La scommessa di Macron: perché la Francia preferisce la Cina agli USA e all’Europa?

Guido Salerno Aletta

14 Dicembre 2025 - 11:38

La diplomazia è l’alternativa alla guerra, anche se altrettanto spesso la prepara: sono le Alleanze politiche che determinano i rapporti di forza in campo economico e militare.

La scommessa di Macron: perché la Francia preferisce la Cina agli USA e all’Europa?

Quattro dichiarazioni ufficiali congiunte hanno concluso la recentissima visita resa a Pechino dal Presidente francese Emmanuel Macron: riguardano il consolidamento dei processi di governance mondiale; la posizione comune in ordine ai due violenti conflitti in corso in Ucraina ed a Gaza; i punti di convergenza in ordine alla tutela ambientale ed alla necessità di uno sviluppo socioeconomico sostenibile a lungo termine; la cooperazione nell’utilizzo a fini pacifici della energia nucleare.

E’ stata questa la risposta politica e diplomatica che la Francia ha dato alla pretesa della Unione europea di rappresentare in modo assorbente ed esaustivo gli interessi del Vecchio Continente, soprattutto dopo i deludenti risultati del 25° Vertice Ue-Cina, svoltosi lo scorso luglio a Pechino in una unica giornata di lavori e non in due come programmato in precedenza, in cui la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ed il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa non erano riusciti ad ottenere nessuna Dichiarazione congiunta, salvo un generico impegno scritto in ordine all’azione contro i cambiamenti climatici, nella quale Bruxelles e Pechino hanno affermato di voler “guidare gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra“ e in cui l’Ue ha incoraggiato la Cina a proporre un piano ambizioso per la riduzione delle emissioni fino al 2035 e ad aumentare i propri contributi finanziari internazionali, ed una vaga intesa in ordine alla messa a punto di un “meccanismo di approvvigionamento rafforzato” volto ad evitare rallentamenti nelle catene di approvvigionamento di terre rare, che sarebbero causati dai rigorosi controlli sulle esportazioni operati dalle autorità cinesi.

Nessun passo in avanti, invece, sui tanti argomenti in discussione, dalla necessità di un riequilibrio del deficit commerciale richiesto dall’Europa alle penalizzazioni di cui la Cina si lamenta in ordine ai dazi sulle auto elettriche o all’esclusione delle imprese cinesi dagli appalti pubblici per dispositivi medici.

La sortita della Francia si inquadra nel contesto dei nuovi equilibri geopolitici che si stanno determinando ad ottanta anni dalla firma degli Accordi di Yalta: non è casuale che in questi ultimi mesi le relazioni franco-britanniche si siano fatte sempre più intense, con la guida congiunta della “Coalizione dei Volenterosi” per il sostegno militare all’Ucraina, dopo le inverosimili tensioni che si erano determinate nel corso della definizione degli Accordi post-Brexit da parte dell’arcigno negoziatore francese Michel Barnier.

Il quadro delle relazioni franco-britanniche si è dunque ribaltato: mentre, in ordine alle relazioni post-Brexit, la Francia aveva puntato al peggior trattamento possibile della Gran Bretagna da parte dell’Unione europea, ora Parigi ha ripreso l’alleanza strategica con Londra che aveva caratterizzato l’Entente cordiale, che allora ebbe come obiettivo quello di contrastare il progressivo dominio sull’Europa della Germania guglielmina e che oggi proietta sulla Russia di Vladimir Putin le stesse temibili ambizioni di sempre maggiore influenza.

Allo stesso tempo, la “Coalizione dei Volenterosi” prefigura un contesto di alleanza militare europea che si collochi oltre la Nato, smarcandosi dalla guida politico-strategica statunitense che ne è stata sempre il fulcro: già dopo i violenti rimbrotti rivolti confronti degli Alleati del G7, che erano stati espressi dal Presidente Trump nel Summit di Taormina nel 2017, il Presidente Macron ebbe ad affermare che la Nato era un malato “in coma cerebrale”.

Se le relazioni intensissime tra la Russia e la Germania, che si erano create nei primi venti anni di questo nuovo Secolo, emarginavano sempre di più il ruolo politico e strategico di Francia e Gran Bretagna, e dunque imponevano una loro brusca rottura strumentalizzando l’Ucraina, l’atteggiamento di sempre maggiore diffidenza ed ostilità che sta caratterizzando le relazioni tra Usa e Cina suggerisce alla Francia di assumere simmetricamente nei confronti di Pechino un atteggiamento di maggiore cooperazione politica ed economica.

Cosí come il Presidente Trump ha ospitato Putin ad Anchorage, in Alaska, ed ha lumeggiato la prospettiva di instaurare nuove relazioni politiche ed economiche con la Russia, ed infatti ha già revocato le sanzioni nei confronti della Lukoil, cosí il Presidente Macron ha fatto con la sua visita ufficiale a Pechino. Ed infatti, affrontare congiuntamente i temi della governance mondiale e quelli dei conflitti in Ucraina ed a Gaza esalta il privilegio che hanno la Francia e la Cina di essere membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, al pari di Usa, Russia e Gran Bretagna.

Nel “dialogo a due”, ormai istauratosi tra Trump e Putin sulla vicenda dell’Ucraina, le più strette relazioni politiche tra Francia e Cina non servono tanto a dimostrare l’incapacità dell’Unione europea di farsi interlocutore credibile, quanto ad offrire alla Cina un più ampio tavolo di dialogo strategico che consenta a Pechino di superare la attuale situazione di polarità assoluta.

Il richiamo alle questioni climatiche, oggetto di una specifica Dichiarazione ufficiale, serve quindi a rimarcare il ruolo di guida che Parigi ha sempre rivendicato, in continuità con gli Accordi di Parigi, in contrapposizione alla contrarietà di Trump, che ha annullato i programmi di transizione energetica delle amministrazioni Obama e Biden.

Non è affatto casuale, quindi, l’intesa raggiunta tra Francia e Cina sulla cooperazione per lo sviluppo a fini pacifici dell’energia nucleare: mentre la Cina ha grande fame di energia e dipende dalla Russia per petrolio e gas, la Francia è il leader europeo nella produzione di energia elettrica nucleare.

La decarbonizzazione della produzione di energia elettrica diventa così uno strumento economico e soprattutto geopolitico, che Parigi ha offerto a Pechino per ridurre le pressioni della Russia e quelle potenziali degli Usa.

La diplomazia è l’alternativa alla guerra, anche se spesso la prepara: sono le alleanze politiche che determinano i rapporti di forza economici e militari. Per questo, i recenti rapporti della Francia con la Cina dimostrano che gli attuali equilibri geopolitici sono destinati a cambiare.