La tregua dei rendimenti dopo l’impennata di marzo ha reso meno scontate le scelte sul comparto del reddito fisso. Giorni addietro erano sicuramente i titoli sovrani a offrire i maggiori ritorni a scadenza anche su timeframe relativamente modesti. Poi il mercato ha mollato la presa e gli yield si sono sgonfiati, ma restano ancora i distinguo tra le varie tipologie di prodotti da cogliere volta per volta.
Tra i corporate bond, per esempio, si è avuta una nuova emissione anche in casa UniCredit. È un’obbligazione retail rivolta a investitori individuali e della durata a 10 anni, senza possibilità di richiamo (non è callable). In particolare, questo bond rende il 19,50% i primi 3 anni e a seguire cedola condizionata del 6,50%. Presentiamolo e conosciamolo meglio.
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La scheda tecnica dell’obbligazione retail UniCredit
Il titolo ha identificativo ISIN IT0005705097 ed è quotato e negoziato su MOT e su Bond X – EuroTLX di Borsa Italiana. Come anticipato è rivolto ai piccoli investitori con un taglio minimo di sottoscrizione di 1.000 € e relativi multipli. È denominato in euro, per cui non espone al rischio di cambio l’investitore nazionale.
Dal 17 al 30 aprile il prezzo di acquisto è alla pari, a 100, mentre da maggio in poi i corsi seguiranno le dinamiche domanda/offerta e quindi fluttueranno sopra e sotto la parità. Lo si piò acquistare tanto in banca quanto in remoto se abilitati all’operatività via web, e in tutti i casi tramite l’intermediario presso cui si detiene il conto titoli.
Ha data scadenza 17/04/’36, tra 10 anni, e rispetto a molte altre emissioni di matrice corporate qui la scadenza è certa dato che non c’è la callability. La certezza del prezzo 100 sarà solo a quella data, salvo default emittente, mentre prima di allora lo si traderà ai prezzi correnti in quel tempo.
La struttura dei rendimenti di questo titolo a 10 anni
L’obbligazione UniCredit SpA MC Ind Link Apr36 EUR è un prodotto strutturato dato che dal 4° anno di vita in poi lega il rendimento a un parametro sottostante. La cedola ha stacco annuo, ad ogni metà di aprile, e nello specifico prevede quanto segue:
- 6,50% annuo lordo, il 4,81% al netto del 26% di imposta sostitutiva sugli interessi, dal 2027 al 2029, cioè per i primi 3 anni. Tuttavia, chi lo acquista adesso deve tenere conto di uno 0,24% di rateo lordo già maturato alla data del 29 aprile. Esso andrà sommato al controvalore che si intende sottoscrivere (idem per le commissioni di acquisto) e riconoscere alla controparte. Tra un anno, cioè il 17 aprile ’27, UniCredit riconoscerà il netto del 6,50% di cedola piena se, a quella data, non lo si avrà liquidato;
- 6,50% p.a. per ognuno dei 7 anni residui, cioè dal 2030 fino a naturale scadenza. Tuttavia, in questa fase la cedola non è scontata ma condizionata al livello del sottostante, il Solactive BTP 10 annual Compounded Yield Index (Bloomberg SOITA10Y Index) alle date di osservazione. Se risulterà inferiore o al più pari al tasso soglia del 4,30% allora la banca pagherà il coupon per quell’anno, altrimenti niente. Da sottolineare che non c’è l’effetto memoria, per cui se un coupon si perde poi non lo si recupera alla prima data utile successiva. È perso per sempre e stop.
Ricordiamo che l’indice Bloomberg SOITA10Y replica l’andamento del BTP a 10 anni, per cui i guadagni del titolo dipendono dal trend del BTP 10Y targato MEF. Invece le date di analisi, di osservazione dell’indice, sono quelle del 10 aprile ’30, 8 aprile ’31, 12 aprile ’32, 8 aprile ’33, 6 aprile ’34, 10 aprile ’35 e 8 aprile ’36.
Quanto rende concretamente l’obbligazione UniCredit?
Facciamo ora due calcoli. L’unica certezza è il 19,50% di interessi lordi totali del 1° triennio, ossia 6,50% p.a. X 3 anni. Nei successivi 7 anni, invece, il monte cedole previsto spazierà da un minimo dello 0,00% fino a un massimo del 45,50% lordo. Il primo scenario si prospetterebbe nel caso in cui ad ogni data di osservazione il sottostante fosse oltre il tasso soglia. Se invece ne fosse sempre al di sotto, ogni anno giungerebbe la cedola piena. In termini ponderati, il rendimento del prodotto UCG spazierebbe dall’1,95% annuo medio lordo (1° scenario) al 6,50% (il 2°).
Ora, noi non abbiamo la sfera di cristallo per dire come andranno esattamente le cose da qui al 2036. Tuttavia, ipotizziamo che nell’arco del decennio 1 o 2 coupon dovessero saltare per mancato rispetto del limite del Bloomberg Index, scenario relativamente possibile. Su 9 coupon pagati su 10, il ritorno annuo lordo ponderato si attesterebbe al 5,85%. Nel caso di 8 su 10, invece, al 5,20% e così via negli altri possibili scenari che si definiranno da qui al termine.
Questo bond rende il 19,50% i primi 3 anni e a seguire cedola condizionata del 6,50%
Il potenziale ritorno legato al titolo non sarebbe male, ma vanno sottopesati anche tutti gli annessi rischi. Oltre a quello di mancata certezza cedola dal 4° anno in poi, il bond UCG comporta un rischio legato ai rendimenti dei titoli di Stato MEF.
Occhio poi al rischio di liquidità, dato che sui titoli dal flottante sottile spesso si formano spread bid/ask non proprio stretti, anzi. Un altro elemento che può fare tanta differenza, infine, attiene alla cura dei prezzi di carico e scarico nel caso vi si volesse investire per un tempo inferiore al decennio. La possibilità di acquistarlo sotto la parità non dovrebbe mancare nei mesi a venire, data la duration e la durata almeno dei primi anni. Tuttavia, la cosa potrebbe anche dipendere dal rischio di mancata cedola, e non si tratterebbe di una casistica tanto positiva.
Pro e contro, quindi, da soppesare attentamente prima per ottimizzare il ritorno del proprio investimento.