Le elezioni più attese nel 2026 in Italia e nel mondo

Emanuele Di Baldo

16/01/2026

Dall’Italia agli Stati Uniti, passando per Germania, Spagna, Brasile e Russia. Ecco tutti gli appuntamenti elettorali più importanti del nuovo anno.

Le elezioni più attese nel 2026 in Italia e nel mondo

Il 2026 si apre come uno degli anni politicamente più intensi dell’ultimo decennio. In un mondo attraversato da conflitti armati, tensioni geopolitiche, crisi economiche e profonde trasformazioni sociali, oltre 40 Paesi – che rappresentano complessivamente più di un miliardo e mezzo di cittadini – sono chiamati alle urne. Non si tratta solo di eleggere nuovi governi o rinnovare parlamenti: in molti casi il voto sarà un vero e proprio referendum sul futuro delle democrazie, sulla collocazione internazionale degli Stati e sulla tenuta delle istituzioni.

L’Europa si presenta come uno dei principali laboratori politici del 2026. Dalle presidenziali in Portogallo alle parlamentari in Ungheria, fino alle regionali tedesche e al voto in Svezia, il continente affronta una stagione elettorale segnata dall’avanzata delle destre radicali, dal logoramento dei governi di coalizione e dal tema sempre più centrale della sicurezza, interna ed esterna. Il conflitto in Ucraina, le tensioni con la Russia e il rapporto con gli Stati Uniti fanno da sfondo a campagne elettorali sempre più polarizzate.

Fuori dall’Europa, il calendario è altrettanto fitto e decisivo. Gli Stati Uniti affrontano le elezioni di midterm, un passaggio cruciale che determinerà il controllo del Congresso e il margine d’azione del presidente Donald Trump nella seconda metà del mandato. Il Brasile torna alle urne in un clima di forte polarizzazione, con Lula candidato alla rielezione e un fronte conservatore in cerca di una nuova leadership dopo l’uscita di scena di Jair Bolsonaro. In Medio Oriente, le elezioni in Israele e Libano si intrecciano con conflitti aperti e instabilità cronica.

Anche l’Africa e l’Asia sono attraversate da appuntamenti delicatissimi: dalle elezioni generali in Uganda ed Etiopia, alle consultazioni in Bangladesh, Nepal e Thailandia, fino al voto storico del Sud Sudan, il primo davvero competitivo dalla nascita dello Stato. In molti di questi Paesi, il voto sarà osservato speciale per il rispetto dei diritti politici, la sicurezza degli elettori e il rischio di interferenze esterne.

In questo scenario globale complesso, anche l’Italia guarda al 2026 come a un anno di passaggio importante, tra consultazioni locali e il ricorso allo strumento referendario. Un anno che non segnerà solo il presente, ma che contribuirà a disegnare gli equilibri politici del prossimo decennio.

Gli appuntamenti elettorali in Italia del 2026

Il 2026 rappresenta per l’Italia un anno di transizione politica cruciale, collocato esattamente a metà del ciclo istituzionale che dovrebbe condurre, salvo crisi di governo o scioglimenti anticipati, alle elezioni politiche del 2027. Sebbene non siano previste elezioni parlamentari né regionali ordinarie, il calendario elettorale dell’anno è tutt’altro che vuoto: al contrario, è caratterizzato da importanti consultazioni amministrative e soprattutto da un referendum costituzionale di portata nazionale, destinato ad avere un impatto diretto sull’assetto della giustizia italiana - la famosa separazione delle carriere - e sugli equilibri tra i poteri dello Stato.

Dal punto di vista delle Regioni, il 2026 segna una pausa dopo l’intensa stagione elettorale del 2025, che ha visto il rinnovo di sette governi regionali e una parziale ridefinizione della mappa politica del Paese. Nel corso del nuovo anno, infatti, nessuna delle 20 Regioni italiane è chiamata al voto per il rinnovo del Consiglio regionale e del Presidente. I mandati in scadenza, salvo eventi straordinari, porteranno la prossima tornata regionale al 2027, con la sola eccezione della Sicilia, che segue un calendario autonomo in quanto regione a statuto speciale. Anche sul fronte delle elezioni politiche nazionali, l’orizzonte resta fissato al 2027, qualora la legislatura giunga alla sua naturale conclusione.

