C’è un dato da osservare con attenzione per capire dove sta andando l’economia italiana: è importante perché in caso di un suo peggioramento, aumentano le probabilità di un calo dei consumi.
Lo calcola ogni mese l’Istat ed è la fiducia dei consumatori, un indicatore che valuta l’ottimismo o il pessimismo degli italiani nei confronti del contesto del momento. Aiuta a cogliere cambiamenti nei comportamenti concreti delle famiglie, delineando un quadro attuale e fornendo anche previsioni a breve termine.
Se da una parte ci sono le istituzioni, come per esempio l’Ocse, che nelle scorse settimane ha tagliato le stime di crescita per l’Italia per quest’anno e per il 2027, o la Banca d’Italia, che ha parlato di segnali positivi per l’economia nel secondo semestre 2025 e nei primi due mesi di quest’anno, interrotti però bruscamente dalla guerra in Medio Oriente, dall’altra ci sono le percezioni dei consumatori. Il sentiment popolare è da monitorare perché può seriamente preludere a una maggiore prudenza negli acquisti e a una conseguente contrazione dei consumi. Il pessimismo si è diffuso rapidamente negli ultimi mesi.
C’è poca fiducia
Il 2026 si è aperto con l’indice del clima di fiducia dei consumatori a quota 96,8, cioè leggermente sotto la media di riferimento (ossia la base 100, fissata per l’anno 2021). A febbraio la fiducia è aumentata a 97,4, per poi scendere bruscamente a marzo a 92,6 punti, subito dopo l’avvio delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele in Iran, e ancora ad aprile a 90,8, con il prolungamento del conflitto e delle sue conseguenze in Europa (basti pensare alla crisi energetica e al caro carburanti).
Con le sue indagini l’Istat ottiene la stima sulla fiducia attraverso questionari rivolti a un campione rappresentativo di famiglie italiane. La fiducia generale è ricavata dalla sintesi di osservazioni riguardo il clima economico, il clima personale, il clima corrente e il clima futuro. Le due componenti maggiormente in flessione sono quella economica e quella legata alle prospettive future: la fiducia sull’economia ad aprile è risultata infatti quasi 15 punti sotto rispetto all’inizio dell’anno (dal 97,4 di gennaio a 82,7), mentre la fiducia sul clima futuro è scesa di quasi dieci punti (da 92,3 a 82,5).
Fiducia dei consumatori italiani
Andamento dell'indice di fiducia (base 2021=100)
Il clima di fiducia è costruito sulla base di nove domande ritenute in grado di valutare l’ottimismo e il pessimismo dei consumatori, attraverso giudizi e attese sulla situazione economica del Paese, sulla disoccupazione, sulla situazione economica della propria famiglia, sull’opportunità attuale e le possibilità future di risparmio, sull’opportunità all’acquisto di beni durevoli e, infine, su giudizi sul proprio bilancio familiare.
A preoccupare è soprattutto l’economia, presente e futura, dato che il sentiment risulta negativo in merito alle attese legate alla situazione economica dell’Italia, ma anche nel giudizio sulla situazione attuale. Discorso simile vale per i giudizi odierni e le prospettive sulla situazione economica familiare, mentre si fa sempre più diffusa la convinzione che la disoccupazione sia destinata a crescere. Ma c’è una componente che spicca più delle altre.
Calano i consumi
Nel clima generale di incertezza e concreto pessimismo innescato dalle tensioni in Medio Oriente, c’è una voce particolarmente significativa. Istat la classifica come “opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli”, ed è una delle componenti del clima di fiducia che oggi risulta in evidente contrazione. Dopo un miglioramento a inizio anno, passando dai -56,2 punti di gennaio ai -50,1 di febbraio (come saldo tra le opinioni positive e negative dei rispondenti al questionario), a marzo l’indice sull’opportunità di acquisto dei beni durevoli è peggiorata a -63,9 e ad aprile a -77,3. È un campanello d’allarme da non trascurare.
Significa che gli italiani stanno riducendo fortemente le proprie intenzioni d’acquisto dei beni importanti: un esempio classico è l’auto, che rappresenta un mercato già in difficoltà. Rispetto agli ultimi mesi del 2025, oggi gli italiani considerano sempre meno conveniente o troppo rischioso acquistare beni di valore elevato e che durano nel tempo. Se cresce l’incertezza sul lavoro, sul reddito futuro o sull’andamento generale dell’economia, le famiglie scelgono di conservare liquidità, invece di impegnarla in spese importanti.
Cosa significa
Il sito Trading Economics fornisce una serie storica dell’indice del clima di fiducia dei consumatori Istat (sempre con il 2021 come anno base), utile per un confronto storico e per capire quanto è grave l’attuale pessimismo delle famiglie italiane. Il 90,8 registrato ad aprile 2026 risulta il valore più basso degli ultimi tre anni, cioè da gennaio del 2023. Siamo a livelli non molto diversi dal clima di incertezza sperimentato all’inizio della pandemia: nell’estate del 2020 l’indice si aggirava attorno a quota 90, così come durante la crisi energetica del 2022, quando in autunno toccò valori vicini ai 90 punti.
A differenza di quelle fasi però, l’attuale calo arriva in un contesto di crescita già debole e senza la prospettiva immediata di sostegni straordinari, rendendo il segnale particolarmente degno di attenzione. Al momento è appunto soltanto un avviso, ma se il rallentamento dovesse farsi concreto e prolungato, potrebbe pesare sulla produzione delle imprese, sugli investimenti e sull’occupazione di interi settori, alimentando ulteriormente il pessimismo dei consumatori.
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