LA FED INAUGURA IL PROSSIMO CICLO DI RIBASSI DEI TASSI DI TUTTE LE BANCHE CENTRALI NEL 2024
In tempi non sospetti, agli inizi di settembre, scrissi un articolo sulla progressiva discesa del rendimento del decennale USA al di sotto del 4% entro la fine di dicembre 2023. Lo potete leggere qui, così come nell’articolo di metà settembre sull’opportunità di non aver paura della Fed e di confidare nella progressiva discesa dell’inflazione e dei tassi di interesse.
Ebbene ieri sera, a sorpresa, il Governatore della Fed ha usato toni molto accondiscendenti e ha aperto alla possibilità di tre tagli dei tassi nel 2024 e di quattro tagli dei tassi nel 2025, secondo anche il panel di interviste presso i membri del Board of Governors della Fed (il cosiddeto Dot Plot della Federal Reserve).
Ma il mercato crede in tagli più aggressivi.
Il rendimento del decennale USA è quindi sceso – alla fine delle contrattazioni ufficiali - al di sotto del 4%, esattamente al 3,95%. A guardare il grafico Bloomberg qua sotto, almeno graficamente, c’è spazio per un’ulteriore discesa del rendimento del Treasury 2033 sino a quota 3,5% entro la primavera del 2024. Il rally obbligazionario quindi è a metà strada.
Tutto questo, cioè il robusto rally del mercato obbligazionario, era stato ampiamente scontato negli articoli del sottoscritto su Money.it, in articoli come “Su quali Btp investire ora?”, “Troppa volatilità ingiustificata sui BTP: un’occasione per comprare” e Mercati, opportunità (e rischi) con l’aumento dei tassi di interesse.
È tempo di portare a casa i profitti? Ancora no.
Siamo a metà strada del rally obbligazionario, come detto sopra. Abbiate pazienza e vedrete salire ancora di più il prezzo del vostro BTP 4,5% 2053 o quello del BTP 5% 2040, che vi avevo consigliato di comprare mesi fa.
ANDAMENTO DEL RENDIMENTO DE L DECENNALE AMERICANO
FONTE: BLOOMBERG
Graficamente il destino sembra essere un ritorno nell’area 3,40%-3,60%, evidenziata nella fascia parallela all’asse delle ascisse, messa in evidenza nel grafico.
Insomma, sembra proprio che i mercati siano entrati in un nuovo paradigma di inflazione e rendimenti molto più bassi per il 2024, mentre l’ordine geopolitico globale si frammenta, e mentre l’aumento del rischio di recessione si sta facendo sempre più pressante a livello mondiale. E quindi ciò significa che le obbligazioni sono tornate.
Il problema è stato il 2022: in quell’anno le condizioni monetarie e di credito sono state strette in maniera forse eccessiva e in troppo poco tempo e hanno creato un problema di interesse nazionale per le economie globali, aumentando il rischio di uno shock di crescita avverso per il prossimo anno – il 2024 - che i mercati non erano pienamente preparati per affrontare.
Ci si aspetta ora che negli Stati Uniti l’inflazione scenda più del previsto e che per la Federal Reserve il target al 2% entro fine 2024 o inizio del 2025 sia alla portata di mano. Anche alla luce del fatto che i dati dell’indice dei prezzi al consumo headline di tutte altre principali economie sono impostati al ribasso, al punto tale che anche le altre banche centrali possono oramai confidare di raggiungere i loro obiettivi di inflazione nel corso del prossimo anno.
Oggi 14 dicembre la Lagarde non si è discostata di molto dalla impostazione buonista sull’inflazione, abbassando le stime per il 2024 della BCE.
Questo mi fa ben sperare per i nostri BTP trentennali, che hanno ancora tanta strada da percorrere al rialzo nei loro prezzi. Rimango ancora convinto – come detto prima - che il BTP 4,50% ottobre 2053, se lo avete comprato a 90 a fine ottobre e lo vedete a 103 oggi, non sia da vendere. Così come il BTP 5% 2040, che valeva 98 a fine ottobre e oggi vale 110, ha spazio altri 8/9 punti per salire. Lo stesso dicasi per il Bund 2032 o per i Bonos 2033.
Gli analisti si aspettano che la Fed inizierà a tagliare i tassi nel secondo trimestre del 2024 e continuerà a tagliare di più di 100 punti base nel resto dell’anno. Molti inoltre anticipano anche che la Banca Centrale Europea seguirà la Fed e che la Banca d’Inghilterra darà il via a un ciclo di taglio, ma rimarrà indietro rispetto ai suoi “competitors” (Fed e BCE nella fattispecie).
È in atto un processo di disinflazione inarrestabile. E sarà più severo in UE che negli USA.
Attenzione, questo processo non sarà indolore dal punto di vista sociale.
Riteniamo che un’ulteriore disinflazione probabilmente arriverà al prezzo di una disoccupazione crescente in Europa e in UK, mentre l’esaurimento delle sacche di risparmio dei consumatori (accumulate in era Covid), le condizioni di credito più strette alle aziende e alle famiglie e condizioni deboli del mercato del lavoro potrebbero indicare una possibile recessione nel 2024 in area euro.
Ecco perché non è irrazionale ipotizzare addirittura la deflazione in area euro per la fine del 2024, che è un processo più grave e profondo della disinflazione. Il rapido inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali negli ultimi due anni, infatti, sta guidando i mercati globali verso un «nuovo paradigma» in cui i tassi di interesse del mercato obbligazionario si abbasseranno fortemente, anche se non torneremo più all’era dei tassi BCE negativi.
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