La fragilità dell’economia globale in 3 punti: perché il mondo è in crisi

Violetta Silvestri

07/06/2023

Il report OCSE sulle prospettive economiche mondiali mostra che esistono ancora fragilità e debolezza nella ripresa. Pur con segnali di miglioramento, l’economia globale vacilla: i motivi in 3 punti.

La fragilità dell’economia globale in 3 punti: perché il mondo è in crisi

L’OCSE ha sintetizzato in 3 punti l’aggiornamento sulle prospettive economiche mondiali: nell’Economic Outlook di giugno 2023 la crisi globale è ancora un’emergenza, nonostante alcuni segnali di miglioramento.

La ripresa è valutata fragile, con l’inflazione core elevata a ostacolare il cammino di una piena crescita dopo che ha eroso i redditi delle famiglie e con la politica di inasprimento delle banche centrali che si ripercuote sull’economia reale e genera ancora incertezza su come impatterà.

Sullo sfondo, le disuguaglianze si sono acuite e i Paesi emergenti rischiano di restare schiacciati da debiti enormi che bloccano ogni sviluppo.

Per comprendere dove andrà l’economia globale nel biennio appena iniziato e quanto siano ancora pericolosi i rischi di instabilità, l’OCSE ha individuato 3 punti chiave dell’attuale e duratura crisi.

1. Pil in crescita, ma con debolezza

“Nonostante i segnali di miglioramento visti nei primi mesi di quest’anno, le prospettive sono per un periodo di crescita contenuta e inflazione persistente in mezzo a rischi acuti”: così l’OCSE sintetizza le prospettive a breve termine.

Nello specifico, il Pil globale è visto crescere del 2,7% nel 2023, “il tasso annuo più basso dalla crisi finanziaria globale, ad eccezione del periodo di pandemia del 2020”. Nel 2024 il miglioramento sarà lieve, con un +2,4% stimato.

Questo il prospetto di crescita per le principali economie del mondo:

Proiezioni Pil 2023-2024 Proiezioni Pil 2023-2024 principali economie mondiali

Da evidenziare che l’Asia sarà il motore della ripresa globale.

L’OCSE ha invece sottolineato che le principali economie europee “sono state fortemente colpite dalla guerra in Ucraina, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’incertezza. Le politiche macroeconomiche stanno ora diventando meno favorevoli, con tassi di interesse politici più elevati e consolidamento fiscale in corso”.

L’Eurozona dovrebbe crescere dello 0,9% nel 2023. Con questi avvertimenti: i costi di finanziamento più elevati e standard creditizi più rigidi peseranno sugli investimenti, nonostante la spinta maggiori spese nell’ambito del programma Nexte Generation EU.

L’attenzione è massima anche sui Paesi emergenti che dovranno affrontare sfide molto difficili e dall’esito incerto, con potenziale capacità di innescare nuovi rischi per la stabilità generale.

Con maggiori costi per il servizio del debito, deflussi di capitali e ridotta disponibilità di credito da prestatori esteri, le economie emergenti sono in bilico. “Inoltre, le crescenti tensioni geopolitiche e le preoccupazioni sulla sicurezza della catena di approvvigionamento hanno spinto diversi paesi ad attuare restrizioni al commercio e agli investimenti. Politiche commerciali sempre più restrittive rischiano di limitare i guadagni del commercio globale e di danneggiare le prospettive di sviluppo dei paesi a basso reddito”, ha avvisato l’OCSE.

2. L’inflazione è ancora elevata

L’OCSE prevede che l’inflazione nel Gruppo delle 20 principali economie scenderà dal 7,8% dello scorso anno al 6,1% di quest’anno e al 4,7% nel 2024, ancora ben al di sopra degli obiettivi di molte banche centrali nonostante gli aumenti dei tassi di interesse.

Sebbene si siano palesate delle diminuzioni, “i prezzi di generi alimentari e servizi hanno continuato a salire rapidamente. L’inflazione core rimane ostinatamente elevata”.

Nel grafico, l’OCSE ha messo in evidenza come l’inflazione core si mantenga elevata nelle proiezioni delle principali economie mondiali:

Inflazione core Inflazione core Proiezioni 2023-2024

Un’inflazione ancora molto al di sopra degli obiettivi delle banche centrali, costringerà quest’ultime a ulteriori rialzi dei tassi, con evidenti ricadute sull’economia reale:

“...l’impatto sulla crescita economica potrebbe essere più forte del previsto se condizioni finanziarie più restrittive dovessero innescare tensioni nel sistema finanziario e compromettere la stabilità finanziaria...l’aumento degli oneri per il servizio del debito delle famiglie e delle imprese e il maggiore potenziale di insolvenza sui prestiti aumentano i rischi di credito presso le banche e gli istituti finanziari non bancari e potrebbero tradursi in un ulteriore inasprimento degli standard i prestito...”

Senza contare che le vulnerabilità dei Paesi emergenti e con alti debiti non possono che peggiorare con tassi di interesse più alti. Grande apprensione resta anche sull’evoluzione della guerra in Ucraina: qualsiasi escalation può far balzare di nuovo i prezzi energetici e alimentari. Proprio come avvenuto subito dopo la distruzione di una diga nella giornata di martedì 6 giugno: il prezzo del grano è schizzato.

3. Salari e redditi: quando risaliranno?

Una combinazione di alta inflazione e modesti aumenti salariali ha portato a un calo dei salari reali nel 2022: così l’OCSE ha inquadrato la crisi che ha colpito le famiglie. Il miglioramento è previsto già nel corso del 2023, quando le diminuzioni delle buste paga dovrebbero fermarsi.

Intanto, però, il calo dello scorso anno è stato forte, soprattutto in alcuni Paesi, come mostra il grafico con il confronto del salario reale tra 2021 e 2022:

Cambiamento salario reale Cambiamento salario reale Diminuzione dal 2021 al 2022

Le sfide per il mondo del lavoro e per limitare divari di benessere sono enormi, ma urgenti. Riforme strutturali e non assistenziali devono essere la guida per i Governi del mondo.

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