È una costante storica. Il comunismo, e la assenza di libertà democratica che comporta, è disprezzato dalla maggioranza della gente nei Paesi in cui è al potere, o ha governato nel recente passato, mentre il capitalismo, sinonimo di libertà nella democrazia, fa fatica ad essere benvoluto nei Paesi in cui la popolazione, pure, ne gode i frutti. Viziati dal benessere.
L’ultimo sondaggio negli Stati Uniti della Gallup registra questo trend.
Solo poco più della metà della gente, il 54%, ha una opinione favorevole del capitalismo, e ciò rappresenta un calo di sette punti percentuali dal 2010, quando i favorevoli erano il 61%. In parallelo, fortunatamente per gli Usa, la visione che gli americani in complesso hanno del socialismo è rimasta stabile - 39% favorevoli - senza crescere in proporzione alla caduta di simpatia per il capitalismo.
Come è possibile questo apparente squilibrio statistico? La risposta, semplicemente, è nella radicalizzazione progressista interna al partito Democratico. Mentre per Gallup soltanto il 14% dei Repubblicani ha una opinione positiva del socialismo, tra i Democratici i favorevoli alle sirene del marxismo sono due su tre, il 66%. E per la prima volta meno della metà dei Democratici vede positivamente il capitalismo.
Bisogna ammettere che il leader storico dei socialisti in America, Bernie Sanders, ha fatto un eccellente lavoro da quando era una figura pittoresca che il partito Democratico considerava una macchietta, e un innocuo alleato. Fin dal 2007, quando era entrato in Senato rappresentando il Vermont da Indipendente, Sanders ha aderito, diremmo noi da “esterno” ma ufficialmente allineato, al partito di Obama e di Biden. Da rotella di scorta, però, è via via cresciuto di peso politico fino a sfiorare la vittoria nelle primarie dei Democratici del 2020. Solo l’alleanza “ad excludendum” dell’establishment DEM delle Pelosi, dei Clinton e degli Obama, che spinsero Joe Biden facendo ritirare gli altri moderati “presentabili” Pete Buttigieg e Amy Klobuchar, fece perdere la nomination a Sanders.
Ma, evidentemente, la “talpa” del socialismo stava scavando alacremente nel corpo del povero ex partito anticomunista di John Fitzgerald Kennedy e di Bill Clinton. I fenomeni della Alexandra Ocasio-Cortez e dei “compagni” dell’ala filo-palestinese e antisemita, che diedero vita a una “squad” di deputati ultrà a partire dal gennaio del 2019, hanno segnato l’avvento del radicalismo ideologico nei DEM. E le loro politiche “woke”, poi, hanno sicuramente aiutato Trump a vincere nel 2024.
Il paradosso è che la deriva marxista nelle file del partito DEM non accenna a frenare. Anzi si rafforza. Il programma di Zohran Mandani, il 33enne ugandese figlio di papà (professore alla Columbia) e di mammà (regista con nomination Oscar), quindi l’epitome della sinistra allo champagne con programma vetero-comunista, sarà disastroso nel caso dovesse davvero diventare lui il sindaco di New York City. Dai mezzi di trasporto gratuiti ai blocchi degli affitti, dai supermercati pubblici con i prezzi controllati alla annunciata ostilità verso la polizia in stile De Blasio, la città sarà destinata ad un durissimo destino grazie alla ubriacatura pro Mandani del suo elettorato liberal.
E ci sono tutte le premesse di un suo trionfo, godendo del 46% delle intenzioni di voto nell’ultimo sondaggio del New York Times. Solo se i tre suoi oppositori attuali si ridurranno a uno, Mamdani potrebbe perdere, poiché i loro voti arrivano oggi al 48%. Il partito Repubblicano cittadino, che alle primarie ha espresso un candidato senza speranze di vittoria, Curtis Sliwa, il fondatore dei City Angels, non ha intenzione di fare pressioni su di lui per farlo ritirare e dare così una qualche speranza all’ex governatore Andrew Cuomo di sfidare uno contro uno Mamdani. Ma ciò accadrà solo se il sindaco Eric Adams accetterà (secondo voci di palazzo) l’offerta della Casa Bianca per un posto da ambasciatore, abbandonando la gara per la City Hall di Manhattan.
Il calcolo machiavellico del GOP, a livello nazionale, è che se Mamdani diventa l’immagine nazionale del partito Democratico occupando la carica più importante d’America dopo quella del presidente, le prospettive per le prossime elezioni di medio termine nel novembre 2026 saranno decisamente migliori per i Repubblicani. Tradizionalmente, le prime elezioni congressuali dopo il rinnovo di inquilino alla Casa Bianca favoriscono infatti sempre il partito all’opposizione, ma nel 2026 un Mamdani socialista sindaco e portabandiera dei DEM sarebbe un’arma formidabile per il GOP.
Non è un caso, infatti, che il capo della minoranza Democratica al Senato Chuck Schumer e quello alla Camera Hakeem Jeffries, e persino la governatrice DEM dello Stato di New York Kathy Hochul si sono rifiutati, ad oggi 10 settembre, di dare l’endorsement a Mamdani. Sanders e Ocasio-Cortez hanno pubblicamente attaccato quei Democratici che non hanno appoggiato e tanto meno fatto campagna attiva per il vincitore delle primarie. E ciò è il segno di un evidente imbarazzo nel partito.
Addirittura, tra i DEM c’è chi è esplicito nell’ostacolare l’ascesa dell’ala sinistra. Tom Suozzi, deputato che rappresenta la contea di Nassau e parte dei Queens, nello Stato di New York, ha dichiarato in una intervista alla CBS che “Zohran Mandani e gli altri Democratici Socialisti dovrebbero creare il loro proprio partito, perché io non li voglio nel mio”. Suozzi è uno storico moderato Democratico, che alla Camera di Washington fa parte della corrente dei “Problem Solvers”, deputati che hanno il programma di “risolvere i problemi”, quindi aperti ad alleanze bipartisan. In un’altra intervista al “New York Post” Suozzi ha apertamente attaccano i Democratici Socialisti per le loro politiche anti-polizia e ha detto che il “socialismo ha fallito ovunque”.
Ha ragione, Suozzi, e bene lo sanno i cittadini delle nazioni dove il comunismo è stato al potere. Come in Polonia, dove il prodotto interno lordo pro capite è triplicato dal 1989. E dove, secondo un sondaggio della Pew Research condotto 30 anni dopo il cambio di regime, l’85% dei polacchi è ancora favorevole al passaggio dal comunismo al capitalismo. Loro se ne intendono.