Un altro lavoratore licenziato per aver rifiutato di partecipare agli eventi aziendali. Ma un caso del genere potrebbe ripetersi anche in Italia?
Il tribunale distrettuale del Wisconsin (USA) è chiamato a occuparsi di una nuova causa di lavoro a dir poco bizzarra, come purtroppo se ne ripetono tante in giro per il mondo. Un lavoratore si è rivolto ai giudici dopo esser stato licenziato per aver chiesto di saltare l’happy hour, un motivo apparentemente assurdo e ingiusto. A ben vedere, non è certo il primo licenziamento paradossale di cui ci occupiamo e per dirla tutta non è neanche l’unico del suo genere.
Per pazzesco che possa sembrare, c’è almeno un precedente di licenziamento per la mancata partecipazione agli eventi aziendali, nello specifico il caso conosciuto è francese. Notizie che indignano e aprono dubbi, ma soprattutto preoccupano i dipendenti, che temono di essere così obbligati a presenziare ad aperitivi, cene e altri momenti di convivialità con colleghi e superiori contro il proprio volere. Cerchiamo quindi di capire cos’è successo e soprattutto se un evento simile potrebbe ripetersi anche in Italia, per chiarire ogni preoccupazione in merito.
Licenziato per aver chiesto di saltare l’happy hour
Un lavoratore statunitense ha citato l’azienda per cui era impiegato in giudizio, contestando il licenziamento subito. L’uomo, nel suo sfogo a Bloomberg, ha raccontato dell’attrito nato per il suo rifiuto di partecipare agli eventi sociali sponsorizzati dal datore di lavoro, in genere aperitivi aziendali e simili. Un paletto che avrebbe compromesso la sua posizione lavorativa, tanto da fargli perdere il posto. Secondo quanto riportato dal lavoratore, infatti, avrebbe subito parecchie pressioni, presto diventati ordini diretti, per partecipare alle attività sociali dell’azienda, passando dagli happy hour alla condivisione della pausa pranzo con i colleghi.
Per il dipendente, tuttavia, è stato impossibile adempiere a queste richieste, incompatibili con il proprio stato di salute. Soffrendo di ansia sociale e di disturbo da stress post-traumatico, la partecipazione a simili eventi sarebbe stata deleteria per la sua salute mentale. Il lavoratore ne avrebbe discusso apertamente con l’azienda, chiedendo di fatto un esonero dagli eventi, pur non essendo ufficialmente obbligatori, e venendo licenziato poco dopo. Si è quindi rivolto al tribunale contestando il licenziamento e soprattutto la mancata attenzione alle proprie condizioni di salute, considerando che i suoi disturbi possono rientrare nella classificazione di disabilità individuate dall’Americans with Disabilities Act del 1990, il quale prevede l’adozione degli accomodamenti necessari e vieta la discriminazione sul luogo di lavoro.
Potrebbe succedere anche in Italia?
Un episodio del genere potrebbe in astratto succedere anche in Italia, ma ciò non significa assolutamente che sarebbe legittimo. Anzi, ci sono alte probabilità che un lavoratore in analoghe situazioni otterrebbe i rimedi spettanti contro il licenziamento illegittimo, oltre a un eventuale risarcimento per l’aggravamento del suo stato di salute e la mancata considerazione dello stesso. Bisogna partire dal presupposto che gli eventi aziendali veri e propri, quelli che si svolgono fuori dall’orario di lavoro e non riguardano le mansioni contrattuali, non possono mai essere imposti. Poter licenziare un dipendente che non vuole parteciparvi è fuori discussione, tanto più quando il rifiuto è motivato da un problema di salute.
Di fatto, anche il lavoratore francese che si è trovato in una situazione simile ha ricevuto un risarcimento considerevole. In quel caso, peraltro, la mancata partecipazione agli eventi aziendali era dovuta alla semplice e legittima preferenza personale, non a ragioni legate alla salute. Quando gli eventi sociali sono una parte integrante del lavoro in questione, come orario, mansioni e retribuzione, la situazione ovviamente cambia.
In questo caso il lavoratore dipendente deve chiedere un cambiamento di mansioni o altro accomodamento per evitare l’aggravamento del proprio stato di salute, ma non può ovviamente rifiutare a prescindere e discrezionalmente il lavoro previsto dal contratto. A tal proposito, è necessario presentare una domanda formale avvallata dalla documentazione medica, così che possa essere svolto un approfondimento sull’idoneità al lavoro e in seguito adottati gli accorgimenti necessari, tutti i «ragionevoli accomodamenti» nel limite delle possibilità.
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