Lettera di dimissioni: come e quando redigerla?

Chiara Ridolfi

28/02/2017

03/03/2022 - 14:50

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Come redigere una lettera di dimissioni, quando è necessaria e in che modo deve essere strutturata. Istruzioni e modello per la lettera di dimissioni.

Lettera di dimissioni: come e quando redigerla?

La lettera di dimissioni è un documento non più necessario per redigere le proprie dimissioni. Il Jobs Act ha stabilito che, a partire dal 12 marzo 2016, le pratiche di dimissioni si debbano svolgere solo in modalità telematica, in modo da contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”.

La pratica delle dimissioni in bianco prevedeva che nello stesso momento in cui si firmava il contratto di lavoro, venisse anche firmata la lettera con la quale ci si licenziava.

Venivano definite “in bianco” dal momento che non era presente la data del licenziamento.

Sebbene la lettera di dimissioni non sia più necessaria per legge, alcuni datori di lavoro la continuano a richiedere. Di seguito troverete tutte le indicazioni e il modello da scaricare e compilare

Come redigere una lettera di dimissioni?

La comunicazione delle dimissioni volontarie deve essere redatta su carta semplice e inviata al datore di lavoro tramite raccomandata con ricevuta di ritorno oppure consegnata a mano.
Non c’è differenziazione tra le due modalità, ma una maggiore praticità vi consigliamo di consegnarla a mano, evitando anche di spendere soldi inutili nelle raccomandate con ricevuta di ritorno.

La lettera di licenziamento dovrà contenere dei dati precisi, senza i quali il documento potrebbe non essere considerato valido. I dati che dovete inserire nella lettera di dimissioni sono:

  • i dati del lavoratore;
  • i dati aziendali;
  • la data di assunzione;
  • la data di decorrenza delle dimissioni.

Dopo che avrete dato la lettera al datore di lavoro non sarà più necessario, in base alle disposizioni del 12 marzo 2016, non sarà più necessario che lui la inoltri al CPI.
Voi stessi vi dovrete recare in uno degli enti accreditati e presentare le dimissioni mediante la modalità telematica.

In alternativa a questa modalità si potranno presentare le proprie dimissioni accedendo al portale del Ministero del Lavoro e inviando il modulo che si troverà tra i vari allegati. Questa operazione può essere svolta solo da coloro che hanno il Pin INPS Dispositivo.
Il lavoratore avrà comunque 7 giorni di tempo per ripensarci e revocare la domanda inoltrata.

Per chi dovesse redigere una lettera di dimissioni volontarie, oltre alle pratiche telematiche necessarie, abbiamo pensato di allegare un documento che potrebbe essere utile ai vostri scopi. Di seguito troverete un modello Word della lettera di dimissioni, che potrete utilizzare per inviare la comunicazione al vostro capo.

Vi ricordiamo che il mancato preavviso delle dimissioni comporta una sanzione economica per il lavoratore che consiste in un’indennità, variabile da caso a caso, pari all’importo delle retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore durante il periodo di preavviso non lavorato.

Quando si possono presentare le dimissioni?

Si possono presentare le dimissioni in qualunque momento il lavoratore ne senta l’esigenza. Non si devono spiegare i motivi per cui si decide di lasciare il proprio posto di lavoro e nessuno può obbligarvi a specificarli.

L’unico obbligo del lavoratore è comunicare ufficialmente all’azienda la propria decisione di rassegnare le dimissioni con un preavviso variabile in base all’anzianità aziendale e all’inquadramento contrattuale.

Con il termine “preavviso” si intende il lasso di tempo che serve al datore di lavoro per trovare un sostituto del lavoratore dimissionario. Non c’è un numero di giorni stabilito e uguale per tutti i lavoratori, per sapere le tempistiche dovrete leggere le clausole del vostro contratto.

Quando non è necessario il preavviso?

La normativa italiana prevede che ci siano situazioni in cui le dimissioni possono essere presentate senza preavviso. Si tratta di dimissioni per giusta causa, quando cioè da parte del datore di lavoro o dell’azienda vengano a verificarsi gravi inadempienze o atteggiamenti lesivi nei confronti del lavoratore.

Se accertata, la giusta causa obbliga l’azienda e il datore di lavoro a versare al dipendente dimissionario un’indennità sostitutiva di mancato preavviso. Di seguito trovate elencati i principali motivi di licenziamento per giusta causa:

  • demansionamento ingiustificato del lavoratore;
  • reiterato mancato pagamento della retribuzione;
  • omissione del versamento dei contributi previdenziali;
  • mancata regolarizzazione della posizione contributiva del lavoratore;
  • mobbing a causa di comportamenti vessatori di superiori o colleghi;
  • condotte lesive dell’onore e della reputazione e o di natura razzista;
  • molestie e violenze psicologiche di natura sessuale;
  • tentativo dell’impresa di coinvolgere il lavoratore in attività illecite;
  • mancata osservanza delle norme sulla sicurezza e sulla sanità;
  • spostamento di sede del lavoratore, senza ragioni organizzative.

In tutti i casi sopra elencati la Legge italiana tutela il lavoratore, che può presentare le dimissioni senza dover attendere il periodo previsto dal suo contratto. Saranno ovviamente poi applicati dei controlli, ma nel caso in cui essi diano esito positivo il lavoratore potrà abbandonare immediatamente il posto che ricopre.

Vi è inoltre la possibilità di chiedere l’esonero del preavviso all’azienda o al datore di lavoro. Di solito questo capita quando i rapporti tra dipendente e azienda sono molto cordiali e al lavoratore non sia possibile, per varie ragioni, dare il preavviso delle proprie dimissioni.

Se viene accettato l’esonero, il datore di lavoro prende atto della volontà del lavoratore di dimettersi senza rispettare il preavviso previsto da contratto, ma rinuncia a richiedere la somma relativa all’indennità sostitutiva.

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# Lavoro

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