Il caso della Silicon Valley Bank porta con sé anche delle opportunità di investimento.
La sua crisi di liquidità ha innescato timori di crisi sistemiche che, allo stato attuale, non trovano corrispondenza con la realtà del sistema creditizio USA nel suo complesso. La Fed è intervenuta con garanzie a favore dei depositanti, ma siamo certi che non mancherà di fornire linee di credito emergenziali nel caso in cui altre banche di piccole o medie dimensioni dovessero trovarsi di fronte al ritiro massiccio di denaro da parte dei propri depositanti.
Diciamo subito che il crack della SVB è unicamente colpa del management della SVB, che ha commesso errori clamorosi nella gestione integrata delle passività (a vista) con le proprie attività (US Treasury a 30 anni e impieghi a lungo termine alle start-up). La Fed quindi non ha alcuna colpa con il suo rialzo dei tassi di interesse nell’origine della crisi di SVB. Basti pensare che altre banche di grosse dimensioni come Citi, Goldman Sachs oppure JP Morgan curano in maniera maniacale l’equilibrio tra la durata media delle proprie passività e la durata media degli attivi di bilancio, e il rialzo dei tassi della Federal Reserve non ha minacciato la loro stabilità finanziaria.
Il mercato sembra però «buttare via il bambino assieme alla acqua sporca della vasca» in queste situazioni: le vendite si abbattono sia su titoli “problematici” che su titoli che non meritano assolutamente di essere puniti dalla volatilità. Creando così delle formidabili occasioni di acquisto per il lungo termine.
È il caso della banca CHARLES SCHWAB (SCHW US) negli USA.
La banca trae il suo nome dal suo fondatore, Charles Schwab, appunto. Nel 1971 ha fondato l’azienda come una società di intermediazione mobiliare tradizionale, con 100.000 dollari presi in prestito dallo zio.
Oggi la società elabora in media 6 milioni di operazioni al giorno su tutti i mercati finanziari internazionali, a valere su oltre 30 milioni di conti di clienti per un controvalore medio day-by-day di 7,1 trilioni di dollari.
Dal comunicato del 13 marzo u.s., sappiamo che il patrimonio totale depositato dai clienti ammontava a 7,38 trilioni di dollari alla fine del mese di febbraio, con un calo del 4% rispetto al febbraio 2022 e dell’1% rispetto al gennaio 2023. Si tratta di un’azienda leader nella fornitura di servizi finanziari con circa 34,0 milioni di conti di intermediazione–trading attivi, ben 2,4 milioni di clienti partecipanti a piani pensionistici aziendali, oltre a 1,7 milioni di conti correnti bancari.
Attraverso le sue filiali operative, la società fornisce una gamma completa di servizi di gestione patrimoniale, intermediazione mobiliare, attività bancaria classica, servizi id pagamento e incasso, custodia e consulenza finanziaria a investitori individuali e a consulenti d’investimento indipendenti. La sua principale filiale bancaria, Charles Schwab Bank, SSB (membro FDIC, cioè aderente al sistema di protezione e garanzia dei depositi bancari negli USA), fornisce servizi e prodotti bancari e di prestiti a clientela ordinaria.
Mi ha colpito un dato impressionante nelle recenti dichiarazioni dei responsabili aziendali: negli ultimi 40 giorni, le nuove attività nette di base apportate alla società da clienti nuovi ed esistenti sono state pari a 41,7 miliardi di dollari. Molti di questi sono ex-clienti SVB. Questa crisi di SVB, insomma, è stata una manna dal cielo per Schwab.
La cosa che è decisamente interessante è che la performance finanziaria, alla luce dei forti afflussi netti di nuova raccolta del mese di febbraio e della prima decade di marzo continua a essere forte.
In vista dei risultati del primo trimestre 2023, che verranno resi noti entro il 17 di aprile, la società prevede una crescita dei ricavi di circa il +10% rispetto al primo trimestre del 2022, con un margine di interesse ante imposte (differenza tra interesse pagato ai depositanti e interesse percepito sugli impieghi) nell’ordine del 45-47%.
Il CFO della banca, Peter Crawford nel comunicato del 13 marzo u.s. è stato molto chiaro:
“ …Oltre l’80% dei nostri depositi bancari totali rientra nei limiti di assicurazione FDIC, (250.000 dollari) ed è uno dei cinque rapporti depositi garantiti/depositi totali più alti tra le prime 100 banche degli Stati Uniti…”.
Ed inoltre ha dichiarato:
“...Il rapporto prestiti/depositi delle nostre banche è di circa il 10% e quasi tutti i prestiti sono garantiti da ipoteche o titoli di primario standing creditizio (US Treasury)...”.
E questo - a nostro parere - significa che il rapporto NPL netti / Totale impieghi creditizi è pressoché pari a zero.
E ancora:
“…Il resto delle nostre attività è investito in titoli liquidi con durata entro i 2-3 anni, e di alta qualità, attraverso il nostro portafoglio disponibile per la vendita, attraverso il patrimonio netto della nostra holding - casa madre o il portafoglio proprietà delle filiali broker-dealer, o nel nostro portafoglio titoli HTM (Held to Maturity, cioè titoli da detenere sino a scadenza, non destinati al trading proprietario). Ma bisogna sottolineare una cosa: concentrare l’attenzione sulle perdite non realizzate all’interno del portafoglio HTM presenta un errore logico, perché questi titoli giungeranno a scadenza alla pari e, dato il nostro significativo accesso ad altre fonti di liquidità, (linee di credito interbancarie e facility da utilizzare presso la FED) è molto improbabile che abbiamo bisogno di venderli prima della scadenza (come suggerisce il nome)...”
Sono dichiarazioni rassicuranti. Orbene, questo non ha evitato alla SCHW di essere coinvolta nel sell-off delle banche regionali, come se stesse per fallire anch’essa, a causa del proprio portafoglio titoli. Nulla di più sbagliato.
Un po’ di analisi grafica.
Se guardiamo il grafico Bloomberg qui sotto ci accorgiamo che il ciclone SVB ha penalizzato ingiustamente la SCHW facendole perdere in pochi giorni il 35% (dagli 80 $ del 24.2.2.23 ai minimi di 52 $ di lunedì scorso). Tuttavia, nella giornata del 14.3.2023 ha però subito un buon rimbalzo sino a toccare i 56,7$.
Che dire? Con un ROE del 17% circa e un P/E di circa 14x, e un business model assolutamente conservativo e prudente, il titolo è alquanto sottovalutato a questi prezzi.
Grafico azioni SCHW
Fonte: Bloomberg
Conclusioni: dal punto di vista grafico, il riconoscimento della qualità intrinseca del business aziendale da parte del mercato e l’assoluta estraneità alle crisi di liquidità stile SVB potrebbero riportare il titolo nel breve tempo alla sua MM200gg (linea gialla grafico Bloomberg qui sopra) pari a circa 73,5$, con un up-side potenziale di circa il +30% rispetto alla chiusura di 56.58$ di martedì sera 14.3.2023.
Di R. F.
DISCLAIMER: le notizie contenute nel presente articolo si ritengono veritiere e aggiornate alla data del 15 marzo 2023. Le considerazioni contenute nel presente articolo sono solo mie e non coinvolgono la responsabilità di Money.it e, allo stesso tempo, non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio. L’investimento in azioni è un investimento a rischio e può comportare anche la perdita del 100% del capitale investito.