Per la terza volta consecutiva Marine Le Pen si prepara a correre per la presidenza della Francia. Riuscirà questa volta a costruire una maggioranza sufficiente per vincere il ballottaggio?
Per la terza volta consecutiva Marine Le Pen si prepara a correre per la presidenza della Francia. E, ancora una volta, i sondaggi la indicano come la candidata singola più forte del Paese. Il voto del 2027, però, si presenta molto diverso rispetto alle precedenti elezioni, soprattutto per il peso delle vicende giudiziarie che hanno segnato l’ultimo anno.
Nel marzo 2025 un tribunale di Parigi aveva condannato la leader del Rassemblement National a cinque anni di ineleggibilità immediata per l’utilizzo improprio di fondi del Parlamento europeo. Una sentenza che, se confermata, l’avrebbe esclusa dalla corsa all’Eliseo. La decisione provocò forti polemiche: Jordan Bardella parlò di un attacco dell’establishment, organizzando manifestazioni in tutta la Francia, mentre leader internazionali come Viktor Orbán ed Elon Musk espressero pubblicamente il loro sostegno.
La svolta è arrivata il 7 luglio 2026. La Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna, ma ha ridotto il periodo di ineleggibilità a 45 mesi, di cui 30 sospesi. I restanti 15 mesi risultano già scontati, consentendo così a Le Pen di candidarsi alle presidenziali del 2027. La leader francese ha inoltre presentato ricorso in Cassazione, sospendendo l’esecuzione della pena detentiva e potendo quindi svolgere la campagna elettorale senza restrizioni in attesa della decisione definitiva.
Subito dopo il verdetto Le Pen ha confermato ufficialmente la propria candidatura, dichiarando che non esiste più alcuno scenario che possa impedirle di partecipare alle elezioni.
Cosa dicono i sondaggi
Anche i sondaggi sembrano aver premiato questa svolta. Prima della sentenza d’appello alcuni rilevamenti indicavano Jordan Bardella come il candidato più competitivo del Rassemblement National. Dopo il verdetto, invece, Le Pen è tornata in testa con circa il 35% delle intenzioni di voto, mentre nessun altro candidato supera il 20%. Le proiezioni la vedono inoltre competitiva anche in un eventuale ballottaggio.
Il dato più interessante è che questa forza elettorale non deriva da un forte consenso personale. Diversi sondaggi mostrano infatti che una larga parte dei francesi continua ad avere un’opinione negativa della leader del Rassemblement National: molti la considerano opportunista, aggressiva e poco credibile. Tuttavia cresce il numero di elettori che, pur non condividendone pienamente la figura, la ritiene un’alternativa preferibile rispetto agli altri candidati.
Il principale vantaggio di Le Pen, infatti, sembra essere la debolezza dei suoi avversari. Emmanuel Macron non potrà candidarsi per un terzo mandato e il fronte che si oppone alla destra resta fortemente diviso tra centro, sinistra e destra tradizionale. Una frammentazione che potrebbe consentire ancora una volta alla leader del Rassemblement National di conquistare il primo posto al primo turno. Resta però il dubbio già emerso nelle precedenti elezioni: riuscirà questa volta a costruire una maggioranza sufficiente per vincere il ballottaggio?
Il peso del rapporto con la Russia
Nel dibattito continua inoltre a pesare il tema dei rapporti con la Russia. Nel 2014 il Front National ottenne un prestito da una banca russa, poi interamente restituito nel 2023. Nessuna inchiesta ha dimostrato uno scambio di favori politici, ma le posizioni espresse da Le Pen negli anni, tra cui il riconoscimento dell’annessione della Crimea e gli incontri con Vladimir Putin, continuano ad alimentare le critiche. Negli ultimi anni il partito ha assunto toni più duri nei confronti di Mosca, pur mantenendo una linea prudente sul sostegno militare all’Ucraina.
Un’eventuale vittoria di Le Pen non comporterebbe automaticamente un cambio radicale della politica francese verso Kiev, anche perché molti accordi militari e finanziari sono già stati firmati e coinvolgono anche le istituzioni europee. Tuttavia il presidente francese mantiene un ruolo decisivo nelle scelte di politica estera e potrebbe influenzare il ritmo del sostegno all’Ucraina e alcune decisioni dell’Unione Europea.
Dopo tre campagne presidenziali, Le Pen ha dimostrato di saper resistere a condanne, polemiche e attacchi politici senza perdere il sostegno del proprio elettorato. Il vero interrogativo del 2027, però, resta lo stesso: se riuscirà finalmente a trasformare il primato al primo turno in una vittoria finale o se, ancora una volta, gli elettori contrari alla sua candidatura troveranno un candidato capace di unirli al ballottaggio.