I numeri dell’Istat relativi al deficit-PIL, pressione fiscale, risparmio delle famiglie. Occhio anche al potere di acquisto.
Occhio al trend del deficit-PIL e della pressione fiscale dell’Italia relativi ai primi nove mesi e al terzo trimestre del 2025, annunciato dall’Istat oggi, mercoledì 7 gennaio 2025, con la pubblicazione del “Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società - III trimestre 2025”.
L’Istat ha presentato anche i numeri relativi al risparmio, al reddito e al potere di acquisto delle famiglie consumatrici italiane.
In evidenza in particolare i dati sulla propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, ha raggiunto i livelli massimi dal terzo trimestre del 2009.
Il trend del deficit-PIL e della pressione fiscale dell’Italia nel terzo trimestre e primi 9 mesi 2025
Per quanto riguarda il deficit-PIL dell’Italia, ovvero la voce relativa all’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al prodotto interno lordo, l’Istat ha messo in evidenza un aumento, nel corso del terzo trimestre 2025, al 3,4%, rispetto al 2,3% del terzo trimestre del 2024.
La situazione è invece migliorata nei primi tre trimestri del 2025, ovvero nei primi 9 mesi dello scorso anno, con il rapporto deficit-PIL che si è attestato al 4,5%, in flessione rispetto al 4,7% del corrispondente periodo del 2024.
La pressione fiscale si è attenuata nel corso del terzo trimestre del 2025, attestandosi al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nei primi nove mesi del 2025 il trend è stato tuttavia al rialzo, visto che la pressione fiscale si è attestata al 39,9% del PIL, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto ai 39,6% del 2024.
Il saldo primario dell’Italia è stato pari nei primi nove mesi del 2025, in termini di incidenza sul PIL, al -0,5% (-0,7% nello stesso periodo del 2024), mentre il saldo corrente è risultato positivo, pari allo 0,4% (0,1% nel corrispondente periodo del 2024).
Nel solo terzo trimestre dell’anno, il saldo primario delle AP (ovvero, ha ricordato l’Istat, l’indebitamento al netto degli interessi passivi), è stato positivo, con un’incidenza sul PIL dello 0,4% (1,6% nel terzo trimestre del 2024), così come è stato positivo il saldo corrente, con un’incidenza sul PIL dell’1,3% (2,2% nel terzo trimestre del 2024).
Il trend delle uscite e delle entrate fiscali
Nello scattare la fotografia dei conti pubblici dell’Italia, l’Istat ha precisato che, nel corso del terzo trimestre 2025, le uscite totali sono aumentate del 3,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024 e la loro incidenza sul PIL (pari al 48,0%) è salita in termini tendenziali di 0,3 punti percentuali.
Nei primi tre trimestri del 2025, dunque nei primi nove mesi del 2025, la relativa incidenza è stata pari al 49,2%, in rialzo di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024.
Per la precisione, le uscite correnti e le uscite in conto capitale hanno registrato, nel terzo trimestre 2025, un aumento tendenziale rispettivamente del 2,7% e del 10,1% .
Per quanto concerne le entrate totali incassate dallo Stato, nel terzo trimestre 2025 il trend è stato di un aumento in termini tendenziali dell’1,2% e di una incidenza sul PIL al 44,6%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024.
Nei primi tre trimestri dell’anno, l’incidenza delle entrate totali sul PIL è stata del 44,7%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024.
L’Istat ha puntualizzato che nel terzo trimestre 2025 le entrate correnti e le entrate in conto capitale hanno segnato entrambi, in termini tendenziali, ovvero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un aumento, rispettivamente dello 0,7% e del 61,5%.
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L’Istituto Nazionale di Statistica ha fatto il punto della situazione anche sul trend del reddito disponibile e del risparmio delle famiglie consumatrici rendendo noto che, nel terzo trimestre 2025, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 2% su base trimestrale, e che il potere di acquisto, a fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi dello 0,2%, è salito dell’1,8%.
Sempre nel terzo trimestre 2025, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A tal proposito l’Istat ha precisato che “la crescita di questo indicatore riflette una dinamica della spesa delle famiglie per consumi finali molto più debole rispetto a quella del reddito disponibile lordo (+0,3% e +2%, rispettivamente)”.
Ancora, nel terzo trimestre del 2025, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stimato all’8,5%, 0,3 punti percentuali più basso rispetto al trimestre precedente, a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi dell’1,4% e del già segnalato aumento del reddito lordo disponibile.
Infine, l’istituzione ha reso noto che, nel terzo trimestre del 2025, la quota di profitto delle società non finanziarie è stimata al 42,3%, in ribasso di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, mentre il tasso di investimento delle stesse società non finanziarie nello stesso arco temporale è atteso al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,7%.
Così l’Istat nel commentare i numeri annunciati oggi:
“Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione (ma in aumento nei primi nove mesi) e un indebitamento in crescita rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente (ma in calo su base annua). Nello stesso periodo, si registra un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009, mentre la spesa per consumi finali rimane debole. Per le società non finanziarie, dopo la crescita dell’ultimo trimestre, si osserva una diminuzione della quota di profitto, in continuità con la tendenza in atto dalla seconda metà del 2023. Aumenta lievemente il tasso di investimento”.
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