La trimmed mean della Fed è la nuova arma segreta per far sembrare l’inflazione sotto controllo

Guido Giaume

09/06/2026

Non è solo statistica: dietro la trimmed mean di Warsh c’è una scelta politica che fa comodo a Trump.

La trimmed mean della Fed è la nuova arma segreta per far sembrare l’inflazione sotto controllo

Un argomento dibattuto dai tecnici in questo momento è la trimmed mean di Warsh.

Ma di cosa parliamo? Ogni mese l’ufficio statistico americano “fa la pagella” dei prezzi: raccoglie le variazioni di centinaia di voci — affitti, benzina, tariffe aeree, medicinali, auto usate, alimentari, abbigliamento — e le pesa in base a quanto le famiglie spendono in ciascuna categoria.

Le misure standard di inflazione sotto Powell sono state il CPI e il PCE e Powell le usava come riferimento. Si prendono tutte queste variazioni e si pesano in base a quanto le famiglie spendono in ciascuna categoria. Il risultato è una media ponderata dove gli affitti pesano molto e le tariffe aeree quasi nulla.
Warsh usa uno strumento diverso: prende le stesse variazioni di prezzo ma le ordina dalla più alta alla più bassa e taglia le code, indipendentememte da quali siano le voci in questione. Rimuove le voci con i rialzi più estremi e quelle con i ribassi più estremi, senza guardare i pesi.

Se in un dato mese la benzina crolla del 4% e le tariffe aeree salgono dell’8%, questo strumento tende a rimuoverle entrambe — non perché benzina e aerei non contino, ma perché si trovano agli estremi del listino mensile.
Quello che resta sono le variazioni di prezzo più diffuse e più stabili: per esempio affitti, sanità, servizi finanziari.
Il petrolio in rialzo per una crisi geopolitica? Tagliato. Le tariffe aeree che schizzano? Tagliate.

Ma il conto di Warsh è meglio peggio di quello di Powell?

La trimmed mean funziona bene se gli shock inflattivi sono transitori.
Nel 2021 non lo erano. A giugno di quell’anno il core PCE aveva già raggiunto il 3,86%, mentre la trimmed mean segnava ancora 2,12%: 174 punti base di ritardo, perché la misura continuava a rimuovere i rialzi di auto usate e beni di consumo come se fossero outlier passeggeri.
Quegli outlier erano il fronte avanzato – la primizia - di un’ondata che avrebbe impiegato altri 12-18 mesi per diffondersi alle categorie centrali — affitti, servizi, alimentari — e rendere visibile ciò che stava già accadendo.
Oggi i rialzi energetici vengono rimossi come se fossero accidentali e non strutturali. Ma il potere di interdizione iraniano sullo Stretto non ha una data di scadenza scritta da nessuna parte.
Warsh è stato nominato da Trump e la narrativa che ha accompagnato quella nomina è precisa: Powell ha sbagliato, la nuova Fed correggerà il tiro. In questo frame, l’inflazione che Warsh eredita è il problema creato da qualcun altro, e i progressi verso un abbassamento dei tassi sono merito del nuovo corso.
Per tenere in piedi quella narrativa, e - se non abbassare i tassi almeno non alzarli troppo - Warsh ha bisogno che l’inflazione sembri più gestibile.
Se dichiarasse che il fenomeno inflattivo è strutturale dovrebbe anche ammettere che la politica estera di chi lo ha nominato produce inflazione — minando il fondamento politico della sua stessa presenza alla Fed.

Nello stretto di Hormuz ogni giorno passava circa il 20% del petrolio mondiale. L’Iran per esercitare la sua pressione non ha bisogno di chiuderlo: gli basta renderlo incerto.
Ogni tanker che prova a transitare affronta un rischio che non esisteva tre mesi fa. Il costo aggiuntivo che si crea non è un’anomalia di mercato: è il nuovo prezzo dell’accesso all’energia per una parte consistente del pianeta.
I paesi del Golfo stanno negoziando con Israele sbocchi alternativi per le loro esportazioni ma quelle infrastrutture si costruiscono in anni.

A pensare male rimuovendo con la trimmed mean i rialzi energetici - come se lo Stretto di Hormuz fosse una variabile temporanea – si compra tempo: per la FED che potrà alzare i tassi di meno e in ritardo e per Trump che avrà forse più respiro per le elezioni.

Il conteggio alternativo vuol dire chiamare lo shock inflazionistico con il suo nome e significa dare torto a a Trump.
Il gioco reggerà finché quei rialzi dei prezzi della vita restano agli estremi e possono essere ignorati. Ma nel momento in cui cominceranno a diffondersi verso affitti, servizi e salari, la trimmed mean smetterà di filtrare il rumore e comincerà indicare il segnale vero. A quel punto si dovranno alzare i tassi, ma forse basterà per arrivare a novembre.
La domanda, all’inizio, sembrava tecnica: la trimmed mean misura l’inflazione meglio del core PCE? Ma quella domanda presupponeva che il problema fosse statistico. Ma forse non è così.