La Cina accende la guerra del cibo: dazi più alti contro beni lattiero-caseari dell’Ue

Federico Giuliani

8 Gennaio 2026 - 12:49

La Cina ha imposto dazi provvisori fino al 42,7% sui prodotti lattiero-caseari dell’Unione Europea, colpendo principalmente latte, panna e formaggi

 La Cina accende la guerra del cibo: dazi più alti contro beni lattiero-caseari dell’Ue

Prosegue, anzi si intensifica, lo scontro commerciale tra la Cina e l’Unione europea. In risposta ai mancati progressi sull’eliminazione, o almeno sull’allentamento, dei dazi sui veicoli elettrici Made in China imposti da Bruxelles, da Pechino è partito un fulmine a ciel sereno che ha colpito una parte strategica del settore agroalimentare del Vecchio Continente.

Il governo cinese ha infatti deciso di imporre dazi provvisori fino al 42,7% sui prodotti lattiero-caseari importati oltre la Muraglia dall’Ue. Nello specifico, le tariffe sono passate dal 21,9% alla suddetta cifra, anche se la maggior parte delle aziende si ritroverà sulla testa una spada di Damocle di poco meno del 30%.

Nel mirino del Dragone sono finiti il latte e la panna non zuccherati, nonché i formaggi freschi e lavorati, compresi gli iconici Roquefort e Camembert francesi. Il motivo ufficiale di una simile presa di posizione non riguarda una risposta al dossier delle auto elettriche.

Il Ministero del Commercio cinese ha semplicemente dichiarato di aver trovato prove del fatto che le importazioni di prodotti lattiero-caseari dall’Ue sarebbero sovvenzionate e che quindi danneggerebbero i produttori cinesi. Si tratta più o meno della stessa giustificazione che, in precedenza, aveva spinto Bruxelles a intervenire con le tariffe sulle auto elettriche Made in China.

La misura chirurgica della Cina

La Commissione europea, che sovrintende alla politica commerciale dell’Ue, ha affermato che l’indagine cinese si baserebbe su «accuse discutibili e prove insufficienti», e ha definito le misure di Pechino «ingiustificate».

Anziché usare il bazooka, tuttavia, la Cina ha pensato bene di imbracciare un fucile di precisione per colpire soltanto alcuni punti strategici del commercio europeo. Appare infatti evidente come la mossa di aumentare i dazi sui formaggi rappresenti un chiaro messaggio implicito inviato alla Francia, in prima linea nel produrre ed esportare formaggi prestigiosi sul mercato cinese, ma anche nel chiedere tariffe pesantissime sulle auto elettriche del Dragone.

Cosa succederà adesso? Nel 2024, numeri alla mano, la Cina ha importato prodotti lattiero-caseari per un valore pari a 589 milioni di dollari, più o meno al pari del 2023.

Tom Booijink, Senior Dairy Specialist Europa e Africa presso Rabobank, ha spiegato a Reuters che una tariffa del 42% renderebbe le esportazioni proibitivamente costose, aggiungendo che per il formaggio sarebbe facile passare a un’altra fonte (Nuova Zelanda?) e prevedendo che i produttori francesi saranno quelli che soffriranno di più.

Il braccio di ferro commerciale tra Pechino e Bruxelles

I prodotti elencati nell’indagine cinese non includono il latte in polvere per neonati, un’attività ad alto margine di profitto per gli esportatori europei. Ma circa 60 aziende, tra cui Arla Foods, proprietaria di marchi come Lurpak e Castello, saranno costrette a pagare dazi compresi tra il 28,6% e il 29,7%.

L’italiana Sterilgarda Alimenti pagherà l’aliquota più bassa, pari al 21,9%. FrieslandCampina, che registra il tasso più alto, pari al 42,7%, ha dichiarato di essere impegnata in un «dialogo costruttivo» con il ministero del Commercio cinese.

È pur vero che, al netto della diatriba commerciale con l’Europa, la Cina, terzo produttore di latte al mondo, lo scorso anno ha esortato i suoi colossi nazionali a limitare le attività e ad eliminare le mucche più vecchie e meno efficienti. Pechino è infatti alle prese con un eccesso di latte e un calo dei prezzi.

Come se non bastasse, il calo dei tassi di natalità e la maggiore attenzione ai costi da parte dei consumatori stanno incidendo - e hanno inciso - sulla domanda.

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