I dazi imposti dall’UE sulle auto cinesi hanno avuto pochissimi effetti. BYD è il quarto produttore di elettriche in Europa e la Cina domina anche tra le ibride
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Un’auto elettrica su cinque di quelle che circolano attualmente in Europa ha origini cinesi. E questo nonostante le politiche protezionistiche imposte dall’UE con i dazi. È quanto emerge da uno dei più recenti studi di Benchmark Mineral Intelligence che ha evidenziato che il 22% delle elettriche comprate in Europa tra gennaio e aprile 2026 proviene dal Paese del Dragone. Un aumento del 19% in confronto col 2025 e un incremento del 27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
L’UE ha deciso di “proteggere” le proprie case automobilistiche imponendo un dazio del 10% su tutti i veicoli provenienti dalla Cina. Una misura che, secondo il centro studi statunitense Rhodium Group, ha avuto un effetto minimo.
Basti pensare che il Paese ha impiegato soltanto 4 mesi per ritornare ai livelli di esportazione pre-dazi. Ma non solo. Nel frattempo sono cresciute esponenzialmente le vendite di auto ibride plug-in, passate dalle 7.000 unità vendute a ottobre 2024 con i dazi già in vigore, alle 26.000 unità vendute a febbraio 2026.
I brand cinesi sono sempre più forti
L’emblema della salita inarrestabile dei brand automobilistici cinesi sono i dati di vendita di BYD, diventato il quarto produttore di elettriche in Europa tra gennaio e marzo 2026 con il 6,8% di quota di mercato nel segmento, a poca distanza da colossi come Volkswagen, BMW e Tesla.
Spostando l’analisi sui singoli modelli troviamo ancora tanta Cina. La Leapmotor T03 è tra le 10 elettriche più vendute nel Vecchio Continente, mentre nel comparto delle ibride plug-in dominano la BYD Seal U (21.494 unità vendute tra gennaio e marzo) e la Jaecoo 7 di Chery.
Perché le auto cinesi dominano le classifiche di vendita nonostante i dazi?
Secondo i maggiori analisti di mercato, quella che stiamo vedendo in questo momento è solo la punta dell’iceberg. Il caso di BYD è il migliore esempio di come la Cina abbia trovato la leva per entrare con forza nei mercati europei: diversificare le esportazioni non puntando soltanto sulle elettriche ma allargando il catalogo alle ibride plug-in come la Seal U.
Un successo folgorante subito seguito da altri marchi cinesi come il Gruppo Chery, Geely e la Deepal di Changan
Le ibride plug-in sono esenti da dazi doganali, un aspetto che permette loro di conquistare quote di mercato grazie a prezzi più bassi delle omologhe europee. Un meccanismo che ha avuto anche un altro effetto: ha “de-saturato” le strade cinesi permettendo ai brand di spostare le auto prodotte in eccesso per un mercato, quello cinese, che inizia a mostrare i primi segni di difficoltà di assorbimento.
Il tutto senza contare che sempre più aziende cinesi stanno cercando di spostare le produzioni in Europa e in Turchia per aggirare i dazi. BYD ha aperto una fabbrica in Ungheria e dovrebbe aprirne a breve una in Turchia. Il gruppo Chery ha già una sede a Barcellona, Xpeng utilizza stabilimenti in Austria e Leapmotor ha già iniziato la sua “conquista” della Spagna.
Un fenomeno destinato a crescere esponenzialmente, secondo le previsioni di S&P Global, che prevede che il 44% delle macchine cinesi che compreremo nel 2035 sarà prodotto in Europa o in uno stabilimento turco.
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