AI e semiconduttori).
Oggi, però, c’è una differenza rispetto a gennaio. Secondo i dati on-chain di Glassnode e CryptoQuant, le whale e gli holder di lungo periodo stanno ancora accumulando. Alcuni grandi wallet hanno continuato a comprare anche durante il ribasso. Secondo i dati di Alphractal, gli indirizzi che detengono oltre 1.000 Bitcoin hanno accumulato circa 47.000 BTC nelle ultime due settimane, mentre il numero totale delle whale è tornato ai massimi annuali con 1.282 entità sopra quota 1.000 BTC. Anche Strategy ha aggiunto altri 24.869 Bitcoin in portafoglio a prezzi medi superiori a quelli attuali. Nel frattempo l’indice Fear & Greed crypto è sceso in area paura, segnale che la pressione in vendita sta arrivando soprattutto dal retail e non dagli investitori più grandi.
Questo però non elimina il rischio.
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