La battaglia legale di Marine Le Pen segnerà probabilmente le elezioni presidenziali francesi del 2027, che si terranno il 18 aprile dell’anno prossimo. Nonostante la condanna nel caso degli assistenti parlamentari, la leader del Rassemblement National ha fatto ricorso contro la sentenza e ha confermato la volontà di candidarsi all’Élysée.
La candidatura di Le Pen è però solo una parte di un più ampio riallineamento politico. Con Emmanuel Macron impossibilitato a cercare un terzo mandato consecutivo e i partiti tradizionali di governo in continuo indebolimento, uno scontro al ballottaggio tra Le Pen e la sinistra radicale guidata da Jean‑Luc Mélenchon sta diventando uno scenario sempre più plausibile. Un simile esito non solo rimodellerebbe la politica francese, ma potrebbe avere importanti conseguenze per l’economia del Paese e per la posizione della Francia nell’Unione Europea. Se Macron ha contribuito all’attuale maggiore coesione nell’UE, con un nuovo presidente il corso potrebbe cambiare.
Perché questa elezione potrebbe riscrivere la Quinta Repubblica
Se le ultime due elezioni presidenziali erano apparse in qualche misura innovatrici, la tornata del prossimo anno potrebbe infrangere una serie di precedenti della Quinta Repubblica francese.
La prima riguarda il crollo dei partiti dell’establishment, ormai quasi totalmente esclusi dalle competizioni presidenziali negli ultimi dieci anni. L’ultimo presidente proveniente da uno dei due partiti tradizionali, il Partito Socialista e Les Républicains, è stato François Hollande, che sconfisse Nicolas Sarkozy alle elezioni del 2012. Da allora questi partiti hanno perso gran parte della loro influenza.
Nel frattempo il movimento di Emmanuel Macron, Renaissance, nato prima delle presidenziali del 2017, sembra sempre più legato alla sola figura di Macron e, dopo questa elezione, è probabile che perda peso e si affievolisca.
La rivoluzione più importante di questi scrutini riguarda però due altri partiti, il Rassemblement National e La France Insoumise. Pur non essendo nuove sulla scena politica francese, queste formazioni sono cresciute progressivamente e i sondaggi le pongono in pole position per arrivare al secondo turno delle presidenziali del 2027.
Due programmi economici radicalmente diversi
I due candidati in pole position per l’Elysée, provenienti da posizioni opposte dello spettro politico, propongono visioni radicalmente differenti per la Francia e per il futuro dello Stato e dell’economia francese.
Per Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, sono necessari interventi profondi sull’IVA sull’energia, sulla protezione del settore industriale, sulla restrizione dell’immigrazione e su un aumento dell’intervento strategico dello Stato. Inoltre, Le Pen e il suo partito si sono storicamente opposti ad alcune regole fiscali dell’UE e sono scettici sui trattati di libero scambio che potrebbero indebolire l’industria francese.
Per Jean‑Luc Mélenchon, temi come la tassazione della ricchezza, il salario minimo e l’età pensionabile sono riforme fondamentali da prendere in considerazione. Una presidenza Mélenchon potrebbe includere l’espansione del settore pubblico, l’introduzione di controlli sui prezzi, un rafforzamento dei diritti dei lavoratori e una pianificazione ecologica più incisiva. Come Le Pen, anche Mélenchon critica le regole fiscali europee ed è scettico verso nuovi accordi commerciali che potrebbero danneggiare i lavoratori e l’industria francesi.
Pur partendo da impostazioni ideologiche opposte - su temi come l’immigrazione i due candidati sono praticamente agli antipodi - entrambi i programmi prevedono un ruolo più ampio dello Stato e mettono in discussione il paradigma economico dominante che ha plasmato la Francia negli ultimi due decenni.
Come potrebbero reagire i mercati
Non possiamo essere certi di come reagiranno i mercati, ma l’instabilità che la Francia potrebbe affrontare non è nuova al Paese. Nel 2024 il presidente Macron ha indetto elezioni legislative e ha perso la maggioranza che la sua coalizione aveva all’Assemblea Nazionale.
Nel 2024, con l’instabilità legata all’esito delle legislative, gli spread sui titoli di Stato francesi si sono ampliati, le banche francesi sono calate e il CAC 40 ha sottoperformato. Le agenzie di rating hanno ampiamente segnalato i rischi legati all’incertezza politica in Francia e gli effetti di ciò sulla stabilità economica e sulla crescita, in un contesto parlamentare difficile.
Questa volta i mercati, per preservare la stabilità, staranno attenti a qualsiasi cambiamento di politica relativo alla sostenibilità fiscale, alla traiettoria del debito pubblico, a possibili riforme pensionistiche e al deficit di bilancio. Ciò è particolarmente rilevante dato che la Francia ha già un debito pubblico superiore al 110% del PIL, deficit di bilancio persistenti e pressioni dalla Commissione Europea.
Qualsiasi governo che proponesse riforme costose, specialmente in settori chiave, finirebbe subito sotto la lente dei mercati.
La dimensione europea
Il prossimo presidente francese influenzerà molto più dell’economia nazionale. Essendo la seconda economia dell’eurozona, qualsiasi cambiamento significativo nella politica fiscale o industriale sarà osservato con attenzione in tutta Europa. Sia Marine Le Pen sia Jean‑Luc Mélenchon hanno proposte che mettono in discussione aspetti del quadro economico dell’UE, in particolare sulle regole fiscali e sull’intervento statale, seppure da prospettive ideologiche opposte.
Per gli investitori, la questione chiave è la credibilità fiscale. La Francia già affronta un alto debito pubblico e deficit persistenti, con poco margine per impegni di spesa onerosi senza alimentare preoccupazioni su costi di finanziamento e stabilità finanziaria. Oltre ai mercati, l’elezione potrebbe anche modellare il ruolo della Francia nel guidare iniziative UE su difesa, politica industriale e integrazione economica. L’esito sarà pertanto rilevante non solo a Parigi, ma anche a Bruxelles, Francoforte e nei centri finanziari europei.
Nel frattempo...
Indipendentemente da chi salirà all’Eliseo, l’importanza economica delle prossime presidenziali francesi va ben oltre la politica nazionale. Con le finanze pubbliche sotto pressione, l’Europa alle prese con nuove sfide geopolitiche e gli investitori attenti alla credibilità fiscale, la campagna rischia di trasformarsi in un referendum sulle visioni concorrenti del modello economico francese. Che gli elettori scelgano continuità o una rottura più radicale, il risultato plasmerà non solo il futuro della Francia ma anche la direzione della seconda economia dell’area euro.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: France heads towards its most consequential elections in decades