Un nuovo -vecchio - alert sui BTP è arrivato direttamente dalla Germania di Friedrich Merz.
Sono passati più di 15 anni dalla crisi dei debiti sovrani che ha visto i Titoli di Stato italiani spiccare, insieme a quelli greci e in generale di altri Paesi PIIGS, come veri e propri paria del mercato dell’area euro. Ma, nonostante i progressi indiscutibili compiuti dall’Italia e dallo spread Italia-Germania - con quest’ultimo diventato addirittura motivo di vanto per il governo Meloni - molti tedeschi continuano a dire “Achtung”, quando si parla di BTP.
E non importa che, ormai da più di un anno a questa parte i rendimenti dei Bund siano balzati anche più di quanto siano saliti quelli dei BTP, vera ragione per cui lo spread BTP-Bund si è ristretto, visto che, come è stato fatto notare dal mondo degli economisti, alla fine il rendimento dei BTP non è stato interessato da grandi variazioni. (tanto che ora è nei pressi, di nuovo, della soglia pericolo). Per Berlino le fette di debito pubblico italiano rimangono un pericolo. La prova? Il nuovo alert arrivato dal mondo delle banche tedesche.
Dalla Germania alert BTP, a lanciarlo Commerz contro UniCredit. Scusa anti OPS?
Stavolta, l’alert sui BTP lanciato dalla Germania sa tuttavia di scusa, almeno agli occhi di alcuni italiani.
Il mittente dell’avvertimento è, infatti, Commerzbank, la seconda banca tedesca.
E basta il nome dell’istituto per capire perché il debito pubblico italiano sia stato presentato di nuovo alla stregua di fonte di pericolo.
La banca teutonica guidata dalla CEO Bettina Orlopp è sul piede di guerra contro UniCredit, la Big del credito guidata dal CEO Andrea Orcel che, secondo Berlino, avrebbe osato, dopo averla scalata in più di un’occasione, lanciare un’OPS per conquistarla: una mossa bocciata subito e considerata ostile e aggressiva non solo da Commerzbank, ma anche dal governo Merz.
Di qui, la presunta minaccia dei BTP, che è tornata a essere agitata con un chiaro messaggio che la CEO di Commerzbank ha inviato agli azionisti, nell’invitarli a non consegnare le loro azioni a UniCredit.
Non è tra l’altro la prima volta che dalla Germania scatta un alert sui BTP in relazione alla saga che vede protagoniste le due banche.
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Di fatto, Orlopp non ha citato ’soltanto’ il prezzo dell’offerta di UniCredit nel ribadire il suo nein all’OPS.
La CEO ha citato anche l’esposizione di UniCredit verso i BTP, avvertendo i soci della banca tedesca che la relazione a suo avviso pericolosa tra l’offerente e i bond italiani potrebbe finire per infettare il bilancio di Commerzbank.
L’avvertimento dice molto su come il debito pubblico dell’Italia continui a essere disprezzato dalla Germania: Germania che, nel periodo della crisi dei debiti sovrani, è salita diverse volte in cattedra per impartire lezioni di rigore fiscale all’Italia.
Peccato per Berlino, tuttavia - sottolineano molti analisti - che ora i Bund non siano più espressione al 100% di un debito pubblico che può essere preso come esempio. E questo per la traiettoria rialzista tracciata dal bazooka fiscale attivato da Merz.
La scusa dei BTP, dunque, per chi tifa UniCredit, non reggerebbe.
Allo stesso tempo, basta dare un’occhiata ai vari report in cui sono formulate le previsioni sul trend delle azioni delle banche italiane per capire come la paura tedesca dei BTP non sia del tutto campata in aria.
E’ il caso di alcuni report di Barclays, che presentano gli scenari migliori e peggiori per i titoli degli istituti di credito dell’Italia e in cui la parola BTP o meglio, in lingua originale, l’espressione “ concerns around Italian sovereign risks increase ”, ovvero “preoccupazione che il rischio sovrano dell’Italia aumenti”, è spesso menzionata.
Questo significa che anche gli esperti sono memori di quel fenomeno noto come doom loop, ovvero abbraccio mortale tra i BTP e le banche, che spesso ha spaventato gli investitori.
In più, il fatto che la stessa Presidente della BCE Christine Lagarde abbia appena ammesso di essere preoccupata per il sell off che sta colpendo il mercato dei Titoli di Stato sembra perorare la causa di Orlopp.
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Detto questo, è altrettanto vero che la Germania di Orlopp sta facendo il possibile per impedire che gli azionisti di Commerzbank aderiscano all’OPS di Piazza Gae Aulenti. In gioco c’è il DNA teutonico della banca.
Tra gli altri attenti arrivati da Orlopp, anche quello dei maxi licenziamenti: se UniCredit prendesse il controllo di Commerzbank, ha detto la CEO, la Germania potrebbe assistere a una perdita di posti di lavoro full time compresa tra 7.000 e 11.000 unità.
Sia il CDA che il Consiglio di Sorveglianza di CBK reputano inoltre il prezzo dell’OPS a sconto. (rapporto di concambio previsto 0,485x), come fa notare Equita. Ma intanto, Orcel non batte ciglio.
Dall’autorità di vigilanza tedesca Bafin è emerso anzi che l’esposizione potenziale di UCG in Commerz è salita al 38,9% dal 35,6% precedentemente reso noto, di cui il 27% detenuto in modo diretto e la parte rimanente attraverso derivati. La guerra di nervi, insomma, continua.