Ben diverso è invece il quadro delle elezioni amministrative, che costituiscono il cuore del calendario elettorale italiano del 2026. Nel corso della primavera, centinaia di Comuni saranno chiamati alle urne per eleggere sindaci e consigli comunali. Si tratta in larga parte dei Comuni che avevano votato nel secondo semestre del 2020, quando la pandemia di Covid-19 costrinse a rinviare le consultazioni previste originariamente in primavera. Questo slittamento ha prodotto un effetto a cascata, spostando le successive scadenze elettorali proprio al 2026.

Tra i Comuni coinvolti figurano anche centri di grande rilevanza politica e amministrativa. Spicca in particolare Venezia, capoluogo di Regione, chiamata a scegliere un nuovo sindaco dopo dieci anni di amministrazione di Luigi Brugnaro, che non potrà ricandidarsi avendo già completato due mandati consecutivi. Altro appuntamento significativo è quello di Reggio Calabria, dove gli elettori dovranno individuare il successore di Giuseppe Falcomatà. Si voterà inoltre in diversi capoluoghi di provincia, tra cui Pistoia, oltre che in numerosi Comuni medio-piccoli distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda le modalità di voto, resta in vigore il sistema previsto dal Testo unico degli enti locali.

  • Nei Comuni con più di 15.000 abitanti, il sindaco viene eletto al primo turno solo se un candidato supera la soglia del 50% + 1 dei voti validi; in caso contrario si procede al ballottaggio tra i due più votati.
  • Nei Comuni sotto i 15.000 abitanti, invece, è eletto direttamente il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In ogni caso, l’elezione del sindaco avviene contestualmente al rinnovo del consiglio comunale.

Accanto alle amministrative, il 2026 sarà segnato da uno degli eventi politici più rilevanti dell’intero anno: il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, promosso dalla maggioranza che sostiene il governo guidato da Giorgia Meloni. La consultazione referendaria è stata fissata, con decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, con voto su due giornate consecutive. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto alcun quorum di partecipazione: la riforma entrerà in vigore se prevarranno i voti favorevoli, indipendentemente dall’affluenza.

Il referendum rappresenta un passaggio istituzionale decisivo, non solo per il merito delle modifiche costituzionali in materia di giustizia, ma anche per il significato politico che il voto assumerà come banco di prova del consenso verso l’azione del governo. In un anno privo di elezioni politiche, il 2026 diventa così un termometro fondamentale degli equilibri politici italiani, destinato a influenzare in modo significativo la campagna elettorale successiva.

Le elezioni più importanti del mondo nel 2026

Se in Italia questo sarà un anno non decisivo sotto diversi aspetti - ma comunque importante per alcune località - in altre parti del mondo si andrà a votare anche per cambiare la storia, come si evince da alcuni appuntamenti caldissimi tanto in Europa quanto in Africa e America Latina. Persino gli Stati Uniti, come anticipato, avranno un bel da fare nel prossimo autunno. Ecco l’analisi mese per mese.

Gennaio

Gennaio 2026 apre l’anno elettorale globale con una serie di consultazioni di grande rilievo, soprattutto in Africa, Europa e Sud-est asiatico, che anticipano dinamiche politiche destinate a influenzare l’intero anno. Il primo appuntamento è fissato per l’11 gennaio in Benin, dove si svolgono le elezioni parlamentari per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale monocamerale. Il voto è cruciale per ridefinire gli equilibri interni dopo una fase di tensioni politiche e restrizioni alla partecipazione di alcune forze di opposizione, in un Paese spesso indicato come una delle democrazie più stabili dell’Africa occidentale.

Nello stesso giorno prende avvio anche la seconda fase delle elezioni parlamentari in Myanmar, un processo elettorale frammentato e fortemente contestato, organizzato sotto il controllo della giunta militare salita al potere con il colpo di Stato del 2021. Le votazioni si svolgono in un contesto segnato da guerra civile, repressione dell’opposizione e isolamento internazionale, rendendo il risultato scarsamente rappresentativo ma politicamente rilevante per i rapporti tra Naypyidaw e i Paesi della regione.

