Da tempo il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sostiene che la gestione del bilancio della banca centrale sia una questione tecnica, separata dalla politica monetaria.
Tuttavia, questa affermazione potrebbe essere messa alla prova con la rapida scomparsa della liquidità in eccesso nel sistema bancario.
Negli ultimi due anni, la Fed ha ridotto il proprio bilancio di oltre 2.000 miliardi di dollari, in parallelo con il rialzo dei tassi di interesse. Tuttavia, il cosiddetto «doppio binario» tra politica dei tassi e gestione del bilancio rischia di diventare insostenibile con l’esaurimento della liquidità residua.
Uno degli indicatori più evidenti della stretta di liquidità è la caduta delle riserve nel programma overnight della Fed, il Reverse Repo Facility (RRP). Attualmente, il RRP è sceso a soli 78 miliardi di dollari, un valore marginale rispetto al picco di 2.550 miliardi di dicembre 2022. Questo crollo segna un punto di svolta nella politica monetaria della Fed, in quanto il RRP fungeva da valvola di sicurezza per assorbire l’eccesso di liquidità generato dagli stimoli pandemici.
Se da un lato il drenaggio della liquidità ha contribuito a raffreddare l’inflazione, dall’altro ha ridotto i margini di manovra per la Fed nel mantenere stabile il sistema finanziario. Finché vi era liquidità in eccesso, la riduzione del bilancio della Fed avveniva senza intaccare le riserve bancarie. Ora, però, qualsiasi ulteriore drenaggio di liquidità dovrà necessariamente provenire dalle riserve bancarie, ovvero il capitale che le banche detengono presso la Fed per garantire il buon funzionamento del sistema finanziario.
Attualmente, le riserve bancarie ammontano a circa 3.200 miliardi di dollari, un valore ancora elevato rispetto ai 1.400 miliardi che nel 2019 causarono una crisi di liquidità nei mercati monetari. Tuttavia, il rapporto tra riserve e PIL sta scendendo verso un livello critico.
Nel 2019, le riserve bancarie erano calate dal 16% al 7% del PIL, scatenando un’impennata dei tassi repo overnight e costringendo la Fed a interrompere il QT. Oggi, il rapporto si trova intorno al 10-11%, una soglia che il governatore Christopher Waller ha indicato come potenzialmente problematica. Secondo alcuni analisti di JP Morgan, se le riserve scendessero sotto il 9%, il sistema bancario potrebbe iniziare a mostrare segni di stress con effetti a catena sui mercati.
Waller ha dichiarato che la Fed potrebbe «aggiustare il tiro» quando le riserve raggiungono questa fascia di valori, segnalando una possibile fine anticipata del QT. Il consenso tra i primary dealers della Fed di New York prevede che la riduzione del bilancio si fermi a giugno 2025, quando la Fed avrà un bilancio inferiore ai 6.400 miliardi di dollari e riserve poco sopra i 3.000 miliardi. Tuttavia, con il RRP quasi esaurito, la riduzione del bilancio di altri 500 miliardi potrebbe abbassare pericolosamente il livello delle riserve.
Se le riserve scendessero sotto il 10% del PIL, il rischio di turbolenze nei mercati monetari aumenterebbe. Una riduzione eccessiva potrebbe provocare un’impennata dei tassi di finanziamento overnight e costringere la Fed a interrompere il QT prima del previsto. Un’eventuale carenza di liquidità potrebbe anche obbligare la banca centrale a rivedere la propria politica dei tassi, creando instabilità nei mercati.
La Fed dispone di vari strumenti per gestire la situazione, ma il margine di manovra si sta riducendo.
Alcuni esperti ritengono che la Fed potrebbe adottare misure alternative per rallentare il drenaggio delle riserve, come ridurre il ritmo del QT o modificare il tasso di interesse sui depositi in eccesso (IOER) per incentivare le banche a mantenere maggiori riserve. Tuttavia, qualsiasi aggiustamento dovrà essere attentamente calibrato per evitare di compromettere la lotta all’inflazione.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il livello delle riserve bancarie sta scendendo verso una soglia critica. La Fed potrebbe essere costretta a scegliere tra due opzioni: interrompere il QT prima del previsto o rischiare un’impennata della volatilità nei mercati monetari. Inoltre, il calo delle riserve potrebbe incidere sulla trasmissione della politica monetaria, aumentando la pressione sui tassi di finanziamento a breve termine.
Per ora, il segnale non è rosso, ma il semaforo sta lampeggiando in arancione. I prossimi mesi saranno cruciali per capire se la Fed dovrà modificare la sua strategia per evitare una crisi di liquidità simile a quella del 2019, o se riuscirà a proseguire con la riduzione del bilancio senza scatenare nuove turbolenze nei mercati finanziari.