Come è disciplinato il riposo settimanale per i lavoratori stagionali? Ecco tutto ciò che c’è da sapere su questo particolare contratto di lavoro a tempo determinato.
Si può lavorare senza avere un giorno di riposo settimanale nel contratto stagionale? Ecco la normativa di riferimento.
Com’è noto, il lavoro subordinato è caratterizzato da una serie di diritti e di tutele, oltre che da obblighi gravanti sul dipendente. Questo vale ovviamente anche per il lavoro stagionale che, come dice la parola stessa, si riferisce a specifici periodi dell’anno. Si può pensare ai tipici casi dei camerieri o dei bagnini, assunti con un contratto di lavoro stagionale per specifiche necessità legate al turismo e al maggior afflusso di persone in hotel, ristoranti e stabilimenti balneari.
Se è vero che per le sue particolari caratteristiche è molto difficile che il contratto di lavoro stagionale si trasformi in un contratto a tempo indeterminato - a causa della temporaneità delle esigenze alla base dell’attività - tuttavia è altrettanto vero che detta modalità di rapporto può costituire una buon percorso d’ingresso nel mondo del lavoro - utile a fare esperienza, sviluppare soft skills e arricchire il proprio CV.
Sfatiamo subito un luogo comune proprio in materia di lavoro stagionale: non è vero che il contratto in oggetto costringe il lavoratore a sostenere orari prolungati e turni insostenibili, senza giorno libero e senza dunque poter ricaricare le proprie energie grazie al giorno di riposo settimanale. Anzi, quest’ultimo va garantito dal datore di lavoro, seppur in maniera elastica - come vedremo nel corso di questo articolo.
Lavorare senza un giorno di riposo è legale? Ecco quali sono le tutele in favore dei lavoratori stagionali e la normativa di riferimento.
Lavoro stagionale: caratteristiche generali e contesto di riferimento
La prima cosa da fare è delimitare il campo di applicazione e capire cos’è il lavoro stagionale e di conseguenza, chi sono i lavoratori stagionali. I lavoratori stagionali sono quei dipendenti che operano nell’ambito di settori caratterizzati da picchi produttivi in alcuni periodi dell’anno, in relazione alle specifiche condizioni meteorologiche (stabilimenti balneari), turistiche (hotel, B&B e campeggi) o per le specifiche caratteristiche delle materie prime trattate, ed è il caso tipico del lavoro nei campi.
Come funziona il lavoro stagionale? La normativa di riferimento è stata aggiornata dalla Legge 13 dicembre 2024, n. 203, il cosiddetto Collegato Lavoro, in vigore dal 12 gennaio 2025.
Il contratto di lavoro stagionale non è una categoria a sé stante, bensì una particolare applicazione del contratto a tempo determinato, come stabilito dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81. La sua specificità consiste nel fatto che viene impiegato per attività che, per loro natura, si concentrano in determinati momenti dell’anno.
É caratterizzato da alcune peculiarità che rendono il contratto citato un po’ più elastico e con meno vincoli. Per esempio, il lavoro stagionale, rispetto al contratto a tempo determinato ordinario, non deve rispettare il limite di durata di 36 mesi, né è soggetto a limiti nel numero di lavoratori che l’azienda può assumere.
Tuttavia, ciò non vuol dire che il lavoratore stagionale (cameriere, bagnino, animatore, contadino ecc.) non possa contare su specifiche tutele in tema di riposo settimanale che non possono essere aggirate dal datore di lavoro o azienda.
Quali sono le attività di lavoro stagionale? Ecco dove trovarle
Come detto sopra, per attività stagionali si deve intendere, di solito, le prestazioni lavorative effettuate secondo cicli, ovvero non continuative e, piuttosto, legate a un certo periodo (o a più periodi) dell’anno (ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni).
L’elenco delle attività di lavoro stagionali è contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica ad hoc del 1963.
Attenzione però: le attività stagionali non sono soltanto quelle di cui si fa elenco nel decreto, piuttosto datato, ma anche quelle menzionate all’interno dei contratti collettivi, nelle parti in cui affrontano specificamente il tema del lavoro stagionale - lasciando spazio anche a lavori stagionali molto differenti rispetto a quelli tipicamente svolti nel turismo, nell’agricoltura o nel commercio.
La Circolare del Ministero del Lavoro n. 6 del 27 marzo 2025 ha chiarito che le attività stagionali possono essere individuate:
- dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali;
- da accordi aziendali stipulati con le rappresentanze sindacali aziendali o unitari
In materia di disciplina dei contratti a termine, nelle ipotesi di stagionalità di cui alla contrattazione collettiva, è possibile consultare i chiarimenti dati dall’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro) con nota n. 413 del 10 marzo 2021.
Le tutele del lavoro stagionale: ecco le regole a sostegno dei lavoratori
Lavorare e dare il proprio apporto in termini di energie fisiche e mentali per picchi di lavoro in funzione di specifiche condizioni meteorologiche, produttive o turistiche, non significa - come detto - non potersi riposare periodicamente.
Pertanto i dipendenti assunti presso piscine, impianti sportivi all’aperto, ristoranti situati in località turistiche o stabilimenti balneari e/o termali e via dicendo, debbono ricordare che la legge prevede comunque a loro favore tutele ad hoc, mirate a garantirne dignità e salute psico-fisica. Pensiamo a tutele quali le ferie e i permessi, come pure le pause intermedie per consumare i pasti e i limiti all’orario giornaliero o settimanale imposti dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Ma pensiamo anche ad istituti quali la tredicesima, il TFR e le maggiorazioni legate allo straordinario.