Il 15 gennaio è la volta dell’Uganda, chiamata a votare per Presidente della Repubblica e Parlamento. L’attenzione internazionale è concentrata sulla candidatura dell’ottantenne Yoweri Museveni, al potere dal 1986, che affronta nuovamente il leader dell’opposizione Bobi Wine. La consultazione avviene in un clima di forte tensione, con accuse di violenze, arresti arbitrari e limitazioni delle libertà civili, rendendo il voto un test chiave per la tenuta democratica dell’Africa orientale.

Il 18 gennaio l’Europa guarda al Portogallo, dove si tiene il primo turno delle elezioni presidenziali. Pur trattandosi di una carica in gran parte cerimoniale, il Presidente dispone di poteri fondamentali, come lo scioglimento del Parlamento e la nomina del governo. La competizione è particolarmente osservata per l’ascesa dell’estrema destra guidata da André Ventura, in un contesto di crescente frammentazione politica.

Infine, il 25 gennaio si chiude il ciclo elettorale del mese con la terza fase delle elezioni parlamentari in Myanmar, completando un processo che la comunità internazionale continua a non riconoscere come libero e democratico.

Febbraio

Febbraio concentra alcune delle consultazioni più significative dell’anno, soprattutto in America Latina e Asia, con voti che possono determinare cambiamenti strutturali negli assetti di potere. Il mese si apre il 1° febbraio in Costa Rica, dove si tengono le elezioni generali per eleggere Presidente della Repubblica, due vicepresidenti e i 57 membri dell’Assemblea Legislativa. Con oltre venti candidati presidenziali, il voto appare altamente frammentato e rende probabile un ballottaggio. La campagna è segnata dallo scontro istituzionale tra il presidente uscente Rodrigo Chaves e l’autorità elettorale, in uno dei sistemi democratici più consolidati della regione.

L’8 febbraio l’attenzione si sposta in Asia orientale, dove due appuntamenti elettorali distinti – in Giappone e in Thailandia – possono ridefinire gli equilibri politici regionali.
In Giappone, si vota per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, a soli sedici mesi dalle ultime elezioni. La premier Sanae Takaichi, prima donna alla guida del Paese, ha deciso di anticipare il voto sciogliendo la Camera bassa con l’obiettivo di consolidare la propria leadership e capitalizzare un consenso personale in crescita. La scelta, arrivata a sorpresa a metà gennaio, ha aperto una delle campagne più brevi e incerte del dopoguerra giapponese, con appena due settimane di tempo tra lo scioglimento e le urne.
Il contesto politico è in pieno riassetto: la storica alleanza tra il Partito Liberal Democratico (Ldp) e il Komeito si è interrotta dopo oltre venticinque anni, portando alla nascita di nuove coalizioni e di un fronte d’opposizione più compatto. La sfida si gioca soprattutto nei collegi uninominali, dove il sostegno organizzato di Komeito potrebbe risultare decisivo.
Sul piano dei temi, la campagna ruota intorno al costo della vita, ai salari reali in calo e al rafforzamento della difesa nazionale, aspetti che riflettono il difficile equilibrio tra rilancio economico e sicurezza in un contesto regionale sempre più teso. In caso di successo, Takaichi ne uscirebbe fortemente rafforzata; in caso contrario, ha già annunciato l’intenzione di dimettersi, aprendo a un possibile periodo di instabilità politica.

Sempre l’8 febbraio, l’attenzione si sposta in Thailandia, dove si vota contemporaneamente per le elezioni parlamentari e per un referendum costituzionale. La consultazione potrebbe ridefinire il ruolo dei militari nella vita politica del Paese e limitare il potere del Senato nominato, rappresentando un passaggio decisivo dopo anni di instabilità e colpi di Stato.

Il 12 febbraio è una data chiave per il Bangladesh, chiamato alle urne per elezioni generali e referendum costituzionale. È il primo voto realmente competitivo dopo la caduta del precedente regime autoritario e il governo ad interim guidato da Muhammad Yunus. In gioco ci sono riforme istituzionali profonde, la lotta alla corruzione e la partecipazione, per la prima volta, di milioni di cittadini della diaspora.

Il mese si chiude con il 22 febbraio in Laos, dove si svolgono le elezioni parlamentari per l’Assemblea Nazionale. Pur trattandosi di un sistema a partito unico, il voto ha un valore politico interno perché definisce la composizione della classe dirigente che guiderà le politiche economiche e sociali nei prossimi anni.

