Trump e Xi a Washington. La tregua sui dazi si allunga di due mesi, fino al 10 gennaio 2027

Ufficio Studi Money.it

24 Settembre 2026 - 09:40

Il presidente cinese è arrivato oggi nella capitale Usa per il vertice con Trump. Il segretario al Tesoro Bessent ha annunciato l’estensione della tregua commerciale, in scadenza il 10 novembre, fino al 10 gennaio 2027. Sul tavolo restano intelligenza artificiale, terre rare e il nodo Taiwan.

Trump e Xi a Washington. La tregua sui dazi si allunga di due mesi, fino al 10 gennaio 2027

Il presidente cinese Xi Jinping è arrivato oggi a Washington per un vertice di più giorni con Donald Trump, che i mercati osservano da giorni come il principale market mover della settimana. Poche ore prima dell’incontro, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha annunciato che la tregua commerciale tra le due potenze, in scadenza il 10 novembre, sarà estesa di due mesi, fino al 10 gennaio 2027.

Da Busan a Washington

La tregua in questione risale all’accordo firmato da Trump e Xi il 30 ottobre 2025 a Busan, in Corea del Sud, a margine del summit Apec, un pacchetto di impegni reciproci della durata di un anno, con cui Pechino si era impegnata a sospendere per dodici mesi i controlli globali sull’export di terre rare (litio, germanio, antimonio, grafite), a ritirare i dazi sui prodotti agricoli americani e ad acquistare grandi volumi di soia statunitense, mentre Washington aveva dimezzato dal 20% al 10% i dazi legati al fentanyl e prorogato alcune esclusioni tariffarie.

Diversi di questi impegni erano calendarizzati per scadere proprio attorno al 10 novembre 2026: la proroga di due mesi annunciata oggi da Bessent serve quindi a guadagnare tempo prima che l’intero pacchetto vada rinegoziato.

Intelligenza artificiale, Taiwan e il nodo Iran

Oltre al dossier commerciale, l’agenda del vertice comprende almeno altri tre nodi aperti. Il primo è l’intelligenza artificiale: Trump punta a rivendicare la superiorità tecnologica ed economica Usa nel settore, pur avendo in parte attenuato negli ultimi giorni i toni più duri sulla deregolamentazione per favorire i negoziati. Il secondo è Taiwan, su cui Pechino continua a fare pressione contro una vendita di armi Usa all’isola stimata in 14 miliardi di dollari, un dossier che lo stesso Xi ha già definito potenzialmente esplosivo se «gestito male». L’ultimo è l’Iran: la crisi tra Washington e Teheran, con le sue ricadute sui prezzi dei carburanti, resta un punto di frizione indiretto tra le due delegazioni.

I mercati: cauti, ma con la proroga già in prezzo

Alla vigilia dell’incontro Wall Street si è mossa in modo sostanzialmente piatto e cauto (Nasdaq 100 e Dow Jones attorno a -0,2% nel pomeriggio di mercoledì 23 settembre, S&P 500 pressoché invariato), mentre il petrolio ha proseguito la discesa delle ultime sedute: il Brent si è mosso in area 100 dollari al barile (-0,77%) e il WTI attorno ai 90 dollari (-0,74%). Un quadro compatibile con un mercato che aveva già in gran parte scontato come scenario base una proroga della tregua, più che una rottura.

Non mancano però le voci più caute. Scott Kennedy, esperto di relazioni Usa-Cina del centro studi Csis di Washington, ha previsto alla vigilia un vertice «relativamente deludente, con un numero limitato di risultati concreti», sottolineando come né Washington né Pechino sembrino pronte a un reset strutturale del rapporto commerciale. Lo stesso Trump, interpellato sui contenuti dell’incontro, si è limitato a dichiarazioni generiche: «Parleremo di molte cose, sarà un grande incontro», ha dichiarato.

La proroga della tregua riduce nell’immediato il rischio di un nuovo shock tariffario globale che colpirebbe in modo trasversale l’export italiano ed europeo verso Cina e Stati Uniti, oltre ai titoli più esposti alla filiera dei semiconduttori e delle terre rare, ma si tratta di una proroga di due mesi, non di un accordo strutturale, e i dazi reciproci restano su livelli superiori a quelli pre-2025.

Taiwan e la corsa all’intelligenza artificiale restano i due fronti su cui un deterioramento improvviso potrebbe rimettere in discussione la tregua prima della nuova scadenza del 10 gennaio, proprio mentre negli Stati Uniti si avvicina la campagna per le elezioni di metà mandato di novembre.