La Cina e la “bomba a orologeria” del debito locale da 13 trilioni di dollari

Federico Giuliani

23 Luglio 2024 - 07:03

L’anno scorso il governo centrale aveva consentito alle amministrazioni locali di raccogliere circa 1 trilione di yuan (140 miliardi di dollari) tramite la vendita di obbligazioni per ripagare i propri debiti LGFV.

La Cina e la “bomba a orologeria” del debito locale da 13 trilioni di dollari

Nell’ultimo anno parlare di economia cinese significava molto spesso affrontare lo spinoso nodo della crisi immobiliare che continua ancora oggi a limitare la crescita economica di Pechino. Ci sarebbe però un altro tema, altrettanto rilevante, che merita di essere approfondito.

Stiamo parlando di quella che esperti e analisti definiscono “la bomba a orologeria” dal valore di 13 trilioni di dollari (stima di Goldman Sachs) che potrebbe mettere a repentaglio il futuro della Cina: il debito delle sue amministrazioni locali. Un debito che, complice l’esplosione di veicoli di finanziamento degli enti locali (LGFV), è in gran parte fuori bilancio e quasi rivaleggia con il prodotto interno lordo nazionale.

La combinazione di rischi di insolvenza da parte dei principali sviluppatori immobiliari e l’abbondanza di LGFV spiega le preoccupazioni degli investitori globali in merito alla stabilità dell’economia cinese. A peggiorare la situazione c’è uno sfondo globale preoccupante da tenere in considerazione: gli alti rendimenti obbligazionari statunitensi, il Giappone sull’orlo della recessione e l’economia europea stagnante.

Ecco perché, in occasione del terzo Plenum del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, in calendario dal 15 al 18 luglio, gli altissimi funzionari del Paese cercheranno di trovare una soluzione per l’enorme debito locale fin qui accumulato. Ebbene, c’è chi dice che il governo potrebbe consentire ai governi locali di trattenere una quota maggiore delle entrate fiscali generate che attualmente confluiscono a Pechino...

La (possibile) mossa per arginare il debito locale

Questa decisione potrebbe rivelarsi una mossa decisiva per aumentare gli investimenti nei settori manifatturieri ad alto valore aggiunto e rinvigorire i consumi interni. Maggiori entrate consentirebbero ai governi locali di investire di più in settori innovativi, riducendo la loro dipendenza dalle vendite di proprietà e terreni. Tutto questo ridurrebbe infine l’attrattiva dell’emissione di debito, una pratica negli anni finita fuori controllo.

Dalla crisi di Lehman Brothers del 2008 alla pandemia di Covid, Pechino si è appoggiata alle 34 province cinesi per accelerare la propria crescita. Enormi grattacieli, autostrade, aeroporti, hotel, stadi, quartieri commerciali e parchi di divertimento: gli LGFV sono stati determinanti nel finanziare l’enorme espansione delle infrastrutture della Cina, facendo salire i prezzi dei terreni in un ciclo di crescita vantaggioso.

Prima del crollo del mercato immobiliare, le entrate dei terreni sembravano una fonte infinita di sussidi per il Dragone. Un anno fa, almeno 10 dei governi regionali risultavano invece sull’orlo del baratro finanziario, al punto che il Consiglio di Stato cinese è stato costretto ad inviare squadre di funzionari esperti nelle zone economicamente più deficitarie del Paese per esaminare i conti delle amministrazioni locale e trovare il modo di ridurre i loro debiti.

L’esplosione degli LGFV

Nell’ultimo decennio la Cina ha fin troppo abusato degli LGFV. Certo, la spesa per infrastrutture e proprietà ha alimentato una crescita economica in forte espansione in tutto il Paese, ma dall’altro lato ha portato le varie amministrazioni locali a costruire progetti inutili e, soprattutto, ad alimentare il buco nero del debito. Il Fondo monetario internazionale stima che il debito totale detenuto dagli LGFV sia pari a 66 trilioni di yuan (9,1 trilioni di dollari): gli stessi soldi utilizzati dalle città cinesi per la raccolta fondi da dirottare in progetti infrastrutturali essenziali per lo sviluppo del Paese. Il punto è che questi veicoli si sono trasformati, appunto, in buchi neri senza fine.

L’anno scorso il governo centrale aveva consentito alle varie amministrazioni locali di raccogliere circa 1 trilione di yuan (140 miliardi di dollari) tramite la vendita di obbligazioni per ripagare i propri debiti LGFV. La mossa, che rispecchia un precedente schema, avrebbe dovuto consentire ai governi locali di emettere obbligazioni a un tasso di interesse di circa il 3%, per sostituire il costoso debito LGFV. Evidentemente questa soluzione, da sola, non è stata sufficiente ad arginare un fenomeno preoccupante. Dal 2015 al 2018, gli enti locali hanno emesso circa 12 trilioni di yuan di obbligazioni da sostituire con debiti fuori bilancio, ma le passività hanno continuato ad aumentare.

L’ultima mossa del Dragone, come detto, potrebbe allora consistere allora nel consentire alle amministrazioni locali di trattenere una quota maggiore delle entrate fiscali... Una cosa è certa: il controllo rigoroso del debito aggiuntivo sembrerebbe esser diventato uno degli obiettivi numero uno della politica cinese.