Finalmente la guerra sui dazi sta per finire. Me lo sentivo.
Da quel che vedo sul mio monitor alle 14:00 del lunedì 12 maggio, gli investitori si sono riversati di nuovo negli asset statunitensi, alimentando un’impennata del 3% nei future sull’S&P 500 e del 4% sul Nasdaq, dopo che Cina e Stati Uniti hanno concordato di tagliare i dazi e allentare una guerra commerciale che aveva seminato scompiglio nei mercati globali. Il dollaro è balzato al rialzo più di quanto non facesse da un mese.
Che è successo? L’appetito per il rischio a Wall Street si è riacceso dopo che il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito le discussioni commerciali con i cinesi “molto solide e produttive”. I titoli tecnologici megacapitalizzati statunitensi, che erano stati duramente colpiti all’inizio di quest’anno, sono già da giorni sulla buona strada per registrare alcuni dei maggiori guadagni, con i future sul Nasdaq 100 pronti a rientrare in un mercato toro, bucando al rialzo la media mobile a 200gg.
Nvidia Corp., Amazon.com Inc., Apple Inc. e Tesla Inc. stanno tutte aumentando di oltre il 5% nelle contrattazioni pre-market. Il dollaro è stato scambiato in rialzo di circa l’1%, toccando un massimo di un mese. L’oro è sceso di oltre il 3%. Il rendimento del Treasury a 10 anni è aumentato di sette punti base, poiché i trader hanno posticipato le tempistiche di possibili tagli dei tassi di interesse. Insomma un “reversal” completo del trend innescatosi all’indomani del Liberation Day del 2 aprile.
La svolta nei colloqui Cina-USA offre una boccata d’ossigeno agli investitori che si stavano preparando alla possibilità che una spirale di guerra commerciale tra le maggiori potenze economiche mondiali potesse causare una recessione globale. I paesi ridurranno reciprocamente i dazi sui propri prodotti per 90 giorni, secondo una dichiarazione congiunta rilasciata a Ginevra.
A questo punto voglio ammonire gli uccellacci del malaugurio che a pie’ sospinto si sono affannati a dipingere scenari catastrofici per l’economia globale nelle ultime settimane sulle maggiori teste di finanza ed economia. Il rischio di una recessione profonda e prolungata negli Stati Uniti è svanito. E, cosa ancor più importante, dal punto di vista degli utili aziendali il vento recessivo che era contrario ai ricavi è chiaramente diminuito.
Nelle tre settimane seguenti il 2 aprile, il mood era molto triste sui mercati finanziari. “Sell the USA” era il leit motiv, con equity al ribasso, il rendimento dei Treasury al rialzo e il dollaro al ribasso nei confronti di tutte le principali valute internazionali. Oggi è l’opposto: “Buy the USA” travolge i mercati globali dopo i colloqui Cina-USA.
Tutti ricorderete di che cosa era stato capace Trump. Una serie di ritorsioni aveva portato i dazi statunitensi sulle importazioni dalla Cina al 145%, mentre i cinesi avevano imposto un dazio del 125% sui beni statunitensi. Ciò aveva alimentato i timori di stagflazione e recessione, che avevano eroso la fiducia negli asset statunitensi, a lungo considerati i più sicuri al mondo.
In base alla sospensione temporanea annunciata oggi, i dazi combinati statunitensi saranno ridotti al 30%, mentre i dazi cinesi del 125% sui beni americani scenderanno al 10%. Bessent ha affermato che nessuna delle due nazioni vuole distaccarsi dall’altra e che i colloqui potrebbero portare ad accordi di acquisto di beni made in USA da parte della Cina.
A mio avviso i massimi di metà febbraio sono a questo punto a portata di mano, con un rialzo dell’SP500 di almeno +10%/+12% dai livelli attuali entro 1 mese a partire da oggi, soprattutto se la Fed darà un “aiutino” nella prossima riunione del 18 giugno.
I mercati azionari stanno tornando alla traiettoria rialzista verso cui si sarebbero mossi se il Giorno della Liberazione non fosse avvenuto e se Trump avesse semplicemente applicato il dazio universale del 10%. Infatti, i fondamentali aziendali sono solidi, i risultati del primo trimestre hanno sorpreso sostanzialmente al rialzo e c’è molta liquidità da investire dopo il sell-off di aprile: non tutti gli investitori che hanno “scaricato” azioni sono rientrati, ma stanno aspettando “affacciati alla finestra” e pieni di cash nelle loro tasche aspettando il momento adatto per rientrare.
E il momento adatto potrebbe essere proprio questo.
Certo, la prudenza è d’obbligo: la tregua di 90 giorni non risolverà le conseguenze economiche dei dazi iniziali di Trump e i trader sono cauti nel diventare troppo compiacenti sin da subito. Ma qualcosa è cambiato. E in meglio. Non in peggio.
Su cosa puntare dunque la nostra scommessa rialzista? È molto semplice.
I grandi titoli tecnologici, che erano stati pesantemente colpiti dalle vendite, sono pronti ad aprire in forte rialzo questa settimana e anche la prossima, a mio modesto parere.
Nvidia Corp., Tesla Inc. e Apple Inc. sono tutte aumentate del 5% o più nelle prime contrattazioni. I future sull’indice Nasdaq 100 sono balzati del 3,8%. Per chi volesse approfittare del novo trend rialzista non posso che consigliare di valutare due ETF che mi piacciono di più in queste situazioni di “relief rally”:
- un ETF sul Nasdaq molto liquido, l’iShares Nasdaq 100 UCITS ETF (ad accumulazione) con ISIN IE00B53SZB19 e ticker CSNDX,
- un ETF su indice SP500 anch’esso molto liquido che è l’Invesco S&P 500 (anche esso ad accumulazione) con ISIN IE00B3YCGJ38 e ticker SPXS.
Nel frattempo, gli asset rifugio sono diminuiti, con l’oro, lo yen giapponese e il franco svizzero che sono scesi all’unisono. L’euro è sceso fino all’1,5% a 1,1084 dollari, avviandosi verso la sua peggiore giornata di quest’anno.
Per quanto riguarda la politica monetaria della Fed, sembra che i trader si sono anche affrettati a ridurre le scommesse sull’entità dei tagli dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana e delle principali banche centrali quest’anno. I futures sul tasso Overnight in dollari, legati alle riunioni della Federal Reserve, ora favoriscono una riduzione di un quarto di punto a settembre. La scorsa settimana, indicavano un cambiamento già a luglio.
Tuttavia, credo che l’accordo USA-Cina allontani lo spettro della stagflazione e autorizza la Fed ad essere più remissiva sul fronte della politica monetaria. Rimango perciò dell’idea che il prossimo taglio sarà a luglio e non a settembre.
Mi piace ribadire una cosa importante: il cambiamento di sentiment sarà sufficiente a guidare una ripresa dei mercati globali e non dovete lasciarvela scappare.
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