Il licenziamento può riguardare anche una foto incorniciata e questo caso ce lo dimostra, per quanto particolare. Ecco cos’è successo.
Eccoci con un nuovo licenziamento apparentemente bizzarro. Questa volta la colpa è di una foto incorniciata e non del salvataggio di un cane, ma un’altra differenza importante è che si tratta di un provvedimento legittimo. Una lavoratrice ha perso il posto di lavoro proprio per via di una cornice tenuta in ufficio, non per il suo contenuto bensì per il particolare uso che ne ha fatto. Anticipiamo da subito che si tratta di una storia decisamente insolita, anche perché la lavoratrice licenziata per la fotografia era un’agente di polizia statunitense, peraltro con la qualifica di sergente. Ma vediamo cos’è accaduto e dove.
Licenziata per colpa di una foto incorniciata
La polizia di Avon e Somerset ha raccontato ai media di aver licenziato in tronco la “Sergente X”, colpevole di aver agito in modo “deliberato e ingannevole, abusando della fiducia riposta in lei”. L’agente era impiegata in smartworking, controllata da remoto attraverso un sistema informatico che ha provato a eludere per prendersi delle pause non previste dall’orario di lavoro. In altre parole, fingeva di lavorare mentre era in smartworking, simulando la presenza al pc durante la maggior parte dei turni da remoto fra aprile e maggio 2025. Per provare a ingannare i controlli, la lavoratrice aveva impiegato una fotografia incorniciata.
Posizionando la cornice strategicamente sulla tastiera del pc, infatti, teneva costantemente una pressione sui tasti. Così, sembrava che fosse attiva e il pc non andava mai in modalità sospensione. Proprio questo inganno, però, ha attirato l’attenzione dei supervisori. In medesimi ruoli e intervalli di tempo, infatti, sembrava che inserisse battute da 3 a 8 volte superiori ai suoi colleghi (premendo poi sempre lo stesso tasto). Vista così si potrebbe pensare che si sia trattato di uno stratagemma dozzinale, ma l’indagine dei supervisori ha fatto riemergere simili violazioni nel 2022 e nel 2023, seppur molto meno frequenti rispetto all’ultimo periodo. A quanto pare la Sergente X aveva problemi personali che la intrattenevano parecchio al cellulare nei mesi precedenti al licenziamento, circostanza che però non ha attenuato la gravità della condotta.
Pare che la lavoratrice abbia ammesso la violazione, ma ha comunque provato a sminuirne l’impatto. Nell’udienza urgente per il provvedimento disciplinare ha infatti dichiarato, secondo i media locali, quanto segue:
Questo non è stato un atto motivato da guadagno personale, corruzione o intenzione di minare l’organizzazione o il pubblico. Provo profondo dolore e sincero rimorso per la posizione in cui ho messo l’organizzazione, i miei colleghi e me stesso. Capisco che potesse essere visto come disonesto, ma non ho agito in modo disonesto.
Nonostante tutto, comunque, è stata licenziata in tronco. La sua condotta è stata considerata inammissibile dalla commissione giudicante, che ha lamentato un’incompatibilità assoluta tra questo comportamento e l’integrità richiesta al personale delle forze dell’ordine. La detective sovrintendente Larissa Hunt, a capo del dipartimento di standard professionali della forza, ha dichiarato:
È estremamente deludente che un agente si sia comportato in modo tale da non solo screditare la forza di polizia, ma anche minare la fiducia pubblica nei confronti dei nostri doveri e responsabilità. Riconosciamo che la stragrande maggioranza dei nostri ufficiali e del nostro staff lavora duramente per proteggere il pubblico
Cosa sarebbe successo in Italia?
Indipendentemente dalla contrattazione collettiva e individuale, fingere di lavorare durante lo smartworking può far perdere il posto di lavoro. Si tratta di una grave violazione degli impegni contrattuali, del vincolo fiduciario e degli interessi aziendali. Il fatto che la violazione si sia ripetuta così frequentemente, per di più durante l’attività da remoto approfittando della difficoltà di controllo, non fa che confermare la gravità dell’infrazione disciplinare. Per i dipendenti pubblici, soprattutto appartenenti alle forze dell’ordine, la punibilità è ulteriormente accentuata.
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