Intelligenza artificiale pericolosa: un ingegnere assunto da Musk lancia l’allarme. Ma proprio per questo viene licenziato.
L’intelligenza artificiale migliora a una velocità sorprendente, rendendo inevitabili alcune riflessioni sul piano etico.
Dai possibili effetti sul mercato del lavoro, soprattutto per quelle professioni che rischiano di essere sostituite dall’AI, fino agli scenari più apocalittici legati alla pericolosità di strumenti sempre più potenti.
Chi, anche memore di quanto raccontato da alcuni film di fantascienza, non si è mai interrogato sui rischi dell’intelligenza artificiale? Non pensate di essere soli, né tantomeno di porvi questa domanda solo perché non siete esperti in materia.
Anzi, proprio tra gli esperti il dibattito è tutt’altro che chiuso. Da una parte lo stesso Sam Altman, il “padre” di ChatGpt, ha più volte invocato una regolamentazione urgente degli sviluppi dell’AI. Dall’altra, è notizia di questi giorni che anche un ex ingegnere di xAI, la società di Elon Musk, ha sollevato preoccupazioni sui rischi che l’intelligenza artificiale potrebbe porre per l’umanità. E non solo: secondo quanto raccontato dal Guardian, sarebbe stato licenziato proprio per queste sue posizioni, tanto da intentare una causa contro xAI.
Non è certo la prima causa che coinvolge l’azienda, ma questa vicenda assume un peso particolare perché arriva dall’interno. A parlare, infatti, è una persona che racconta come il progetto di Elon Musk di costruire un’alternativa più sicura a OpenAI stia incontrando più di qualche difficoltà.
Vuole rendere l’AI più sicura, ingegnere licenziato da xAI
A sollevare nuove preoccupazioni sui rischi dell’intelligenza artificiale è Devin Kim, ex ingegnere di xAI e oggi presidente del Center for AI Safety, organizzazione non profit che si occupa proprio dei rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Questo ha infatti intentato una causa in California sostenendo di essere stato licenziato dopo aver chiesto maggiori garanzie di sicurezza nello sviluppo di Grok, il chatbot di xAI.
Secondo quanto riportato dal Guardian, Kim era stato assunto tra i primi dipendenti di xAI nel 2024 e, nel giro di pochi mesi, aveva ottenuto un ruolo di rilievo all’interno dell’azienda. Proprio da quella posizione avrebbe più volte segnalato la necessità di introdurre controlli e procedure più stringenti per evitare che Grok potesse essere utilizzato in modo pericoloso o illegale.
Nella causa si legge che, secondo Kim, il mancato investimento sulla sicurezza dell’AI avrebbe esposto l’azienda al rischio di commettere atti illeciti, dalla diffusione di contenuti discriminatori fino alla proliferazione di armi di distruzione di massa. Accuse molto gravi, rispetto alle quali xAI e SpaceX non hanno fornito una risposta immediata alle richieste di commento.
Sempre secondo la ricostruzione contenuta nella causa, nonostante Elon Musk si aspettasse che xAI adottasse adeguati test di sicurezza e procedure di controllo, il suo supervisore, Jimmy Ba, cofondatore di xAI, avrebbe ignorato queste indicazioni, opponendosi all’introduzione dei meccanismi di sicurezza richiesti. Il licenziamento sarebbe poi arrivato lo scorso settembre, poco prima che Kim tenesse una presentazione interna proprio sui rischi dell’intelligenza artificiale.
Da qui la causa intentata contro xAI e SpaceX, con l’accusa di ritorsione e licenziamento illegittimo secondo la legge della California, corredata di una richiesta di risarcimento economico di importo non specificato.
Le accuse a Grok, il mito di un’AI più sicura che per adesso non si è realizzato
Va detto che la causa intentata da Devin Kim arriva in un momento già complicato per xAI. Grok, il chatbot sviluppato dalla società di Elon Musk, è infatti finito più volte al centro di polemiche e indagini internazionali per i contenuti generati dai suoi strumenti di intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato dal Guardian, proprio nel giorno del deposito della causa, un’autorità canadese per la privacy ha accusato Grok di aver violato le leggi del Paese consentendo la creazione e condivisione di deepfake sessualizzati non consensuali.
Dopo l’apertura dell’indagine, xAI ha annunciato alcune modifiche per limitare l’uso di immagini di persone reali, ma quanto ci sia di reale nell’intenzione di creare davvero un’intelligenza artificiale sicura non è dato sapere. Anche perché, si tratta di una promessa che, almeno per ora, sembra scontrarsi con una realtà molto più complessa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA