Vi spiego perché la guerra sui dazi sta per finire. E come investire di conseguenza

R. F.

29 Aprile 2025 - 18:22

La guerra sui dazi sta per finire. È il momento di acquistare azioni tecnologiche. Ecco la strategia per individuare i titoli vincenti mentre il mercato sta per uscire dalla volatilità.

Vi spiego perché la guerra sui dazi sta per finire. E come investire di conseguenza

Prima di parlare della volatilità di aprile e delle opportunità che si aprono per il mese di maggio, lasciatemi fare alcune considerazioni generali.

Le azioni salgono e scendono sempre per vari e disparati motivi, ma le obbligazioni sono più semplici da comprendere. Se prevedi di detenere un’obbligazione fino alla scadenza, la preoccupazione principale è chiara: riavrò indietro i miei soldi?
Lasciatemi quindi dire che proprio quello che è successo al decennale USA dopo il Liberation Day di Trump ci fa capire come non sia il mercato azionario, ma piuttosto il mercato obbligazionario l’indicatore più concreto dello stress economico di un paese.

All’inizio di questo mese, oltre al mercato azionario, anche il mercato obbligazionario infatti stava lanciando segnali di allarme significativi, come potete vedere dal grafico Bloomberg qui sotto che confronta il decennale USA con l’indice SPX, ma nelle ultime settimane il mercato dei Treasury ha iniziato a trovare un equilibrio e con lui anche l’indice SPX sta iniziando un bel rimbalzo.

RENDIMENTO DEL DECENNALE USA (LINEA GIALLA), A CONFRONTO CON L'INDICE SP500 (LINEA BIANCA) 30.04.2024-30.04.2025 RENDIMENTO DEL DECENNALE USA (LINEA GIALLA), A CONFRONTO CON L’INDICE SP500 (LINEA BIANCA) 30.04.2024-30.04.2025 FONTE: BLOOMBERG

Nella settimana tra il 3 aprile e il 10 aprile si era creata “la tempesta perfetta”. Non era mai successo che il mercato azionario scendesse, il prezzo dei Treasury scendesse e il dollaro si indebolisse simultaneamente. La insensata guerra sui dazi innescata da Trump aveva provocato una paura degli investitori stranieri. Cinesi e Giapponesi in primis. Si stavano vendendo l’America tutta intera, non un singolo comparto dei mercati finanziari. Si stavano vendendo azioni, obbligazioni e il dollaro. Gli investitori stranieri stavano rimpatriando i loro soldi. L’indice SPX dal 3 aprile al 10 aprile perdeva il 14%, il decennale USA saliva dal 4% al 4,50% e il dollaro si indeboliva sino a livello 1,15 contro euro.

Possiamo osservare questo fenomeno anche attraverso un’altra visuale, analizzando lo spread tra le obbligazioni ad alto rendimento (o «junk») e i cosiddetti Treasury statunitensi, i bond privilegiati per antonomasia. Questa differenza nei rendimenti - nota come spread creditizio high-yield - tende ad ampliarsi quando gli investitori si preoccupano dell’economia.

Per osservare la rischiosità dei bond corporate ho preso come riferimento l’indice dei credit default swap sul debito High Yield, l’indice CDX e ne ho fatto un grafico a 12 mesi grazie a BLOOMBERG, che potete osservare qui sotto. Il prezzo dei CDS è una buona proxy dello spread medio delle obbligazioni HY sopra il rendimento dei Treasury.

INDICE CDX DEI CONTRATTI CDS SU DEBITO HIGH YIELD IN USA INDICE CDX DEI CONTRATTI CDS SU DEBITO HIGH YIELD IN USA FONTE: BLOOMBERG

Lo spread del mondo High Yield si allarga durante il sell-off del mercato equity perché, quando le condizioni diventano instabili, le aziende più rischiose si teme saranno più propense a non onorare i loro debiti e gli investitori richiedono un compenso maggiore per prestare loro denaro.

Se esaminiamo lo spread attraverso i contratti di CDS in dollari sul debito spazzatura notiamo come lo spread sia aumentato significativamente tra febbraio e il suo picco di lunedì 7 aprile (un valore di 470bps). Ma da allora, è diminuito bruscamente.

L’ultima lettura, aggiornata a oggi, è di 400bps - un notevole rientro. Questa è una notizia positiva e rialzista per il mercato azionario in prospettiva. Ci mostra che gli investitori obbligazionari - spesso definiti gli investitori del “denaro intelligente" -stanno ritrovando lentamente la fiducia nelle obbligazioni corporate.

Per essere chiari, ciò non garantisce un lieto fine immediato della guerra sui dazi, né che abbiamo già superato il peggio della volatilità, ma è incoraggiante il fatto che il mercato inizia a percepire che così Trump non può continuare e che dovrà cambiare idea. Il consenso su di lui infatti è ai minimi storici.

L’elettorato repubblicano non capisce che bisogno c’era di iniziare questa guerra sui dazi con gli altri problemi più urgenti dell’economia americana. E fra poco lo capirà ancora meno, quando sugli scaffali di Home Depot e di Walmart si vedrà carenza di prodotti provenienti dalla Cina - le navi container sono infatti state bloccate dai cinesi nei porti della Cina, in attesa di capire a quali dazi verranno sottoposte appena entreranno negli Stati Uniti. E l’elettorato americano andrà a votare nel novembre 2026 per le Mid-Term elections che rinnovano al 100% la camera dei deputati e 1/3 del senato.

Se Trump continua così sarà un bagno di sangue per il partito repubblicano a fine 2026. Non lo dico solo io, lo ha detto già il senatore repubblicano del Texas, Ted Cruz, il 5 aprile del 2026.

I repubblicani potrebbero perdere simultaneamente la Camera e il Senato. Rendendo Donald Trump un presidente zoppo, continuamente esposto al veto dei democratici su qualsiasi provvedimento legislativo egli vorrà intraprendere.
Pensate che Trump sia così stupido da non capire tutto ciò? No, non è stupido. Per questo penso che la guerra sui dazi stia per finire. E il mercato lo avverte.

Un’ulteriore buona notizia riguarda le previsioni sui margini di profitto delle aziende: sono destinati ad aumentare?
Ogni tanto vado a leggermi le ricerche di Fact Set, database di analisi dei dati sugli utili più utilizzato dai professionisti.

Nel suo aggiornamento settimanale più recente, risalente a venerdì 25 aprile, ha posto alla comunità degli analisti finanziari la domanda che molti investitori si pongono oggi:

«Considerando le preoccupazioni persistenti nel mercato riguardo alle tariffe e ai costi più elevati, quale margine di profitto netto riporta l’S&P 500 per il primo trimestre?»

Risulta che il margine di profitto netto combinato (ciò che è stato riportato finora e ciò che è previsto per il resto della stagione degli utili) per l’S&P è del 12,4% sui ricavi. Sebbene sia inferiore al margine del quarto trimestre 2024 (13,1%), è superiore a quello di un anno fa e supera anche la media quinquennale (11,7%).

Ciò che sorprende di più sono le previsioni per il resto del 2025. Ecco di nuovo FactSet:

«È interessante notare che gli analisti ritengono che i margini di profitto netto per l’S&P 500 miglioreranno nel resto del 2025».

A partire da venerdì scorso, i margini di profitto netto sui ricavi, stimati per il secondo trimestre 2025 e fino al quarto trimestre 2025, sono rispettivamente del 12,5%, poi 12,9% e infine 13,0%.

Naturalmente, l’incognita in tali previsioni rimane la guerra commerciale. Gli analisti infatti hanno fatto quelle previsioni nella quasi certezza che un accordo fra Trump e il resto del mondo sarà trovato a breve termine.
Siamo quindi a poche settimane dal superamento definitivo del dramma innescatosi il “Giorno della Liberazione” quell’infausto 2 aprile.

Insomma, possiamo dire che le nuvole si stanno diradando. I dati aziendali stimati dagli analisti per il 2025 stanno migliorando. E i grafici dei listini obbligazionari ed azionari si stanno risvegliando, in un certo qual senso.

In sintesi, penso che le azioni abbiano toccato il fondo qualche giorno fa - e sto diventando molto rialzista in vista dell’estate.
Gli investitori possono approfittare ora dell’opportunità di acquistare azioni di qualità a livelli più bassi e utilizzare strumenti che li aiutino ad acquistare azioni al prezzo giusto.

Avere i nervi saldi nei momenti bui dei mercati è di importanza cruciale.

Il mercato azionario tende sempre a salire nel lungo periodo e, grazie all’intervento delle banche centrali e anche talvolta dei governi, riesce sempre ad uscire dai momenti di crisi profonda. È stato così nel giorno dell’attacco alle Torri Gemelle del 2001, nel periodo della crisi Lehman Brothers del 2008 e nel periodo del Covid del marzo 2020. È una storia tanto vecchia quanto il mercato stesso. Se allarghi abbastanza la visuale a 20 o 30 anni su qualsiasi indice azionario principale, lo vedrai.

Quindi, nonostante quanto possano sembrare volatili o ripide le recenti discese del mercato, non sono poi così gravi nel grande trend di lungo periodo, purché tu abbia tempo e nervi saldi per attendere che le acque si calmino.

In effetti, questi momenti creano ottime opportunità di acquisto, specialmente per azioni tecnologiche di alta qualità che in precedenza erano troppo costose.

Ma acquistare azioni tecnologiche ora comporta un dilemma: e se Trump non si “redime”? Allora gli investitori - sebbene questa eventualità non appartenga allo scenario centrale degli analisti - devono considerare due rischi macroeconomici. Nel breve termine, le guerre commerciali potrebbero influenzare direttamente il fatturato delle aziende dipendenti dagli approvvigionamenti di hardware dal sud-est asiatico. Nel medio termine, se la crescita economica rallenterà, ciò potrebbe influenzare le spese dei consumatori e quindi il fatturato di un numero più ampio di aziende.

Ma gli investitori disposti a gestire questi rischi possono utilizzare la recente svendita per costruire i loro portafogli tecnologici con azioni che si apprezzano da sempre e che ora potrebbero essere sottovalutate.

Come acquistare durante il calo concentrandosi sulla qualità e sulla valutazione intrinseca

Nonostante l’incertezza, ci sono opportunità selezionate se si cercano aziende che continueranno a innovare reinvestendo in ricerca i loro utili. Queste aziende emergono sempre più forti che prima dai periodi di crisi, soprattutto se non hanno molto debito e se la loro clientela è fortemente fidelizzata.

Questo è particolarmente vero per le aziende che sviluppano infrastrutture di intelligenza artificiale e cloud, quali: Nvidia, Google Alphabet e Microsoft Corp.

Certo, queste aziende non sono immuni dalle difficoltà cicliche, ma continuano sempre ad innovare al loro interno, magari non pagando un centesimo di dividendo agli azionisti, ma mettendo tutto il loro profitto a patrimonio netto e reinvestendo in ricerca tecnologica.

Queste aziende stanno creando un notevole valore intrinseco per i loro clienti commerciali, il che può contribuire a generare ulteriore valore anche per gli azionisti proprietari delle società nel tempo.

Insomma, anche se la guerra sui dazi dovesse continuare (ma non è così), anche se ci fossero cambiamenti nella politica commerciale degli Stati Uniti, le tendenze di evoluzione tecnologica nelle società industriali, e nel resto del mondo, rimangono sane e ben salde, e quindi anche la loro fame di AI che solo Nvidia, Google, Microsoft e anche altre aziende, sono in grado di sfamare.

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