Marzo

Marzo 2026 è un altro dei mesi più densi del calendario elettorale globale, con appuntamenti rilevanti in Asia, America Latina ed Europa. Il 5 marzo il Nepal elegge i 275 membri della Camera dei Rappresentanti, un voto cruciale per la stabilità del sistema federale e per la capacità delle nuove generazioni politiche di tradurre la mobilitazione sociale in rappresentanza istituzionale.

L’8 marzo è il turno della Colombia, che rinnova Senato e Camera dei Rappresentanti. Il risultato sarà determinante per l’agenda del governo e per le politiche di pace, in un contesto segnato da violenza politica e tensioni sociali. Il voto parlamentare anticipa le presidenziali di maggio, rendendo il mese centrale per il futuro del Paese.

Il 15 marzo si vota in Vietnam per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale. In un sistema a partito unico, le elezioni servono soprattutto a ridefinire gli equilibri interni al Partito Comunista e a confermare le priorità economiche del Paese.

Il 22 marzo si tengono le elezioni presidenziali nella Repubblica del Congo, un passaggio delicato per un Paese caratterizzato da una forte concentrazione del potere e da interrogativi sulla qualità democratica del processo elettorale. Nello stesso periodo, la Slovenia è chiamata a rinnovare il proprio Parlamento, un voto importante per un Paese membro dell’UE che affronta scelte decisive su politica economica e collocazione europea.

Aprile

Ancora, aprile 2026 rappresenta uno snodo fondamentale dell’intero anno elettorale, con consultazioni ad altissimo impatto geopolitico.

Il 12 aprile si tengono in contemporanea alcune delle elezioni più osservate: in Ungheria si rinnova l’Assemblea Nazionale, in una sfida che potrebbe porre fine a oltre quindici anni di potere di Viktor Orbán e ridefinire i rapporti tra Budapest, Bruxelles e Mosca.

Sempre il 12 aprile, il Perù vota per Presidente della Repubblica, vicepresidenti e Congresso, cercando di uscire da una lunga fase di instabilità istituzionale e governi effimeri. Nello stesso giorno, il Benin elegge il Presidente della Repubblica, una carica dotata di ampi poteri esecutivi.

Aprile è anche il mese previsto per le elezioni presidenziali e parlamentari in Libia, considerate decisive per il processo di unificazione del Paese dopo anni di conflitto e governi paralleli. Si vota inoltre a Capo Verde per il Parlamento e a Gibuti per il Presidente, in due contesti africani molto diversi ma entrambi strategici per la stabilità regionale.

Maggio

Anche maggio porta con sé un folto calendario elettorale globale, con consultazioni capaci di incidere sugli equilibri politici di Medio Oriente, Europa e America Latina. Tra i voti più rilevanti spiccano le elezioni parlamentari in Libano, le legislative a Cipro, le elezioni multilivello nel Regno Unito e soprattutto le elezioni presidenziali in Colombia, che chiudono un ciclo politico avviato nel 2022.

In Libano, il rinnovo del Parlamento monocamerale avviene in un contesto di crisi economica senza precedenti, collasso dei servizi pubblici e profonda sfiducia nelle istituzioni. Il sistema elettorale confessionale rende il voto particolarmente delicato: la distribuzione dei seggi tra cristiani, sunniti, sciiti e drusi è centrale per la formazione del governo. Il ruolo di Hezbollah, la sua influenza politica e militare e i rapporti con Iran e Israele restano temi chiave, così come le pressioni internazionali per riforme economiche e anticorruzione.

Il 24 maggio si tengono le elezioni legislative a Cipro, dove i cittadini rinnovano la Camera dei Rappresentanti. Sebbene meno esposte mediaticamente, queste elezioni sono importanti per la stabilità del governo e per la gestione dei dossier europei, dalla politica migratoria alla questione irrisolta della divisione dell’isola tra la parte greco-cipriota e quella turco-cipriota.

Il 7 maggio il Regno Unito affronta una tornata elettorale articolata: si vota per i consigli locali in Inghilterra, per il Parlamento scozzese e per il Senedd gallese. Queste elezioni hanno un peso politico che va oltre il livello locale, poiché rappresentano un test di consenso per il governo centrale e un indicatore dello stato delle relazioni tra Londra e le nazioni costitutive del Regno. In Scozia, in particolare, il voto è osservato con attenzione per le implicazioni sul dibattito indipendentista.

