La grande incongruenza dei mercati, spiegata

Tommaso Scarpellini

20 Marzo 2024 - 13:26

Di fronte alla resilienza dimostrata dai dati economici, ha senso aspettarsi veramente un abbassamento dei tassi d’interesse nel breve periodo? I dati forniscono risposte contrastanti.

La grande incongruenza dei mercati, spiegata

L’economia globale procede a passo svelto, mentre le stime sul PIL per l’anno in corso e il 2025 restano positive e sostenute. L’inflazione è prevista in calo, seppur non si parli ancora del raggiungimento del target definito dalle banche centrali dei Paesi occidentali. Nel frattempo, i bilanci societari esprimono un forte ritorno all’utile, evidenza che sembra riguardare anche le società più piccole e persino quelle con debito a basso rating, realtà che dovrebbero essere state colpite dall’aumento dei costi di finanziamento.

Quindi, perché si parla di abbassamento dei tassi e soft landing? Un motivo potrebbe nascondersi fra le righe, e riguarda sempre il mercato del debito: l’aumento delle scadenze nei titoli di debito globali potrebbe comportare un aumento dei costi di finanziamento, e quindi essere un primo stimolo per l’abbassamento dei tassi? Una domanda a cui non è facile rispondere. Ma guardiamo alcuni dati.

Economia globale, a che punto siamo?

La stragrande maggioranza dei report e degli aggiornamenti lanciati dalle varie organizzazioni in ambito economico esprime un moderato ottimismo. Prendendo in considerazione una fra le principali, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), stima che l’inflazione ’core’ nel G20 quest’anno dovrebbe raggiungere il 2,5%, fino ad arrivare al 2,1% nel 2025. Anche sul PIL le stime restano positive: nell’area Euro è attesa una crescita della produttività media dello 0,6% per l’anno in corso. A fornire una stima approssimativa per gli Stati Uniti, altresì, interviene l’agenzia S&P Global Ratings, che si aspetta, a fronte di un costante rallentamento del tasso d’inflazione, una crescita del Pil statunitense del 2,4% per l’anno 2024.

Le aziende più piccole sono in pericolo?

Per comprendere meglio lo stato di salute complessivo di un sistema economico, potrebbe essere interessante osservare l’andamento fondamentale delle società emittenti obbligazioni high yield. Di fronte a un aumento dei tassi d’interesse, queste ultime dovrebbero essere fra le società maggiormente soggette a un aumento del rischio di default. Dato l’incremento repentino dei tassi, sarebbe stato presumibile aspettarsi una parallela crescita della percentuale di aziende cadute in bancarotta. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Guardando più nel dettaglio gli Stati Uniti e concentrandosi sulle decisioni della Federal Reserve, che di per sé hanno dimostrato di essere particolarmente influenti sulla politica monetaria della Banca Centrale Europea, i vari report condivisi in questi anni dall’agenzia S&P Global Rating esprimono una forte verità. Secondo le previsioni del 2023, il tasso di default degli Stati Uniti avrebbe dovuto raggiungere il 5% fra i titoli a rating speculativo entro settembre 2024. Tuttavia, il più recente aggiornamento delle stime conferma una forte resilienza da parte di queste società, pari a poco sopra il 4% a dicembre 2024, una cifra non così distante rispetto ai tassi di default medi, registrati anche in periodi di politica monetaria espansiva.

Federal Reserve, cosa aspettarsi?

In sostanza, se l’economia non mostra segni di arretramento, l’inflazione resta al di sopra del target delle banche centrali e le società con rating speculativo registrano una profittabilità positiva, perché si parla di «soft landing»? A maggior ragione, come mai Powell, nell’ampiamente discussa riunione di fine 2023, ha espresso l’intenzione di effettuare ben due tagli nel livello dei tassi nel corso del nuovo anno? Per il momento, sembra essere più probabile il verificarsi del pronostico fatto dallo stesso presidente della Federal Reserve a metà dello scorso anno: i tassi saranno «higher for longer». Anche le aspettative del mercato, rappresentate dall’indicatore del Fed Watch Tool del CME, esprimono una dura verità: tassi invariati. Ed il mercato obbligazionario sembra muoversi in quella direzione, seppur in maniera pacata, registrando un lento apprezzamento nel livello dei rendimenti, che altresì si era ampiamente abbassato, proprio a voler scontare nel proprio prezzo le dichiarazioni più recenti di Powell, che sembravano proprio voler far intuire prossimi abbassamenti nel livello dei tassi.

E la Banca Centrale Europea? Sebbene l’economia europea sia considerata dagli economisti meno resiliente (attualmente) rispetto a quella statunitense, ciò ha portato a pensare ad un’anticipazione dei ribassi nel livello dei tassi in Europa rispetto agli USA. Ciò, però, sarebbe un forte controsenso rispetto alla narrativa seguita negli ultimi decenni dalla politica monetaria delle banche centrali delle economie statunitensi: «l’Europa segue gli USA».

Le prossime scadenze sui finanziamenti devasteranno l’economia globale?

Quindi, tornando alla domanda: «come mai aspettarsi un abbassamento entro il 2025 del livello dei tassi d’interesse?» Una risposta a questa domanda risiede nelle dinamiche legate al rifinanziamento globale: le aziende, specialmente quelle di grado speculativo, beneficiano ancora (in parte) dai bassi costi di finanziamento contratti negli anni precedenti l’impennata dei tassi iniziata nel 2021. Tuttavia, le scadenze del debito globale nei prossimi anni sono destinate ad aumentare: quasi $2 trilioni a fine 2024 sino ad arrivare a $2,78 trilioni nel 2026, sempre in crescita fino al 2028, aumentando di circa 4 volte rispetto a quelli degli ultimi anni.

Il rischio sta nella rinegoziazione del finanziamento, che potrebbe aumentare drasticamente i costi del debito delle società, comportando quindi un aumento dei default aziendali, specialmente nelle società growth a piccola capitalizzazione e società con debito a rating più basso. A dirlo è sempre l’S&P Global Rating, in un recente report.

Infine, sebbene le società investment grade abbiano maggiore potere contrattuale rispetto alle società «spazzatura», anche le prime dovranno affrontare una prima ondata di scadenze. L’impatto che ciò (il 2025) potrebbe avere sull’economia globale non è chiaro, né tantomeno definibile a priori, ma potrebbe rappresentare effettivamente un motivo per le banche centrali di contenere il tasso d’inflazione e/o iniziare a ridimensionarlo, proprio in ottica di effettuare un «soft landing».

Questo al netto del mandato delle banche centrali, che di per sé le porta a guardare principalmente il dato relativo all’inflazione e meno ai dati corporate come quelli appena elencati.

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