La correlazione rendimenti T-bond e Azioni torna negativa. Ecco perché

Livio Spadaro

13/05/2024

Considerando gli utili trimestrali pubblicati dall’80% delle aziende quotate sul listino americano, il primo trimestre ha visto un incremento degli utili del 5% rispetto allo scorso anno.

La correlazione rendimenti T-bond e Azioni torna negativa. Ecco perché

I mercati finanziari hanno reagito nervosamente ai dati macro pubblicati nel corso del mese per via delle prospettive di un taglio dei tassi della Federal Reserve. A fine Aprile le probabilità di un mancato taglio dei tassi per il 2024 sono aumentate ai massimi annuali.
Il mantenimento della Fed degli attuali tassi di interesse, con una diminuita prospettiva di tagli, ha riportato i flussi di capitale sul mercato monetario con gli asset risaliti a 6$ trilioni per la prima volta in 3 settimane.

I movimenti sui rendimenti del T-bond, che sono tornati nella seconda metà di Aprile al di sopra del 4.6%, sono risultati sensibili per l’azionario. Il Nasdaq ha registrato infatti nella terza settimana del mese la peggiore performance settimanale da Novembre 2022, in concomitanza con l’avvicinamento dei rendimenti a soglie critiche.
Come ha sottolineato anche Morgan Stanley, il livello di rendimento del Treasury a 10 anni del 4.35%-4.40% risulta un livello chiave per le valutazioni azionarie, tant’è che la correlazione azioni-rendimenti è tornata negativa nel corso del mese di Aprile.

Eppure, nonostante la correzione dell’azionario, la performance annuale dell’indice S&P500 è nella media storica dal 1950.
Nel complesso le trimestrali delle società statunitensi sono state positive (anche se le previsioni erano abbastanza conservative). Considerando gli utili trimestrali pubblicati dall’80% delle aziende quotate sul listino americano, il primo trimestre ha visto un incremento degli utili del 5% rispetto allo scorso anno registrando il quinto trimestre consecutivo di crescita su base annua.

Tuttavia, 2 sono le constatazioni interessanti. La prima è che le società che non hanno centrato le attese sono state “punite” dagli investitori più del solito.
La seconda è che le « Magnifiche 7 » si stanno rivelando un traino per il principale indice americano. Il rapporto tra le Mag7 e le altre 493 aziende che compongono il listino USA ha toccato un nuovo massimo storico.

Infine, altra curiosità registrata nel mese è che la correlazione tra l’indice S&P500 e il Bloomberg Commodity Index ha toccato livelli mai osservati in oltre 40 anni che potrebbe significare 2 cose: o che gli investitori intravedono nelle commodities una copertura dall’inflazione oppure che possa prendere piede un « superciclo » delle materie prime.