Il momento politicamente più rilevante del mese arriva però il 31 maggio, con le elezioni presidenziali in Colombia. Con il presidente uscente Gustavo Petro non rieleggibile, il Paese affronta una competizione aperta, segnata da violenza politica, fragilità su tematiche legate alla sicurezza e tensioni sociali. I temi dominanti sono l’attuazione degli accordi di pace, la lotta ai gruppi armati dissidenti, le riforme economiche e la gestione delle disuguaglianze. È altamente probabile un ballottaggio, che potrebbe prolungare l’incertezza politica in una delle democrazie chiave dell’America Latina.

Giugno

Giugno 2026 è un mese decisivo soprattutto per Africa, Caucaso e Asia orientale, con elezioni che mettono alla prova la tenuta di sistemi politici segnati da conflitti, transizioni incompiute e forti pressioni geopolitiche. Le consultazioni più rilevanti si svolgono in Etiopia, Corea del Sud, Armenia e Algeria.

Il 1° giugno l’Etiopia va alle urne per le elezioni generali, rinnovando il Parlamento federale. Il partito del primo ministro Abiy Ahmed parte favorito, ma il voto si svolge in un clima di forte instabilità, con conflitti ancora attivi in regioni come Amhara e Oromia e una fragile pace post-Tigray. Le elezioni sono considerate un banco di prova cruciale per la coesione nazionale: una consultazione percepita come poco inclusiva rischierebbe di aggravare tensioni etniche e crisi umanitarie, con effetti su tutto il Corno d’Africa.

Il 3 giugno è la volta delle elezioni locali in Corea del Sud, con l’elezione di governatori, sindaci e consigli locali. Sebbene non coinvolgano direttamente il governo centrale, queste elezioni sono un indicatore fondamentale del consenso verso l’esecutivo e influenzano la gestione di politiche chiave come sviluppo urbano, trasporti e transizione energetica. In un contesto regionale segnato dalle tensioni con la Corea del Nord, anche il voto locale può assumere una valenza strategica.

Il 7 giugno si tengono le elezioni parlamentari in Armenia, in un contesto geopolitico estremamente delicato. Il primo ministro Nikol Pashinyan cerca la riconferma mentre il Paese affronta il difficile equilibrio tra il progressivo allontanamento dalla Russia e l’avvicinamento all’Occidente, oltre ai negoziati di pace con l’Azerbaigian. L’esito del voto potrebbe ridefinire la politica estera armena e la sua sicurezza regionale.

Nel corso del mese si svolgono anche le elezioni parlamentari in Algeria, formalmente fissate a giugno dopo la fase preparatoria di aprile. Il voto conferma il ruolo dominante dell’apparato statale e dell’esecutivo, ma viene osservato con attenzione per il livello di partecipazione e per la capacità del sistema politico di assorbire il malcontento sociale legato a economia, occupazione e riforme.

Luglio

Luglio 2026 è un mese elettoralmente meno affollato, ma non privo di appuntamenti significativi, soprattutto in Africa occidentale e nel Sud-est asiatico, dove alcune consultazioni locali e presidenziali assumono un peso politico rilevante per la stabilità interna.

A São Tomé e Príncipe si tengono le elezioni presidenziali, un passaggio importante per uno dei più piccoli stati africani, ma anche uno dei più stabili dal punto di vista democratico. In un contesto regionale spesso segnato da colpi di stato e autoritarismo, il voto rappresenta un segnale positivo per la democrazia nell’Africa lusofona.

In Thailandia, il 5 luglio, si svolgono le elezioni del governatore di Bangkok e del Consiglio Metropolitano. Bangkok è il cuore economico e politico del paese, e il governatore dispone di ampi poteri amministrativi. Il voto è osservato come un test del consenso verso le forze riformiste e dell’influenza persistente dell’apparato militare nella politica thailandese, soprattutto dopo le tensioni costituzionali emerse nei mesi precedenti.
Queste elezioni urbane riflettono anche il divario crescente tra aree metropolitane e zone rurali, uno dei nodi strutturali della politica thailandese.

Agosto

Anche agosto 2026 segue in parte il fil rouge del mese precedente. I riflettori sono puntati su Zambia, Haiti ed Estonia.