Ecco perché, al di là dell’appellativo stagionale, i lavoratori che svolgono questo tipo di attività possono contare - proprio come gli altri lavoratori - su un periodo di ferie retribuito, con la precisazione però che il monte ferie in gioco deve essere riproporzionato in rapporto ai periodi in forza nell’azienda.
Agli stagionali deve essere altresì garantito il riposo giornaliero e settimanale, proprio come vale per gli altri lavoratori subordinati assunti con un contratto continuativo nel tempo. D’altronde lo dice in primis la Costituzione all’art. 36:
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale
Inoltre, l’articolo 2109 del Codice Civile stabilisce che:
Il prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica
Ancora, il decreto sull’orario di lavoro, il n. 66 del 2003 indica altresì che:
Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero
Non vi sono dubbi a riguardo: i diritti del lavoratore stagionale sono ampiamente garantiti dalla legge, ed anche in tema di riposi settimanali che debbono infatti essere pari a 24 ore di riposo consecutive. Ad esse si sommano le 11 ore di riposo giornaliero obbligatorio tra un turno di lavoro e l’altro.
Chiarimenti sui riposi settimanali e sul giorno libero
Veniamo ora ad un punto molto importante. Abbiamo appena visto che i riposi settimanali sono oggetto di un diritto del lavoratore e non possono dunque essere ’saltati’, ma attenzione perché, in base alla Legge, le citate 35 ore di riposo settimanale possono essere rispettate come media in 14 giorni. In buona sostanza è consentita una certa elasticità al datore di lavoro, per ragioni evidentemente connesse alle necessità dei picchi di lavoro, tipici della attività stagionali nei ristoranti o stabilimenti balneari.
Pertanto chi non beneficia delle 24 ore di riposo settimanale perché l’attività in cui lavora ha necessità di un maggior impegno di tutti i suoi lavoratori, avrà comunque diritto di recuperare il riposo settimanale non goduto - al quale andranno peraltro aggiunte le 11 ore di riposo giornaliero. Insomma il cameriere, animatore, bagnino o qualsiasi altro lavoratore stagionale dovrà poter beneficiare di 48 ore di riposo la settimana successiva (più ovviamente le 11 ore di riposo giornaliero), in modo da ristabilire la media settimanale di 35 ore di riposo.
Concludendo, come anche chiarito dal ministero del Lavoro, al lavoratore stagionale il diritto al riposo compensativo spetta comunque e non assicurarlo significherebbe per il datore di lavoro andare incontro a pesanti sanzioni amministrative pecuniarie. È, dunque, possibile e organizzare turni di lavoro che prevedano anche più di sei giorni di lavoro consecutivo, a patto che nell’arco di 14 giorni siano comunque garantite 48 ore di riposo settimanale.
Obblighi del datore di lavoro
Il datore di lavoro che stipula contratti di lavoro stagionale è tenuto a diversi adempimenti. Il primo è la Comunicazione preventiva di assunzione, da effettuare tramite il modello telematico “Unificato-Lav”, inviato attraverso il portale regionale o provinciale competente. Dopo questo primo passo, deve fornire al lavoratore la lettera di assunzione che contenga tutte le informazioni richieste dai Decreti Legislativi 152/1997 e 104/2022.
Il datore di lavoro è tenuto a tutti gli adempimenti previsti in caso di assunzione a tempo determinato o indeterminato. Deve compilare e aggiornare il Libro Unico del Lavoro (LUL). Deve consegnare mensilmente il cedolino paga, o busta paga. Deve versare i contributi previdenziali e i premi Inail ed effettuare le ritenute fiscali IRPEF, incluse le addizionali regionali e comunali in qualità di sostituto di imposta.
Come per tutti i contratti subordinati, è obbligatorio rispettare le norme in materia di sicurezza sul lavoro, e garantire i diritti economici e normativi previsti dal contratto collettivo applicato.
A differenza degli altri contratti a tempo determinato, in caso di lavoro stagionale il datore di lavoro non è tenuto a indicare la causale, cioè non deve indicare perché il contratto di lavoro è a tempo determinato. Il motivo è insito nello stesso contratto di lavoro stagionale: le assunzioni sono utili a far fronte ai picchi di lavoro periodici e strettamente correlati al tipo di attività.
I contratti di lavoro stagionale, a differenza degli altri contratti di lavoro a tempo determinato, non si trasformano di diritto e in modo automatico in contratti di lavoro a tempo determinato una volta che siano trascorsi 24 mesi.
L’unico vincolo riguarda il numero di proroghe possibili, che non può superare le quattro. Superata questa soglia, anche nel caso del lavoro stagionale, il contratto diventa a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.
Il contratto di lavoro stagionale si conclude per scadenza del termine oppure, come qualunque altro contratto, per dimissioni da parte del lavoratore o licenziamento per giusta causa o per impossibilità sopravvenuta della prestazione, purché l’evento, sebbene prevedibile, fosse inevitabile.
leggi anche
Come iscriversi a un sindacato e quanto costa
© RIPRODUZIONE RISERVATA