In una fase di grande disordine internazionale e di tensioni geopolitiche, una possibile vittoria di Donald Trump a novembre può innescare una serie di reazioni a catena e plasmare il volto dell’occidente.
Anche se difficilmente un inquilino della Casa Bianca può - da solo - modificare le direttrici che guidano l’Impero e le direttive strategiche generali non possono cambiare da un presidente all’altro - lo si è visto nella prima esperienza di The Donald alla Casa Bianca - questa volta il tycoon vuole tornare alla Casa Bianca con una squadra coesa e affine alle sue idee jacksoniane. Ciò viene visto da buona parte degli analisti internazionali come una «minaccia» all’ordine liberale internazionale.
Come lo ha sottolineato il repubblicano JD Vance in una recente intervista rilasciata a News Stateman, differentemente da Biden, l’approccio di Trump non può essere descritto “in modo diverso da jacksoniano«poiché mette insieme»un misto di estremo scetticismo verso l’intervento all’estero,«combinato con una»postura estremamente aggressiva quando si interviene«. Secondo Gideon Rose di The National Interest, è probabile che in un secondo mandato,»un Trump arrabbiato e dotato di potere si muoverebbe più rapidamente, con forza ed efficacia per raggiungere i suoi obiettivi, tra cui una politica estera più isolazionista".
Cosa può accadere con l’elezione di Trump in America
Non a caso, in lizza per il ticket con Donald Trump alla vicepresidenza troviamo l’attuale governatrice del South Dakota Kristi Noem, l’imprenditore ed ex candidato presidenziale Vivek Ramaswamy, oltre all’ex deputata democratica delle Hawaii, Tulsi Gabbard. Tutte figure che si oppongono agli aiuti militari a Kiev e alle «guerre infinite» dei neocon e degli interventisti liberali come Biden e la coppia Blinken-Sullivan. Un’amministrazione Usa maggiormente «isolazionista» potrebbe avere ripercussioni dirette sui conflitti in corso - soprattutto sull’assegno in bianco all’Ucraina - ma anche sui più fedeli alleati di Washington, a cominciare dal Regno Unito.
Londra, infatti, sta portando avanti un’aggressiva politica anti-russa - i rapporti tra le due nazioni sono storicamente pessimi - attraverso il sostegno militare e di intelligence a Kiev. Nelle scorse ore, infatti, la Gran Bretagna ha esortato Berlino a fornire missili Taurus a lungo raggio all’Ucraina, nonostante la ferma opposizione del Cancelliere tedesco Olaf Scholz e la diffusione della telefonata tra alti ufficiali dell’esercito tedesco mandata in onda da Russia Today che ha messo in forte imbarazzo la coalizione «semaforo».
«Il Regno Unito è stato il primo Paese a fornire missili di precisione a lungo raggio all’Ucraina e incoraggiamo i nostri alleati a fare lo stesso», ha dichiarato un portavoce di Downing Street. La presenza di un piccolo numero di truppe britanniche in Ucraina è stata inoltre confermata dalle stesse autorità inglesi. Com’è emerso nelle scorse settimane, inoltre, fu proprio l’ex premier Boris Johnson a sabotare l’accordo raggiunto tra Kiev e Mosca a Istanbul nell’aprile 2022 e a incoraggiare il leader ucraino Volodymyr Zelensky a proseguire il conflitto con il sostegno dell’occidente. Un ritorno di Trump alla Casa Bianca potrebbe spezzare l’asse Washington-Londra e mettere in crisi l’appoggio della Nato alla guerra per procura in Ucraina contro la Russia.
La crisi dell’asse Londra-Washington?
Secondo il Telegraph, tra Washington e Londra voleranno «scintille», soprattutto perché dopo 14 anni di dominio conservatore a Downing Street potrebbe insediarsi il laburista Keir Starmer. «Può un abbottonato, metodico, avvocato specializzato in diritti come Sir Keir Starmer avere qualche affinità chimica con una sfrenata tendenza reazionaria a distruggere l’Occidente liberale e democratico?» si chiede a proposito il Telegraph, ipotizzando una possibile vittoria di Donald Trump. Se il magnate repubblicano verrà eletto, osserva il quotidiano britannico, «è facile immaginare una catena di eventi che getteranno la Gran Bretagna e l’Europa l’una nelle braccia dell’altra, finendo con un referendum di ricongiungimento e un ritorno all’Ue su sterlina e Schengen».
«Il nostro partner più vicino in Europa oggi è la Germania. Nel momento in cui Trump verrà eletto, il nostro partner più stretto diventerà il Regno Unito”, ha riferito al Telegraph un alto funzionario della sicurezza francese a Parigi. Su questo fronte, anche Timothy Garton Ash dell’Università di Oxford si attende infatti un “reset graduale” delle relazioni tra Unione europea e Regno Unito. Sarà davvero la fine dell’ordine liberale internazionale? Molto dipenderà anche dalla squadra di Trump: difficile che possa esserci una»rivoluzione«a Washington in tal senso se The Donald non sceglierà in maniera oculata chi lo accompagnerà in un eventuale secondo mandato, soprattutto in posti chiave come la segreteria di Stato. Sempre che lo»Stato profondo" delle agenzie governative e d’intelligence si muova nella medesima direzione auspicata dal tycoon.