Il 13 agosto lo Zambia affronta le elezioni generali, eleggendo Presidente, Parlamento e autorità locali. Il voto è cruciale per definire l’orientamento economico del Paese, alle prese con debito, inflazione e riforme strutturali. Le elezioni sono viste anche come un test della qualità democratica e della capacità delle istituzioni di garantire un processo elettorale credibile in una regione spesso segnata da derive autoritarie.

Il 30 agosto si tiene il primo turno delle elezioni generali ad Haiti, uno degli appuntamenti più osservati e più rischiosi del calendario annuale. Il Paese vive una crisi profonda, con insicurezza diffusa, controllo territoriale delle gang armate e istituzioni estremamente fragili. Il voto presidenziale e legislativo è considerato essenziale per avviare una transizione politica, ma le condizioni di sicurezza sollevano seri dubbi sulla partecipazione e sulla regolarità del processo.

Nello stesso giorno, in Estonia, si svolgono le elezioni presidenziali, con un sistema di elezione indiretta che coinvolge Parlamento e rappresentanti locali. In un contesto baltico fortemente segnato dalla guerra in Ucraina e dalle relazioni con la Russia, la scelta del capo dello Stato assume una valenza strategica, soprattutto sul piano della politica estera e della sicurezza.

Settembre

Settembre 2026 si conferma uno dei mesi più densi e strategicamente rilevanti dell’intero calendario elettorale mondiale, soprattutto in Europa, dove si concentrano elezioni nazionali, regionali e legislative capaci di influenzare gli equilibri dell’Unione Europea e la stabilità politica del continente.

Il voto più osservato è senza dubbio quello in Svezia, dove il 13 settembre i cittadini sono chiamati a eleggere i 349 membri del Riksdag, il Parlamento monocamerale. Le elezioni svedesi rappresentano un test cruciale per il governo di centrodestra guidato da Ulf Kristersson e sostenuto esternamente dai Democratici Svedesi, forza di destra radicale. Al centro della campagna elettorale figurano sicurezza, criminalità, immigrazione, costo della vita ed energia. I sondaggi indicano una competizione serrata con il centrosinistra guidato dai socialdemocratici in vantaggio, ma senza una maggioranza garantita.

Sempre a settembre si vota in Marocco per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, il ramo principale del Parlamento. Sebbene il sistema politico resti fortemente influenzato dal ruolo del re Mohammed VI, le elezioni determinano la composizione del governo e il margine di manovra dell’esecutivo su riforme economiche e sociali. In parallelo, São Tomé e Príncipe rinnova la propria Assemblea Nazionale, completando il ciclo elettorale iniziato con le presidenziali estive, in uno dei sistemi democratici più stabili dell’Africa subsahariana.

In Germania, il mese di settembre vede importanti elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (6 settembre) e, il 20 settembre, a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Questi voti sono particolarmente significativi per misurare l’ascesa dell’AfD, soprattutto nei Länder orientali, e rappresentano un banco di prova per il governo federale guidato dal cancelliere Friedrich Merz. Sempre in Europa, si tengono le elezioni del Senato francese, un rinnovo parziale ma politicamente rilevante in vista delle presidenziali del 2027, poiché misura il radicamento territoriale dei partiti.

E poi, sempre nel mese di settembre, si tengono le elezioni legislative in Russia, previste entro il 20 settembre, per il rinnovo della Duma di Stato. Il voto avviene in un contesto fortemente controllato dal Cremlino e privo di reale competizione democratica. Il partito Russia Unita, direttamente legato al presidente Vladimir Putin, è nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta, nonostante un lieve calo nei consensi rispetto alle precedenti elezioni. L’opposizione “sistemica” – composta da comunisti, nazionalisti e forze filogovernative minori – si dividerà i seggi rimanenti, mentre l’opposizione non allineata resta frammentata e repressa. Queste elezioni sono osservate con attenzione dalla comunità internazionale perché confermano la tenuta del sistema politico russo in tempo di guerra e sanzioni, e perché influenzano la capacità del Cremlino di sostenere il conflitto in Ucraina e di mantenere il controllo interno.

Ottobre

Ottobre 2026 è un altro mese particolarmente osservato a livello globale, grazie a una serie di elezioni di portata continentale e internazionale.

