Qual è il futuro dell’Italia? Come sarà l’economia nei prossimi 10 anni?
Una delle (possibili) risposte si cela all’interno di un report recente a cura di Ray Dalio, investitore, imprenditore e autore statunitense, noto soprattutto per essere il fondatore di Bridgewater Associates, uno dei più grandi hedge fund del mondo.
Nello studio vendono esaminate le 24 economie più potenti al mondo - tra cui l’Italia, individuando:
- il livello di forza, misurato tramite una serie di indicatori come PIL, quota di mercato sul commercio mondiale, livelli di istruzione, forza militare,
- il livello di salute, misurato attraverso indici legati alla salute fisica (ad esempio, aspettativa di vita, tassi di mortalità infantile, malattie croniche),
- il livello di felicità, misurato tramite diversi parametri come felicità e soddisfazione rilevate nei sondaggi, tassi di suicidio
- le prospettive di crescita economica, misurate attraverso i tassi di crescita reale nei prossimi 10 anni.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che decidiamo di soffermarci. Quali sono le prospettive economiche per l’Italia da qui a 10 anni?
Com’è l’economia italiana oggi
In base agli ultimi dati aggiornati a luglio 2024, secondo Dalio l’Italia non è una potenza mondiale rilevante, incastrata in un declino graduale, anche se negli ultimi tre anni il trend si è stabilizzato.
Le debolezze dell’Italia sono da ricercare soprattutto nella sua “situazione economica e finanziaria sfavorevole”, la corruzione e l’incoerenza nell’applicazione della legge, la scarsa etica sul lavoro da parte dei suoi cittadini, oltre a una distribuzione relativamente inefficiente del lavoro e della ricchezza.
Gli indicatori principali utili alla misurazione della sua potenza mostrano una certa debolezza complessiva. Sono diminuiti lentamente negli ultimi 20 anni, in particolare la quota di mercato in mano all’Italia nella produzione globale, la sua importanza nel commercio mondiale e il suo ruolo come centro finanziario.
Per comprendere a fondo un Paese e le relative prospettive è utile partire dall’osservazione dei grandi cicli economici e degli indici capaci di riflettere l’ascesa e la caduta di un’economia. Questi fattori sono a sé stanti ma allo stesso tempo interagiscono e si rafforzano a vicenda.
I dati sono limitati, ma per il noto investitore l’Italia sarebbe oggi incanalata in un grande ciclo sfavorevole: il debito è moderatamente alto e la crescita reale prevista per i prossimi 10 anni è molto bassa (-0,5% all’anno). Negli ultimi 3 anni, la crescita reale è stata del 3,5% annuo, superiore al consensus generale degli analisti. Nello stesso periodo, il mercato azionario italiano ha registrato un rendimento del 47,0% superiore al denaro liquido, superando significativamente la metrica mondiale (17,1%).
I livelli di debito sono elevati (231% del PIL nei settori non finanziari), più specificatamente:
- il debito pubblico è alto (132% del PIL);
- i livelli di debito delle famiglie sono bassi (38% del PIL);
- il debito delle imprese non finanziarie è moderato (61% del PIL).
Il debito italiano è prevalentemente denominato in euro, il che aumenta i rischi associati poiché non è una valuta che l’Italia controlla direttamente.
Come sarà l’economia italiana tra 10 anni
Secondo l’indice di salute economica di Ray Dalio, il tasso di crescita - decrescita, pardon - reale dell’Italia nei prossimi 10 anni sarà intorno al -0,5%, di gran lunga più basso rispetto alla media globale. L’Italia si posiziona infatti all’ultimo posto tra le 35 economie mondiali principali e (ancora) all’ultimo posto nella classifica dedicata a 17 Paesi sviluppati.
La stima è frutto di un’analisi generata da un computer sulla base di un set di dati macro e indici e tiene conto di shock esogeni.
Perché l’Italia non crescerà?
La risposta è da ricercare nella combinazione di un tasso di crescita per lavoratore previsto al +0,6%, inferiore alla media globale, e un tasso di crescita della forza lavoro del -1,1%, con una forte influenza negativa sulla crescita.
L’aumento della produzione per lavoratore è influenzato sia dalla produttività che dall’indebitamento. Nel lungo termine, la produttività è il fattore più rilevante, mentre le variazioni dell’indebitamento tendono a essere determinanti nel breve termine.
Considerando l’arco temporale di 10 anni impostato per questa analisi, Dalio pondera gli indicatori di produttività per circa due terzi e quelli sull’indebitamento per circa un terzo.
Ed è così che l’esperto e il suo team arrivano a dipingere un quadro a dir poco scoraggiante per l’ltalia e il suo futuro.
Nei prossimi 10 anni, la crescita della produttività italiana sarà “significativamente peggiore” rispetto alla maggior parte dei Paesi principali nel mondo (con un tasso di crescita dello 0,3%), mentre le condizioni di indebitamento saranno leggermente peggiori rispetto ad altri Paesi (con un tasso di crescita dell’1,1%).