Igor Lopatonok, è un regista e produttore cinematografico, autore di documentari che offrono una narrazione alternativa sulla storia recente dell’Ucraina, come Ukraine on Fire (2016), prodotto dall’amico Oliver Stone, e The Everlasting Present - Ukraine: 30 Years of Independence (2021), che vede tra i protagonisti, in veste di cronista, anche l’italiana Simona Mangiante, l’avvocata di Caserta, attrice e imprenditrice, finita sulle prima pagine di tutto il mondo nel 2017 per l’inchiesta del Russiagate insieme al marito George Papadopoulos, ex collaboratore di Donald Trump. Lopatonok è nato e cresciuto nell’Ucraina sovietica, dove ha frequentato la Oles Honchar Dnipro National University, e ora vive a Los Angeles, pur mantenendo stretti contatti con il suo Paese d’origine. Città nella quale vive anche Mangiante da un po’ di anni. Li abbiamo raggiunti entrambi per fare il punto della situazione sulla guerra in Ucraina, sugli attori coinvolti e sui possibili sviluppi.
Il Premio Pulitzer Seymour Hersh ha scritto recentemente che la controffensiva ucraina è di fatto fallita ma i media mainstream devono continuare a mentire. È così?
Igor: Sì, la controffensiva è fallita e non ha raggiunto i risultati che si erano proposti. Risultati che, tuttavia, siano prefissati gli Stati Uniti, non l’Ucraina. Perché questa non è una guerra tra Ucraina e Russia ma una guerra per procura portata avanti da Washington. Quello che non è chiaro agli occidentali è che la Russia è una superpotenza nucleare e la stessa mentalità russa è completamente diversa da quella occidentale. La Russia è pronta a sacrificarsi, occorre studiare la storia. Durante l’invasione francese, al tempo di Napoleone, i russi hanno bruciato Mosca soltanto per vincere la guerra. Sono pronti ad autodistruggersi pur di vincere, come durante la Seconda Guerra Mondiale, quando hanno perso 27 milioni di persone pur di vincere la guerra. A livello economico, hanno privato i cittadini del “lusso” di avere a casa una lavatrice, una tv a colori, ma hanno finanziato il primo uomo nello spazio. C’è un’altra visione dell’economia. Durante la Guerra Fredda, Mosca è riuscita a produrre la più grande quantità di plutonio per essere pronta alla guerra. Questo però non è veicolato dai media che propongono la narrazione dell’agenda liberale decisa da Washington. La differenza, dunque, è che la Russia è pronta a sacrificarsi pur di vincere, mentre l’occidente è impegnato a propagandare una narrazione falsa dei fatti, che non tiene conto dei rischi. Stanno cercando di fare di tutto per provocare Putin e sollecitare una reazione estrema da parte del presidente russo: tutti questi droni sul Cremlino sono solo una provocazione, non c’è alcuna strategia militare dietro queste manovre. Questa non è più una guerra tradizionale, è una guerra ibrida, psicologica e mentale. Ukraine on Fire (2016) e The Everlasting Present - Ukraine: 30 Years of InDependence (2021), rappresentano uno strumento molto potente, una prospettiva realistica dei fatti.
Si dice che in Russia c’è un regime totalitario ma intanto i vostri documentari sono stati censurati da Big Tech, da YouTube in Europa e negli Usa. In occidente non siamo più abituati alle notizie scomode?
Igor: La Russia, in questo momento, è molto più democratica dell’America. Ovviamente, non ha una concezione di democrazia analoga a quella occidentale. Ma cos’è la democrazia negli Usa? È scomparsa, è una sorta di oligarchia dove chi ha di più, controlla tutto. Hanno portato via tutti i nostri diritti, la nostra libertà, e il nostro diritto alla felicità, che è costituzionalmente garantito. Le persone sono abbandonate al loro destino, il governo non fa più l’interesse del popolo, e ha il solo obiettivo di controllarlo. Ad oggi Russia e Cina mostrano maggiore cura e interesse per la propria gente di quanto non facciano alcune democrazie occidentali e gli Usa stessi.