Il 4 ottobre il mondo guarda al Brasile, dove si tengono le elezioni generali per eleggere il Presidente della Repubblica, il Congresso Nazionale, i governatori e le assemblee legislative statali. Il presidente in carica Luiz Inácio Lula da Silva corre per un nuovo mandato in un contesto segnato da crescita economica fragile, forte polarizzazione politica e tensioni sociali. La destra, orfana di Jair Bolsonaro per motivi giudiziari, punta su candidati alternativi come Tarcísio de Freitas o Flávio Bolsonaro. È altamente probabile un secondo turno fissato per il 25 ottobre. L’esito del voto brasiliano avrà ripercussioni su America Latina, clima, relazioni con Stati Uniti e Cina.

Il 4 ottobre si vota anche in Bosnia-Erzegovina, dove gli elettori sono chiamati a eleggere la presidenza tripartita e i parlamenti nazionali e locali. Le elezioni si svolgono in un sistema istituzionale complesso e fragile, segnato da divisioni etniche tra bosgnacchi, serbi e croati, e sono decisive per la stabilità dei Balcani occidentali e per il processo di integrazione europea.

Sempre in ottobre, entro la fine del mese, si tengono le elezioni legislative in Israele, che determinano la composizione della Knesset e la formazione del governo. Il voto rappresenta un referendum politico sulla leadership di Benjamin Netanyahu, sulla gestione della guerra a Gaza, sulla sicurezza nazionale e sulle controverse riforme giudiziarie. I sondaggi indicano uno scenario frammentato, con difficoltà nel formare una maggioranza stabile.

Infine, a Capo Verde, uno dei Paesi africani con i migliori indicatori democratici, si svolgono le elezioni presidenziali, completando un ciclo istituzionale che consolida la stabilità politica dell’arcipelago.

Novembre

Novembre 2026 è dominato dalle elezioni di midterm negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, uno degli appuntamenti più influenti per la politica globale. Gli elettori statunitensi rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, circa un terzo del Senato, numerosi governatori e assemblee legislative statali.

Tradizionalmente sfavorevoli al partito del presidente, queste elezioni rappresentano un test decisivo per Donald Trump, determinando la sua capacità di governare negli ultimi due anni del mandato.

I temi centrali includono inflazione, politica economica, dazi, immigrazione, politica estera e tensioni istituzionali. Un cambio di maggioranza al Congresso potrebbe bloccare o rallentare l’agenda presidenziale, con effetti diretti anche sugli equilibri internazionali.

In Sudafrica si tengono le elezioni municipali, fondamentali per il controllo delle grandi aree urbane e per la gestione di servizi essenziali come acqua, elettricità e trasporti. Il voto è un banco di prova per l’African National Congress, al potere dalla fine dell’apartheid, ma sempre più indebolito da crisi economica e scandali.

Il 28 novembre si vota a Taiwan per le elezioni locali, che coinvolgono sindaci e consigli municipali. Il risultato è particolarmente osservato da Pechino, poiché rappresenta un indicatore del consenso verso i partiti favorevoli o contrari a un avvicinamento alla Cina continentale. Nello stesso giorno, in Australia, lo Stato di Victoria rinnova il proprio Parlamento, in un voto che può incidere sugli equilibri politici nazionali.

Dicembre

Dicembre chiude l’anno elettorale con appuntamenti cruciali soprattutto in Africa e nei Caraibi. Il 5 dicembre si tengono le elezioni presidenziali in Gambia, un passaggio fondamentale per il consolidamento democratico dopo la fine del regime autoritario di Yahya Jammeh. Il voto mette alla prova le istituzioni e la capacità del Paese di garantire elezioni libere e credibili.

Il 6 dicembre è prevista l’eventuale seconda fase delle elezioni generali ad Haiti, in un contesto segnato, come detto, da violenza diffusa, crisi umanitaria e fragilità statale. Le elezioni presidenziali e legislative sono considerate essenziali per ristabilire un’autorità politica legittima, ma restano forti i timori per sicurezza e partecipazione.

Infine, il 22 dicembre si tengono infine le prime elezioni generali del Sud Sudan dall’indipendenza del 2011, dopo numerosi rinvii. Gli elettori scelgono Presidente, Parlamento e autorità regionali in un voto considerato storico per un Paese devastato da anni di guerra civile. L’esito sarà determinante per il processo di pace, la riconciliazione nazionale e la stabilità del Corno d’Africa.

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