Guadagno netto a scadenza su un comune prodotto finanziario tenuto fino al termine su un breve orizzonte temporale
L’evocazione del termine “vincolo” porta spesso a pensare ai depositi bancari o ai depositi Supersmart postali. Un contratto tra intermediario finanziario e cliente in cui il secondo si impegna tenere fermi i soldi sul deposito, fino alla naturale scadenza del contratto stesso. Questi rapporti possono anche prevedere o meno la possibilità di disinvestimento anticipato o no a seconda dei casi. Ad esempio è sempre ammesso sul risparmio postale, e in genere no sui depositi vincolati bancari.
Tuttavia, anche investire in un prodotto più fluido come un’obbligazione e tenerla fino a naturale scadenza equivale a come vincolare un capitale. In simili casi, tuttavia, sarebbe più corretto parlare di contratto tra sé e sé, cioè un impegno con sé stessi a non liquidare prima del termine un dato prodotto finanziario. Vista in questi termini, quindi, ad esempio lo Stato offre 185 euro a chi ha 10.000 euro e li vincola per 10 mesi sul BTP a tasso fisso.
Il BTP in scadenza tra appena 10 mesi
Per ridurre quanto più possibile i rischi di mercato, ossia di oscillazione dei corsi sul secondario, optiamo volutamente per un’obbligazione di breve durata. Si presume che minore è l’orizzonte temporale prescelto e maggiore dovrebbe essere la certezza sulla necessità o meno di un dato capitale libero da impegno. Immaginiamo, per esempio, che si tratti di 10mila € liberi sul conto, eccedenti il c.d. cuscino di liquidità e sicuri di non doverli spendere nei prossimi mesi.
Tra i tanti bond in circolazione, sovrani nazionali ed esteri e corporate, prendiamo il Buono del Tesoro Poliennale emesso il 1° marzo 2022. Si tratta di un quinquennale in origine che ha già percorso molta strada della sua vita fruttifera. Il suo ritiro dal mercato, e definitivo rimborso del capitale, è previsto infatti tra 0,84 anni, ossia il prossimo 1° aprile ’27, tra 10 mesi.
Ha identificativo ISIN IT0005484552, codice strumento “917302” ed è emesso e garantito dallo Stato italiano, al pari del risparmio postale. È negoziato sul MOT dove vanta apprezzabili volumi di scambi giornalieri, sia come contratti che in termini di controvalore (media di 4-7 mln di € negli ultimi 30 giorni).
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Quanto rende l’obbligazione a tasso fisso dell’1,10% annuo lordo?
Il tasso cedolare annuo è dell’1,10%, lo 0,9625% al netto del 12,50% di ritenuta fiscale sugli interessi. La stessa aliquota si applicherà a scadenza sulla plusvalenza finale data dalla differenza tra prezzo attuale, sotto cento, e quello di rimborso a 100. Ogni 6 mesi lo Stato riconosce lo 0,55% lordo del debito nominale sottoscritto. Le uniche due cedole di prossimo stacco saranno quelle del 1° ottobre ’26 e l’ultima del 1° aprile ’27. In verità, la prima sarà di parziale competenza del neo acquirente, dato che ha già maturato uno 0,184% di rateo lordo. In pratica chi l’acquistasse oggi dovrebbe riconoscere al venditore lo 0,184% di interesse già maturato da aprile ad oggi. Questo rateo poi lo recupererà allo stacco di ottobre quando il Tesoro pagherà l’intera cedola semestrale al titolare del BTP a quella data. E così via negli altri casi.
Tuttavia, oggi prezza sotto la parità, a 98,84 centesimi, per un rendimento effettivo a scadenza del 2,53% annuo lordo (dati: Borsa Italiana). In termini cumulati, all’incirca un 1,84% netto da qui ad allora. Su ipotetici 10mila euro di capitale “vincolati”, cioè tenuti fermi sul BTP per 10 mesi, all’incirca 184,2 € tra cedole e recupero della parità finale. Un guadagno che in teoria si può limare di qualche euro al rialzo o ribasso a seconda dell’effettivo prezzo e tempo di carico del prodotto.
Al riguardo, i valori min-max annui sono stati a 98,15 e a 99,05 con un’attuale duration modificata allo 0,81.
Lo Stato offre 185 euro a chi ha 10.000 euro e li vincola per 10 mesi sul BTP a tasso fisso
Il rischio di fluttuazione dei prezzi è molto contenuto, con i corsi quasi “costretti” ad avviarsi a 100 da qui alle settimane a venire. Sembra un BOT a 10 mesi di vita residua, con la differenza che qui una parte dei guadagni finali è data dallo stacco delle due cedole.
L’obbligazione presenta un bassissimo profilo di rischio, ha il capitale garantito dallo Stato e all’occorrenza è agevolmente liquidabile. Altro pro, gli spread bid/ask sul book sono mediamente stretti, a beneficio di chi compra e di chi vende.
Certo, sul mercato vi sono tanti altri prodotti concorrenti tra cui scegliere, magari più performanti e/o più sicuri del BTP da noi esposto. Del resto l’articolo non costituisce affatto una “proposta di investimento”, che è un ambito che non ci appartiene. Più semplicemente dimostra come anche un capitale modesto, a basso rischio e sul breve termine, possa rendere un piccolo guadagno a scadenza rispetto alla liquidità pura. Poi se lo strumento prescelto si chiama BOT o Bund o conto deposito o fondo monetario o Deposito Supersmart o BTP, non è un aspetto che a noi non deve riguardare.
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