Simona Mangiante: Concordo con Igor, viviamo in una falsa democrazia, dove esistono la censura e la persecuzione delle idee. È capitato, anche personalmente, di fronteggiare investigazioni fantocce, di diventare un target laddove esprimi un’opinione diversa. Con Igor ho avuto l’opportunità di approfondire la storia dell’Ucraina e capire le dinamiche, in un mondo che non ci appartiene come mentalità ma nel quale mi sono cimentata per capirne il funzionamento. In occidente si censura chi esprime una narrazione diversa e chi lavora per contribuire all’informazione. Siamo arrivarti alla dicotomia del mostro e della vittima, c’è una lettura semplicista imbarazzante rispetto a ciò che accade in Ucraina. E se dici qualcosa di diverso, vieni immediatamente etichettato. Questo no, non è democrazia.
Che cos’è l’Ucraina, oggi? È davvero una “democrazia” come la dipingono i media occidentali?
Igor: L’Ucraina non ha più un’economia, è completamente distrutta. Kiev in questo momento non solo riceve aiuti militari, ma anche fertilizzanti per ricostruire l’economia. In questo momento, l’Ucraina dipende completamente dagli Stati Uniti. Non c’è nessuna libertà in Ucraina, tutte le libertà sono “sacrificate” dalla necessità della guerra. I leader dell’opposizione sono stati arrestati, mentre i media manipolano l’informazione e censurano le informazioni che non sono in linea con la narrazione mainstream. Non c’è alcuna libertà di parola e di espressione. Le persone che esprimono critiche nei confronti di Zelensky o che intervengono a favore della pace, vengono arrestate. Inoltre, c’è un esodo di persone dall’Ucraina senza precedenti e il tasso di natalità è sceso drasticamente. L’Ucraina, dunque, è finita. Ci sono più persone fuori dall’Ucraina che non dentro, nel Paese sono rimaste solo 19 milioni di persone. Questo è un esempio dei risultati della “proxy war” portata avanti dall’occidente.
Simona Mangiante: Quando ho potuto conoscere Kiev grazie al lavoro con Igor, soltanto 6 mesi prima che questa guerra scoppiasse, ho cisto una città promettente. Non c’erano avvisaglie di ciò che sarebbe successo. Grazie a Igor poi ho preso consapevolezza di tante cose, inclusa la sovrapposizione tra russi e ucraini e tutto ciò che riguarda l’identità e la cultura ucraina.
La Polonia ha dichiarato che non fornirà più armi all’Ucraina, mentre negli Usa cresce il malcontento, soprattutto tra i repubblicani, verso “l’assegno in bianco” dato a Kiev. Sta cambiando qualcosa?
Igor: Quando il tuo portafoglio viene intaccato, comincia a cambiare anche la tua prospettiva. È quello che sta accadendo negli Stati Uniti ma è anche ciò che sta succedendo in Polonia, la quale comincia finalmente a preoccuparsi delle proprie risorse, della propria economia, del proprio esercito. Adesso siamo arrivati al paradosso che l’America si è indebitata per aiutare l’Ucraina; il peso di questi contributi ricadrà sui contribuenti americani. Ho apprezzato molto il Senatore Rand Paul, che sta facendo un ottimo lavoro per cercare di risvegliare le coscienze. Questo non riguarda non l’Ucraina, ma l’incapacità degli Usa di proseguire questa guerra. L’Occidente sta cercando di utilizzare il conflitto per indebolire la Russia in una “proxy war”. Ma per la Russia, questa è una guerra di sopravvivenza, e se saranno distrutti, l’Ucraina non esisterà più. È una prospettiva, una percezione molto diversa quella tra occidente e Russia. Mosca sta gestendo un’economia che non è ancora un’economia di guerra, ma potrebbe farlo: se si va in quella direzione, la situazione diventerà ingestibile ed è auspicabile che una cosa del genere non accada.
È possibile aprire la strada verso un negoziato, in questo momento?
Igor: La pista della negoziazione era aperta dal principio, ma gli Usa non hanno voluto. Qualora negli Stati Uniti aprissero a un negoziato, Mosca sarebbe aperta a tale possibilità, a una soluzione. Purtroppo l’Ucraina non decide nulla.